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10 ragionamenti sull’oro in vista del 2020

Trovate che sia presto per tirare le somme del 2019? In realtà non è presto per ragionare sul 2020, perché questo è forse il momento più interessante per l’oro da 10 anni o più. Oggi ognuno di noi, con patrimoni grandi o piccoli, dovrebbe pensare non SE, ma QUANTO oro acquistare per mettere al sicuro il proprio patrimonio e farlo fruttare.

Abbiamo raccolto pareri, tendenze, affermazioni e ragionamenti dell’ultimo anno che non possono lasciare ogni buon investitore indifferente.

1. Comprare oro a qualsiasi livello

“Le prospettive di lungo periodo dell'oro sono fortemente orientate al rialzo, e la ragione per cui lo dico è che l'offerta di denaro è fortemente orientata a crescere” ha affermato Mobius nel corso di un'intervista a Bloomberg TV, aggiungendo il consiglio di "comprare a qualsiasi livello" e di allocare sull'oro fisico una quota del 10% del portafoglio. Sembra che uno dei fattori più interessanti che porterà all’aumento della domanda di asset forti sarà un’ulteriore ascesa di Bitcoin e criptovalute.

2. Massimo rendimento, minime incertezze

Le incertezze dei mercati internazionali, dubbi e insicurezza diffusa spingono l’oro verso i suoi massimi storici. Da inizio giugno il rialzo è stato ben del 15% e ha superato quota 1500 $/oncia. Nei prossimi anni si prevede un rialzo fino ai 2000 $/oncia, ma c’è chi pensa che i limiti verranno ampiamente superati.

 


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3. Investitori e mercato commerciale dell’oro

Il settore gioielleria acquista più oro fisico quanto più il suo prezzo è basso. In una situazione rialzista come quella attuale la domanda del mercato commerciale dell’oro pertanto diminuisce fortemente. Questo significa d’altra parte che gli investitori devono acquistare sempre più oro fisico per mantenere i suoi prezzi in aumento. Da un’analisi BofA risulta che l’aumento della domanda di oro fisico ai fini di investimento dovrà essere del 7%.
Questo pare non rappresenti un problema per due ragioni:

  • Gli asset gestiti dagli Etf fisici sono aumentati dell'8,9% anno su anno da gennaio, superando abbondantemente il 7% necessario
  • Il calo dei rendimenti e l'aumento del numero di obbligazioni che offrono un rendimento negativo spingeranno sempre più gli investitori a puntare sull'oro. Se aumenteranno le preoccupazioni sulla credibilità delle banche centrali e sulle valutazioni azionarie/obbligazionarie, l'oro potrebbe facilmente vedere ulteriori afflussi", aggiungono gli esperti di BofA.

4. La politica USA e il prezzo dell’oro

Abbiamo visto in questi primi 9 mesi del 2019 come i movimenti del dollaro, le continue tensioni geopolitiche, un rallentamento della crescita economica e un potenziale taglio dei tassi di interesse americani abbiamo spinto al rialzo in maniera decisa la domanda, e di conseguenza il prezzo, dell’oro.

Gli Stati Uniti non solo hanno alimentato le continue tensioni con la Cina, ma ne hanno anche create ulteriori con Iran e Messico spingendo l’oro oltre i 1400 $/oncia con stime di crescita economica sempre meno incoraggianti. La decisione della Federal Reserve di non aumentare i tassi di interesse ha posto le basi di un ulteriore rialzo del prezzo dell’oro.

“A mio avviso, l’oro fisico è la strada da percorrere a causa dell’incredibile aumento dell’offerta di moneta”, ha affermato Mobius, partner fondatore di Mobius Capital Partners, in un’intervista alla CNBC, aggiungendo che “tutte le banche centrali stanno cercando di abbassare i tassi di interesse, pompando denaro nel sistema”.

