Dal Gold Standard alla carta moneta: come il dollaro si è svalutato e perché l'oro vince sempre

Dal 1971 a oggi la moneta americana, e non solo, ha perso quasi tutto il suo valore d'acquisto a causa dell'inflazione.

Ecco perché, misurando il prezzo delle cose in lingotti, la vera ricchezza non è mai cambiata, come ho ricordato più volte per chi legge questo blog. Se vogliamo capire da dove nasce l'inflazione che viviamo oggi, dobbiamo fare un piccolo passo indietro e osservare come sono cambiate le regole del gioco monetario. Dalla nascita degli Stati Uniti a oggi, il modo in cui pensiamo al denaro è stato stravolto più volte.

Prima della nascita della Federal Reserve (banca Centrale Americana) nel 1913, il dollaro era interamente legato all'oro. Non esisteva una banca centrale pronta a stampare moneta a piacimento: la quantità di denaro in circolazione dipendeva solo dalle banche private e dal Tesoro americano. In pratica, le banconote di carta erano semplici ricevute: chiunque poteva andare in banca e cambiarle, in qualsiasi momento, con un peso esatto di monete d'oro o d'argento.

Il primo vero strappo arrivò nel 1933 con una decisione shock del presidente Franklin Roosevelt. Con l'Ordine Esecutivo 6102, obbligò tutti i cittadini americani a consegnare il proprio oro allo Stato in cambio di carta moneta (al cambio fisso di 20,67 dollari all'oncia). Questa mossa servì a concentrare l'oro nelle casse pubbliche per "gonfiare" l'economia e uscire dalla Grande Depressione. 

Dopo la Seconda Guerra Mondiale, gli accordi di Bretton Woods misero il dollaro al centro del mondo: le valute estere erano collegate al dollaro, e il dollaro era convertibile in oro a 35 dollari l'oncia (ma solo per i governi stranieri).

La rottura definitiva avvenne però nell'agosto del 1971. Per coprire i costi enormi della guerra in Vietnam e dei programmi sociali, gli USA avevano stampato troppi dollari. Temendo una corsa alle riserve auree da parte degli altri Paesi, il presidente Nixon sospese per sempre la convertibilità del dollaro in oro. Da quel giorno siamo entrati nell'era della fiat currency: la moneta cartacea non è più garantita da un bene fisico, ma solo dalla fiducia dei cittadini nello Stato. Nixon rassicurò la popolazione dicendo: "Il vostro dollaro varrà domani esattamente quanto vale oggi". La storia ha dimostrato l'esatto contrario.

Dal 1971 a oggi, il potere d'acquisto del dollaro si è letteralmente disintegrato, perdendo l'87% del suo valore a causa dell'inflazione e della svalutazione monetaria.

L'effetto sui prezzi di tutti i giorni è stato devastante. Nel 1971 una casa media negli Stati Uniti costava circa 28.600 dollari; oggi ne costa oltre 514.000. Un aumento pazzesco del 1.700% in termini di carta! Ma se misuriamo il prezzo della stessa casa in oro, succede qualcosa di straordinario: nel 1971 servivano 700 once d'oro per comprarla, mentre oggi ne bastano appena 130. Misurato in oro, il prezzo delle case è sceso dell'82% in 55 anni.

Il motivo è semplice: da un lato il progresso tecnologico rende la produzione di beni più efficiente ed economica, dall'altro la continua stampa di moneta cartacea svaluta il denaro che abbiamo in tasca. La morale della favola è evidente: mentre la carta moneta perde valore col tempo, l'oro garantisce una stabilità reale del potere d'acquisto che dura da secoli.

Carlo Vallotto

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