Settore minerario: cosa cambia nel comparto dell'oro? Alcuni dati
L’estrazione dell’oro è una faccenda complicata. Dal ritrovamento alla nascita di una miniera, dall’estrazione alla lavorazione, dal trasposto alla vendita ogni step rischia di creare un momento di disequilibrio con l’ambiente circostante, con la popolazione locale, con i lavoratori del settore. Ma stiamo facendo abbastanza per migliorare le cose? Abbiamo fatto una piccola ricerca e abbiamo raccolto qualche dato interessante.
I maggiori produttori di oro al mondo e le miniere più grandi
Se passiamo in rassegna i 10 maggiori produttori di oro ci rendiamo immediatamente conto che ben 5 di essi sono anche paesi che non applicano regolamentazioni ambientali e che sfruttano lavoratori, spesso minorenni. Le più grandi miniere di tutti e 10 creano non pochi problemi a livello paesaggistico e naturale.
INDONESIA
L'Indonesia ospita la più grande miniera d'oro del mondo, la miniera di Grasberg, in uno dei punti più inaccessibili del mondo e responsabile della metà di tutto l'oro indonesiano prodotto, circa 130 tonnellate all’anno. Il lavoro iniziale nella miniera di Ertsberg, la miniera precedente nel sito poco lontano, iniziò nel 1967 con la costruzione di un ponte e una strada di 40 Km attraverso la giungla circostante, tra alberi abbattuti e bulldozer in una giungla tropicale fitta e su un terreno impervio.
Un altro sito importantissimo nella zona si trova nella remota isola di Lihir, un’isola di origine vulcanica di soli 320 km quadrati; sul lato est dell’isola la Newcrest Mining gestisce la sua miniera d’oro Lihir.
Le gigantesche pompe utilizzate per evitare l’allagamento della miniera sono alimentati per il 75% dai gas presenti in questa potente area geotermica attiva. Lo sfruttamento virtuoso di energia rinnovabile potrebbe portare la miniera a produrre più di 30 tonnellate d’oro all’anno.
GHANA
Il Ghana fa parte della regione africana detta Costa d'Oro, che fino agli anni ’90 produceva un quinto di tutto l’oro mondiale. Il Ghana, come gran parte degli stati africani, deve convivere con la piaga dello sfruttamento dei minatori e soprattutto dello sfruttamento di bambini anche molto piccoli nelle miniere di metalli preziosi e altri minerali; un retaggio del passato coloniale che si è trasformato in una prassi deprecabile ma quantomai usuale.
I dati del 2017 relativi alla produzione di oro si attestano sulle 130 tonnellate all’anno. L’aumento dei prezzi ha però spinto ancora di più il settore, con un peggioramento delle condizioni di lavoro non chè dell’inquinamento.
SUDAFRICA
Il Sudafrica è una delle nazioni minerarie più importanti al mondo. Sebbene oggi rappresenti solo il 4% della produzione totale globale, il paese vanta la più grande risorsa del mondo nel bacino di Witwatersrand. Un imponente sistema di ventilazione e climatizzazione mantiene condizioni di lavoro accettabili negli oltre 800 Km di gallerie in cui la temperatura può superare i 50°.
La miniera è così estesa che i lavoratori impiegano due ore intere dalla superficie per raggiungere i livelli più profonde. Qui se la devono poi vedere con possibili sacche di gas letali, acqua e uno sciame continuo di piccoli terremoti.
CANADA
Il Canada è parte della storia dei cercatori d’oro da quando nel 1897 si diffuse la storia dei minatori che arrivavano con borse di pepite d’oro dallo Yukon. La febbre dell’oro a Dawson City, il sito più conosciuto, durò fino al 1950, ma le distese selvagge erano ancora ricche di sorprese. Il Canada ha visto una crescita sempre più importante del settore minerario negli ultimi anni. Nel 2015 il paese ha superato i livelli del Sudafrica per la produzione di oro con 160 tonnellate l’anno.
Ancora oggi enorme draghe industriali scavano il terreno alluvionale alla ricerca dei filoni portando alla deforestazione di centinaia di ettari di foresta e una devastazione che lascia spesso le località spoglie e inquinate dai residui della lavorazione dell’oro.
STATI UNITI
La produzione di oro negli Stati Uniti aumenta costantemente, anche se più lentamente. A partire dal 2014/2015, gli Stati Uniti avevano tre delle prime 10 miniere d'oro più grandi del mondo: Carlin, Goldstrike e Cortez, i quali sono ancora importanti siti minerari tutt’oggi. L’attenzione però alle conseguenze sull’ambiente circostante non è all’altezza di uno dei paesi più avanzati del pianeta.
In un angolo incontaminato degli Stati Uniti, in Alaska, ad esempio, “la miniera di Pebble Mine, progettata per l’estrazione di oro e rame, mette a rischio non solo orsi, foche e salmoni, ma anche le fonti d’acqua sulle quali dovrebbe sorgere e tutte le aree umide in cui vivono i pesci che sono la principale fonte di nutrimento per molti mammiferi e sostentamento per i lavoratori dell’industria ittica locale. Le acque dalle fonti si riversano nella baia di Bristol: gli sversamenti di mercurio e l’inquinamento provocato dalla miniera contaminerebbero gli animali e i bacini idrici, senza contare i 140 km di infrastrutture e strade che verrebbero costruite in tutto il territorio.