5. Numeri dei mercati Usa

Allo stesso modo se Trump non dovesse vincere le elezioni per il secondo mandato i mercati si troverebbero in grande difficoltà. I mercati sono fortemente dipendenti dalle sue decisioni fiscali ed economiche, da ogni sua dichiarazione, anche estemporanea, e ogni sua presa di posizione a livello internazionale.

I numeri ne sarebbero la prova. Dal 2017, con l’arrivo di Trump l’S & P 500 e il Dow Jones Industrial Average sono aumentati di oltre il 30%, mentre il Nasdaq Composite è arrivato al 45%. Il fallimento al momento non sembra probabile, a meno che i democratici non trovino una strada unificatrice in un candidato in grado di contrastare la forte personalità del tycoon.

6. Ancora l’ombra cinese sulla crescita USA

La guerra dei dazi cinese rischia di affossare ulteriormente le previsioni di crescita degli Stati Uniti. Un accordo Usa-Cina non sarà, pare, possibile, prima delle elezioni presidenziali del 2020.

“Nel complesso, abbiamo aumentato la nostra stima dell’impatto sulla crescita della guerra commerciale“, afferma Jan Hatzius è il capo economista della banca di investimenti Goldman Sachs, prospettando “un maggiore pessimismo riguardo alle prospettive delle notizie sulla guerra commerciale che può portare le imprese a investire, assumere o produrre di meno“.

 


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7. Mancano i segni della ripresa economica globale

Il Fondo monetario internazionale taglia dello 0,1% le stime per il 2020, portandole al 3,5%, sottolineando che la ripresa attesa per l’anno prossimo è «precaria» ed esposta ad una serie di rischi e che le probabilità di un peggioramento della congiuntura superano quelle di un miglioramento. Guerra commerciale, incertezza sui conti pubblici, peggioramento delle dinamiche del debito nei Paesi in forte disavanzo, crisi economica e finanziaria in Paesi emergenti come Argentina e Turchia, brusca frenata dell’economia cinese, acutizzarsi delle tensioni sul programma nucleare iraniano e nuovi inasprimenti del regime russo sono i principali temi caldi per il 2020.

L’Italia non vede invariata la propria situazione: questo significa la conferma della stagnazione nel 2019 (crescita allo 0,1%) e timida ripresa allo 0,8% nel 2020 (ma inferiore al previsto 0,9%).

Ethan Harris, economista di Bank of America dichiara che c’è una possibilità su 3 che il mondo entri in una nuova fase di recessione il prossimo anno.

“Pensiamo che le azioni globali faranno un passo indietro da qui a fine anno. Ciò è legato alla nostra opinione secondo cui la crescita economica globale rallenterà ulteriormente e, di conseguenza, gli utili deluderanno“, ha spiegato qualche giorno fa alla CNBC, Hubert de Barochez, economista di mercato presso la società di consulenza di ricerca Capital Economics.

8. L’investimento in oro fisico in Italia

Gli italiani non investono. Sono ottimi risparmiatori, ma lasciano i loro soldi fermi nei conti correnti (la stima parla di più di 1300 miliardi di euro). Manca una corretta cultura finanziaria che espone piccoli e grandi risparmiatori a rischi sempre maggiori. Da un lato il calo dei titoli azionari, soprattutto bancari, dall’altro il rischio spread, per ora attenuato, ma sempre in agguato, spingono però consulenti e investitori a cercare modi alternativi per allocare liquidità.

Una delle scelte che piace sempre di più è proprio l’oro fisico, mentre i bitcoin risultano meno convincenti e troppo poco comprensibili.

 


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9. Oro fisico e criptovalute

“La differenza tra l’oro e Bitcoin? L’oro è una commodity, occupa spazio, ha una massa, una temperatura, una forma. Bitcoin è un’idea, manifestata attraverso una serie di numeri, senza una vera posizione o sostanza – è una filosofia. Confrontarli è follia.“ (John McAfee)

Le criptovalute sono matematica, frutto di algoritmi. La scarsità dell’oro è garantita dalla sua fisicità, quella dei bitcoin da mere convenzioni, architetture che muovono interessi economici enormi. È da questa profonda differenza che nasce la nuova criptovaluta Ekon Gold, stable coin legata all’oro fisico, ad un controvalore fisico in lingotti d’oro che saranno custoditi nei caveau della sede di Eidoo a Lugano.

