Fibonacci

Leonardo nacque a Pisa nel 1170. Il nome "Fibonacci" deriva dal soprannome "filius Bonacci", riferito al padre, un mercante che operava per la Repubblica di Pisa nel Nord Africa dove Leonardo trascorse la sua infanzia e studiò.

Già abituato ai conti grazie alla professione paterna, Leonardo sviluppò una forte passione per i numeri, diventandone uno studioso e introducendo in Occidente concetti destinati a rivoluzionare la storia della matematica.

Fibonacci è celebre per la sequenza che porta il suo nome. Nel suo testo «Liber Abaci» (Libro dell’abaco), scritto nel 1202 e dedicato ad argomenti di algebra e di geometria, egli pose il famoso quesito dei conigli: «Una coppia di conigli, quando ha compiuto due mesi, fa un’altra copia di conigli e poi continua ogni mese a farne un’altra. Ogni nuova coppia si comporta allo stesso modo. Quante coppie di conigli ci sono all’inizio del decimo mese?».

Detto così sembra quasi un indovinello, ma questa sequenza, in cui i primi due elementi sono 1 e tutti gli altri sono la somma dei due precedenti, appare in numerosi campi: dalla biologia alla musica, dall’economia all’arte, dall’informatica a molti altri settori.

Nell’architettura i numeri di Fibonacci si ritrovano in alcune costruzioni come, ad esempio, la piramide di Cheope ed il Partenone: parliamo della «Sezione aurea». Realizzando la spirale i segmenti seguono le regole della successione: la lunghezza del primo segmento più quella del secondo dà la lunghezza del terzo. Da sempre la «sezione aurea» è simbolo di armonia e di perfezione.

Meno nota, ma fondamentale, è invece la sua opera di diffusione dei cosiddetti numeri arabi. Questi, sebbene definiti “arabi”, nacquero in India (si ritrovano in iscrizioni buddhiste del 300 a.C.) e, attraverso la Persia, giunsero nell’Ottocento nel mondo islamico e qui Leonardo fu introdotto dai maestri arabi allo studio del sistema del calcolo.

Nel suo libro scriveva: «Le nove cifre indo-arabe sono: 9-8-7-6-5-4-3-2-1. Con queste nove cifre e con il segno 0, che gli arabi chiamano zefiro, si può scrivere qualsiasi numero».

Ricordiamo che in quel tempo, in Europa, si utilizzavano ancora i numeri romani che, come è intuibile, non erano molto pratici. 

Strano a dirsi, il sistema non fu subito accettato, addirittura a Firenze si proibì l’uso dello 0 perché lo si riteneva un non numero, il simbolo del nulla. 

Lasciamo agli studiosi le disquisizioni sulle applicazioni della famosa sequenza, noi vogliamo invece rendere omaggio a Fibonacci per aver insegnato a sommare, sottrarre, moltiplicare e dividere in modo semplice ed accessibile a tutti.

ORONews rubrica economica di Orovilla