Oro sotto i minimi: Perché la paura dell'inflazione sta bloccando il rally

Il metallo giallo rompe un supporto tecnico importante per la prima volta dal 2023. Ecco perché i venti di guerra e il caro-energia stanno paradossalmente frenando i prezzi.

Guardando i grafici nel fine settimana la cosa che salta all'occhio è che la correzione dell'oro si è fatta decisamente più pesante. Tra i dati sull'occupazione americana più forti del previsto e la paura che l'inflazione torni a picchiare, il nostro metallo prezioso è scivolato sotto la media mobile a 200 giorni. Non succedeva dall'ottobre del 2023. Per un mercato che ha passato gli ultimi quattro anni a correre, spinto da banche centrali, tensioni geopolitiche e debito pubblico fuori controllo, questa è una bella debacle tecnica.

Intendiamoci: la tendenza rialzista a lungo termine resta validissima, ma in questo momento le regole del gioco sono cambiate. Da metà aprile l'oro è diventato "la vittima" preferita della paura dell'inflazione legata all'energia. Invece di guardare ai fondamentali di lungo periodo che avevano spinto i prezzi ai massimi storici a inizio anno, gli investitori ora hanno gli occhi puntati solo sul petrolio alto, sui rendimenti dei bond che salgono e su un dollaro d'acciaio.

Persino lo stop ai negoziati per il cessate il fuoco ha alimentato questa situazione. Finché il conflitto minaccia le forniture di energia, i mercati scommetteranno su tassi di interesse alti ancora per un bel pezzo, lasciando in secondo piano l'oro come strumento di protezione.

So cosa vi state chiedendo: "Ma come? C'è tensione geopolitica e l'oro non sale?". Il punto è che l'oro brilla davvero quando c'è una crisi finanziaria o un blocco della crescita, momenti in cui le banche centrali tagliano i tassi, i rendimenti crollano e il dollaro si indebolisce. Oggi è l'esatto contrario. Lo shock energetico fa salire l'inflazione e costringe a tenere i tassi alti. In un contesto simile, tenere fermi i capitali su un asset che non paga cedole o dividendi costa caro, e la domanda di investimento fatica a decollare.

Cosa dobbiamo monitorare adesso? Nel breve termine, comanda l'inflazione. Il dato sul CPI americano di questo mercoledì sarà fondamentale per capire se il caro-energia sta contagiando il resto dei prezzi al consumo. Subito dopo ci sarà la riunione della Fed del 17 giugno: sarà la prima presieduta da Kevin Warsh, e capiremo quanto la banca centrale sia preoccupata.

La buona notizia è che gran parte dell'eccesso di ottimismo è stato ripulito. Con il prezzo dell'oro che adesso oscilla intorno ai 4.320 dollari, vediamo che gli ETF hanno perso parecchie tonnellate quest'anno e le posizioni speculative sul Comex si sono stabilizzate. I gestori hanno ridotto l'esposizione, ma manca ancora una cosa fondamentale per ripartire: il momentum, cioè la spinta del trend, che da marzo è rimasta negativa.

Per invertire la rotta dobbiamo prima recuperare quota 4.500 dollari e poi puntare alla media a 50 giorni in area 4.600.   Paradossalmente, solo la pace e la normalizzazione dell'energia spegneranno i timori di inflazione, permettendo agli investitori di tornare a comprare oro per le ragioni che conosciamo: debiti statali record, svalutazione monetaria e banche centrali che fanno scorta.

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Carlo Vallotto

DISCLAIMER: Le indicazioni contenute in questo messaggio non costituiscono in alcun modo delle raccomandazioni di acquisto o vendita: esse rappresentano una libera interpretazione dei mercati basata sull’analisi tecnica. Lo scrivente declina ogni responsabilità per le perdite derivanti dalle attività intraprese sulla base di queste analisi.

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