L’Agenzia per la protezione dell’ambiente degli Stati Uniti aveva segnalato l’enorme impatto che Pebble Mine avrebbe avuto già nel 2014, per poi stravolgere completamente il proprio parere negli ultimi anni su insistenza del presidente Trump. Gli interessi economici sono ancora così forti? Numerosi i movimenti popolari e le associazioni che si oppongono con forza alla miniera, ma la partita tra denaro e ambiente non sembra ancora chiusa.”
CINA
La Cina è sia il maggiore produttore mondiale di oro sia il più grande consumatore mondiale di oro. La produzione cinese di oro nel 2020 è stata di 420 tonnellate, significativamente inferiore rispetto alla cifra del 2016 di 463,7 tonnellate, ma comunque insuperata.
Le controversie della Cina con gli Stati Uniti d'America hanno portato al tentativo di passare dal dollaro USA alle riserve garantite, e la Cina ha iniziato ad aumentare le sue riserve auree nazionali da dicembre 2018, dopo due anni di non acquisto e quasi due decenni di informazioni scarse sulle riserve auree. La crisi dovuta alla pandemia, la creazione di una criptovaluta legata alla moneta nazionale e la tendenza sempre più forte verso un’indipendenza dallo strapotere USA potrebbe portare ad un ulteriore aumento della produzione.
Dalle grandi miniere all’oro illecito delle piccole miniere
Quello dell’oro illecito, proveniente dal settore estrattivo artigianale o delle piccole miniere locali, è un mercato che vive accanto a quello legale delle grandi realtà internazionali, ma è ugualmente fiorente.
Fa affidamento su catene di approvvigionamento transnazionali che collegano le attività minerarie rurali ai centri internazionali dell’oro ed è spesso fondamentale, purtroppo, per lo sviluppo dei mercati regionali africani e sostentamento per le comunità locali. Le severe normative che regolano l’estrazione artigianale dell’oro non sono sufficienti ad arginare le realtà criminali e le collusioni con i poteri statali, che sfruttano le debolezze del sistema, rendendo impossibile agire in modo legale.
La pandemia non ha fatto altro che facilitare questi mercati illegali, che hanno potuto agire indisturbati per molti mesi e rafforzare le loro posizioni.
Le estrazioni su base artigianale impiegano da piccoli gruppi familiari a centinaia di persone che lavorano in un unico sito, quasi sempre in condizioni precarie e di pesante sfruttamento. L’attrezzatura può variare da pentole in metallo o plastica a macchine per la lavorazione meccanizzata. Oppure, come in Sudafrica, i minatori si infiltrano illegalmente in pozzi minerari commerciali su larga scala, abbandonati ma attivi.
I danni ambientali sono quasi sempre incalcolabili. Nello Zimbabwe, ad esempio, il governo consente l’estrazione mineraria in zone protette come i parchi nazionali di Matobo e Umfurudzi, dove è stato recentemente revocato il divieto sull’estrazione mineraria in alveo, pratica che consente l’estrazione dal letto del fiume.
Qualcosa sta cambiando
Le problematiche sono tali e tante che non è facile affrontarle tutte insieme per ripulire il sistema. Ma qualcosa sta cambiando negli acquirenti, che sempre più spesso sono attenti a cosa stanno acquistando. L’attenzione sul settore mineraria è tale che i produttori stessi hanno subito pesanti pressioni affinché riportino i dati sulle emissioni di gas serra con maggiore trasparenza e si impegnino di più per ridurle.
Secondo la società di consulenza Skarn Associates, le emissioni Scope 1 (quelle direttamente legate alle varie attività di produzione) e Scope 2 (quelle “indirette”, legate ad esempio ai consumi energetici) prodotte dall’oro, soprattutto nella fase di trasporto e di alimentazione dei macchinari, sono maggiori di quelle del rame, del nickel, del minerale di ferro e del carbone metallurgico.
L’estrazione è infatti particolarmente dispendiosa dal punto di vista energetico perché i minatori devono frantumare molte rocce per ricavare un’oncia d’oro.
Cosa potrebbe spingere i produttori ad un ulteriore miglioramento nell’efficienza energetica e ambientale dell’oro? Gli investitori sono più sensibili alla crisi climatica e alle tematiche ambientali e sociali e i governi si stanno dotando di norme più severe per il monitoraggio e la riduzione delle emissioni.
Importanti società di estrazione dell’oro si stanno già muovendo. La canadese Barrick, ad esempio – la seconda società più grande al mondo – ha detto di voler ridurre le proprie emissioni del 10 per cento entro il 2030. La compagnia statunitense Newmont – la più grande del settore – sostiene che ridurrà le emissioni del 30 per cento entro il 2030 e che raggiungerà le zero emissioni nette entro il 2050.
La strada è più tortuosa per quanto riguarda lo sfruttamento del territorio e delle persone, soprattutto in paesi molto poveri in cui le comunità sono alla mercè della criminalità organizzata e di aziende senza scrupoli.
Approfondimento Estrazioni minerarie: impatto e soluzioni per un settore più consapevole |
La strada è ancora lunga, ma percorribile. Iniziamo dall'oro che acquistiamo.
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