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Cosa c’è dietro l’aumento delle riserve d’oro della Cina?

Forse non lo sapremo mai. O forse sì. Resta il fatto che negli ultimi due anni la Cina ha ricominciato ad accumulare oro nelle sue riserve. Fatto non trascurabile di fronte alla guerra dei dazi tra USA e Pechino. Ma perché lo sta facendo? C’è un piano a lungo termine per contrastare gli Stati Uniti o sta seguendo l’onda protettiva di altri paesi del mondo?

 


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Corsa all’oro della Cina: la situazione

L’aumento dei dazi da parte degli USA verso la Cina è solo l’ultimo passo. Pechino coglie così l’occasione per aumentare le sue riserve d’oro, preferendo il metallo ai dollari. La People’s Bank of China ha ripreso ad accumulare oro negli ultimi 7 mesi, dopo una pausa di oltre due anni. Un processo di dedollarizzazione iniziato molto prima della guerra dei dazi, ma oggi incoraggiato dalla situazione tra le due potenze economiche.

Nella seconda metà del 2015 la banca centrale cinese aveva annunciato per la prima volta in sei anni l'aumento del 57% delle sue riserve auree. Un'altra interruzione nella divulgazione dei dati è avvenuta tra ottobre 2016 e dicembre 2018.

La People's Bank of China ha aumentato le sue riserve auree di 11,2 tonnellate di oro solo nel mese di marzo. Inoltre, a febbraio, a gennaio e dicembre 2018, il paese asiatico ha acquistato rispettivamente 9,95, 11,8 e 9,95 tonnellate.

La moneta cinese, sempre più coperta dalle riserve auree sta così diventando una moneta molto forte negli scambi commerciali asiatici, per questo sembra che Pechino abbia attivato una corsa all’oro per sostenere la propria valuta nazionale in un momento storico tanto critico.

Di fatto sembra che il gigante asiatico possieda molto più delle 1.850 tonnellate d’oro dichiarate ufficialmente (il 2,5% delle riserve totali), arrivando a toccare probabilmente le 20 mila tonnellate, accumulate dal 1983 ad oggi.

 


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Corsa all’oro nel mondo: cosa significa?

La Cina non è la sola ad aver avviato la corsa all’oro. La Russia, in fuga dal dollaro, ha ormai un quinto di riserve in oro, la Germania supera il 70%, mentre in Italia la quota è del 66,1%.

Un numero sempre più elevato di paesi inoltre sta abbandonando la supremazia del dollaro per utilizzare le proprie valute nazionali negli scambi commerciali o per aggirare le sanzioni economiche americane. Altri paesi come Colombia, Iran, le due Coree, Thailandia, Israele e Svizzera, stanno valutando l’idea di lanciare una criptovaluta come alternativa alle monete fiat in generale

Esiste uno scenario in cui il dollaro non la faccia più da padrone sui mercati internazionali? Il numero di paesi che potrebbero guadagnarci è in crescita, ma manca un’alternativa comune.

Qualcosa si sta però muovendo e l’unica certezza è che, con i venti di tempesta sul fronte macroeconomico e le precarie relazioni tra Cina e USA, la domanda di beni rifugio è in costante aumento, sostenendo di fatto il trend rialzista dell’oro.

La situazione è ovviamente molto più complessa e gli equilibri sempre in mutamento, ma secondo gli esperti l’oro potrebbe raggiungere i 1550$ l’oncia entro fine 2019, un motivo in più per non tardare ancora gli investimenti in oro fisico.

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