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Oro o diamanti? Non è una sfida tra beni rifugio, ma…

Quando si parla di beni rifugio due sono quelli che ci saltano subito in mente: i metalli preziosi, in particolare l’oro, e i diamanti. Se l’oro ha una storia millenaria alle spalle, che lo rende in assoluto il più conosciuto e facile da acquistare, i diamanti sono saliti alla ribalta negli ultimi anni come bene rifugio proposto dagli istituti bancari. Come fare una scelta ponderata?

La storia del diamante come bene rifugio: non solo valore reale

Il diamante è una pietra rara e, negli esemplari più puri, di incredibile durezza e brillantezza. Quindi si presume che sia per questo anche estremamente costosa. Ma la sua storia non è antica quanto quella dei metalli più preziosi e neppure altrettanto lineare: il loro successo si deve a De Beers e risale solo al secolo scorso.

De Beers è un gruppo di imprese sudafricane che si occupa di estrazione di diamanti. Nacque dall’idea di un commerciante di pompe per l’acqua destinate ai minatori, Cecil Rodhes, il quale fece fortuna e decise di accaparrarsi le concessioni minerarie di piccoli proprietari, fino a trasformare De Beers, all’inizio del XX° secolo, nella più grande e unica azienda del settore dell’estrazione mineraria.

Tra alti e bassi di produzione e domanda la De Beers accrebbe il suo potere, fino al suo momento di maggior splendore in cui deteneva il 90% del mercato. Mettendo in circolazione o immagazzinando i diamanti secondo le fluttuazioni di mercato riuscì negli anni a mantenerne il prezzo a livelli esorbitanti.

C’è chi attribuisce al marketing la gran parte del successo del diamante. Dalle campagne pubblicitarie agli slogan, tutto portò il prezzo delle pietre a livelli mai visti: uno stupendo pezzo di carbone, trasformato in cristallo dall’enorme pressione terrestre, raro certamente (ma non così tanto), ma con scarse applicazioni pratiche, è così diventato la pietra più costosa in assoluto e con un mercato oggi del tutto autonomo.

Diamanti vs Oro: 8 valide ragioni per preferire l’oro

Partiamo da un presupposto fondamentale: diversificare è imprescindibile. In qualsiasi portafoglio di investimento è bene mantenere una percentuale di beni rifugio tra il 5 e il 15%. Tra i beni rifugio è bene scegliere una quota maggiore di beni facili da disinvestire e a rendimento costante.

Se i diamanti hanno mantenuto negli ultimi decenni un rendimento medio del 4%, perché dunque consideriamo l’oro più affidabile e facile da gestire, soprattutto per i piccoli risparmiatori? Ecco 8 ottime ragioni.

  1. Non esiste una quotazione ufficiale internazionale.Esiste un listino internazionale dei diamanti, il Rapaport Diamond Report, che stabilisce il valore delle varie tipologie di pietre e che si può considerare al massimo un buon punto di partenza per capire il reale valore di un diamante, sebbene ogni pietra faccia storia a sé.
  2. La mancanza di una quotazione internazionale ufficiale ci mette nelle condizioni di doverci affidare completamente nelle mani dell’intermediario o di fidarci del venditore.
  3. I diamanti non sono liquidabili in tempo reale. Mancando una quotazioni, la loro vendita è complessa e in genere si è costretti a perdere in media, nella contrattazione, il 20% del valore reale del diamante. Ecco perché è bene evitare di contrattare con soggetti che hanno interesse a speculare sulla rivendita abbassando il prezzo di acquisto, banche in primis.
  4. Esiste un rischio oggettivo di imbattersi in diamanti sintetici, al centro dello scandalo e delle truffe degli ultimi anni. I diamanti sintetici oggi vengono prodotti in modo che anche un esperto potrebbe non distinguerli da diamanti veri e ciò li rende particolarmente insidiosi.

     


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    Rischio diamanti sintetici

     

  5. La caratura perfetta per un diamante da investimento è tra 0,5 e 2 carati. Un diamante più piccolo infatti non deve essere certificato ed è quindi un prodotto ad altissimo rischio, un diamante superiore a 2 carati è estremamente costoso e non sempre accessibile e facile da custodire.
  6. Sui diamanti viene applicata l’IVA, cosa che non accade con l’oro da investimento, e il suo prezzo dipende dal dollaro.
  7. L’investimento in diamanti è un investimento di lungo periodo. Si calcola che sia possibile ottenere un discreto guadagno dalla rivendita di diamanti solo dopo 10 anni, un buon guadagno dopo almeno 25 anni.
  8. Per investire in diamanti è necessario disporre di un buon capitale iniziale. Se si ha intenzione di utilizzare i diamanti come diversificatori è necessario tenere conto dei prezzi elevatissimi di ogni pietra. Investire in oro permette di fare piccoli acquisti, anche ripetuti nel tempo, per accantonare un piccolo tesoretto.

     


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    la migliore soluzione per costruire passo dopo passo un capitale in oro per il domani.

     

Quindi eliminiamo i diamanti dal portafoglio di investimento? Non è necessario. Ma è fondamentale avere ben chiaro il quadro della situazione, affidarsi alle persone giuste, informarsi personalmente sui valori e le dinamiche e saper attendere diversi anni.

Con l’oro è tutto decisamente più semplice. La ripresa delle quotazioni degli ultimi mesi, il trend di crescita degli ultimi decenni, lo rendono un degno avversario in termini di numeri, ma resta imbattuto per sicurezza e trasparenza del settore.

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