Se il valore delle criptovalute classiche è determinato dalla domanda di mercato, quello di Ekon Gold è legato sempre e comunque dal valore di 1 grammo d’oro. Ekon Gold sarà in grado di ripristinare il gold standard nell’era digitale?

10. Paradigmi economici e il futuro dell’oro

Cos’è un paradigma economico? Ray Dalio, uno tra i più conosciuti e influenti gestori finanziari, evidenzia nella storia economica moderna cicli di 10 anni in cui l’economia e i mercati operano secondo certe dinamiche. L’analisi di tali cicli, o paradigmi, permette di fare previsioni piuttosto precise sull’andamento del medio periodo, considerato che gli squilibri creati durante un paradigma porta quasi sempre i mercati ad agire in modo opposto nel paradigma successivo.

Posto che nel mercato stabilità ed equilibrio sono pura fantasia, Ray Dalio fa una previsione piuttosto dettagliata sul prossimo paradigma che ci aspetta dal 2020.

  • Come negli anni 30, dopo la crisi economica del ’29, è aumentato il divario di ricchezza, tra chi ha accumulato capitale e chi ha visto precipitare i salari e crescere le incertezze. Questo causerà nuove spinte anticapitaliste a livello globale.
  • I rendimenti futuri saranno inferiori alle aspettative perché il calo dei tassi di interesse oggi crea l’illusione di buoni rendimenti, ma questo porterà solo a nuove passività.
  • L’economia moderna è basata sul debito. E capite bene quanto siano dunque fragili le nostre fondamenta. L’enorme quantità di debito porta le banche a ridurre il tasso di interesse. Quanto tempo prima di un deprezzamento della valuta e della monetizzazione del debito pubblico? Qual è il modo più semplice per ridurre l’onere del debito senza aumentare i tassi, causando rallentamento dell’economia e ad una recessione?
  • Con la fine del sistema monetario di Bretton Woods le banche centrali non sono più costrette ad avere una determinata riserva aurea e possono produrre, teoricamente, tutta la moneta che vogliono. E lo stanno facendo “Sembra ovvio che loro (banche centrali) debbano aiutare i debitori rispetto ai creditori.” Ha affermato Dalio “Allo stesso tempo, mi sembra che le forze di allentamento dietro questo paradigma (cioè i tagli dei tassi di interesse e quantitative easing) avranno effetti decrescenti. Per questi motivi, credo che le monetizzazioni del debito e le svalutazioni della moneta alla fine aumenteranno, il che ridurrà il valore del denaro e dei rendimenti reali per i creditori(…) Non vi è alcun limite alla capacità delle banche centrali di mantenere bassi i tassi di interesse nominali e reali attraverso i loro acquisti inondando il mondo con più denaro. In questo scenario sono i creditori che soffrono i minori rendimenti(…) È probabile che i governi continuino a stampare denaro per pagare i propri debiti con del denaro svalutato. Questo è il modo più semplice e meno controverso per ridurre gli oneri del debito e senza aumentare le tasse.“

Di fronte al nuovo paradigma gli investitori avranno un’unica certezza: è necessaria una diversificazione del portafoglio di investimento includendo una buona percentuale (10/15%) di oro fisico, come copertura contro la politica monetaria che si prospetta all’orizzonte.

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Lo sapevi che: nel 2000 l’oro valeva 280 $/oncia. Ha raggiunto il suo valore massimo nel 2011 a 1826 $/oncia. Oggi ha superato i 1500 $/oncia. Questo significa che chi ha acquistato 10.000€ in oro fisico nel 2000 oggi avrebbe un tesoretto di più di 53.000 €. Niente male!

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