cart
Prenota il tuo appuntamento presso la nostra sede di Milano scopri come

Usa - Cina: venti di guerra (fredda) o nuovo carburante per l’economia?

Sono passati neppure 4 mesi dall’insediamento di Biden alla Casa Bianca e il quadro delle alleanze mondiali è già in fase di revisione completa. Non solo: secondo molti stiamo tornando alla vecchia inimicizia Ovest vs Est, con gli Stati Uninti da una parte, Cina, Russia e Turchia in prima linea dall’altra. Ma è davvero un ritorno alla guerra fredda? Soprattutto è un male o un bene per l’economia?

E come si devono muovere piccoli e medi investitori in questo delicato momento di transizione? L'oro fisico resta l'ancora di salvezza. Vediamo perchè

Rapporti USA-Cina: perché non è una guerra fredda e perché non è solo un male

La Cina ha lavorato duramente per diversi decenni per affermarsi come seconda potenza economica mondiale. Oggi, nonostante a livello sociale e democratico non brilli, ha un alto livello di urbanizzazione, è tecnologicamente avanzata ed economicamente sempre più forte. Questa è la base di partenza che pone la questione Usa-Cina in un contesto totalmente diverso rispetto alla precedente guerra fredda.

Nella prima fase di potente crescita infatti la Cina ha potuto gettare le basi della propria potenza economica in un contesto internazionale non ostile, con l’aiuto di tutte le potenze occidentali. Fino a quando non è diventata una minaccia alla loro egemonia. Alla Cina mancano tutte quelle intrinseche debolezze tipiche dell’URSS, che ne hanno spianato la strada verso il disfacimento. A nulla servono moniti, embarghi e sanzioni. Inoltre gli Stati Uniti hanno commesso diversi errori di valutazione.

Gli errori di valutazione USA

I principali e grossolani errori di valutazione degli Stati Uniti sono principalmente errori di sottovalutazione.

  • La classe dirigente cinese è abile e flessibile e agisce attraverso l’arte del divide et impera. Le potenze occidentali non conoscono la cultura che li anima e non hanno pertanto il controllo sulle dinamiche che hanno portato il paese verso la ricchezza, ma non verso la democratizzazione.
  • Hanno sottovalutato il potenziale cinese in anni non sospetti, facendo enormi concessioni a partire dall’ingresso nel WTO nel 2001 e permettendo sempre maggiori investimenti nell’economia cinese dagli anni ’80 in poi. Questi investimenti hanno portato la Cina ad essere leader in settori strategici come il 5G, l’intelligenza artificiale, i Big data, la medicina rigenerativa e molti altri.
  • Hanno sottovalutato la propria profonda divisione interna.
  • Non hanno compreso appieno la diversità di vedute USA rispetto ad altri paesi occidentali che vengono colpiti indirettamente dagli embarghi strategici verso la Cina. In questo caso hanno sopravvalutato il proprio ruolo nelle transazioni commerciali europee ad esempio.

Di fronte agli errori USA si rivela la strategia cinese attraverso:

  • Erosione graduale dell’egemonia americana nel sistema asiatico
  • Multilateralismo (ad esempio con la nuova Via della Seta)
  • Trappola del debito, acquisendo asset strategici dagli stati che non avevano più la possibilità di restituire i crediti
  • Resistenza ai dazi e minore vulnerabilità grazie all’autonomia garantita dalla ‘doppia circolazione’, basata sui consumi interni e non solo sulle esportazioni
  • Aggressiva diplomazia nell’area asiatica per contrastare la supremazia militare degli Stati Uniti nell’area

Un altro fondamentale errore USA è stato quello di mettere in difficoltà gli alleati europei e asiatici con un atteggiamento che li ha portati a ritirarsi dai negoziati TPP (Trans-Pacific Partnership). In questa situazioni gli alleati hanno concluso accordi con Pechino che hanno di fatto escluso gli Stati Uniti. Le tensioni che ne sono scaturite tra USA e UE hanno successivamente portato al CIA (Comprehensive Investment Agreement), concluso con Pechino, sotto pressioni di Berlino, proprio prima del cambio di presidenza Usa.

Si può davvero definire guerra fredda quella tra USA e Cina?

Anche se i giornali amano rievocare i bei tempi delle relazioni USA-URSS, no, non possiamo parlare di guerra fredda.

  • Non si tratta di un’opposizione ideologica, nonostante quello che gli Stati Uniti amano dire
  • Non siamo sull’orlo di un conflitto militare
  • Gli interessi dei due paesi si sovrappongono e c’è una fitta rete di reciproche convenienze, nonostante sanzioni e scontri (lo scambio commerciale di beni è rimasto alto anche nel periodo più aggressivo della politica trumpiana -  circa 500 miliardi di dollari all’anno, cui vanno aggiunti poco più di 100 miliardi di dollari per servizi -). Le industrie americane possono avere accesso ad un mercato potenziale immenso, mentre i consumatori americani possono acquistare prodotti a buon mercato dalla Cina.
  • La Cina possiede oltre 1,1 trilioni di dollari di titoli del Tesoro americano. Nei prossimi anni gli Stati Uniti dovranno finanziare il proprio debito pubblico vendendo altri 12 trilioni di dollari in bond e la Cina è un mercato assolutamente essenziale.

La Cina inoltre non è l’unico interlocutore ‘difficile’ per gli Stati Uniti. Nell’intervista rilasciata ai media cinesi prima della visita in Cina Lavrov, ministro degli esteri russo, ha dichiarato che Russia e Cina riusciranno così a ridurre i rischi legati all’imposizione delle sanzioni abbandonando i sistemi di pagamento in dollari.  L’idea è anche di “ridurre i rischi sanzionatori mediante il rafforzamento della propria autonomia tecnologia, la transizione a sistemi di pagamento nelle valute nazionali e in valute globali alternative al dollaro”.

Bartu Soral, economista turco ed ex direttore del programma di sviluppo dell’ONU, in un’intervista rilasciata a Sputnik si è così espresso: “Oggi vediamo che Paesi come Cina, Russia, Turchia e Iran stanno diventando il bersaglio delle sanzioni americane ai sensi del CAATSA. Se analizziamo i dati del 2017, osserviamo che questi Paesi producono il 30% di tutte le merci mondiali e costituiscono il 35% dell’intera popolazione mondiale. Sono coinvolti nel 28% del volume complessivo di commercio estero. Mentre la quota totale degli USA nella produzione mondiale si attesta al 12% e quella del commercio estero a solo il 13%. I Paesi che ho menzionato hanno cominciato a modificare gradualmente il sistema finanziario grazie al quale gli USA hanno vincolato l’intero globo ai propri interessi. Ciò che stanno facendo questi Paesi è giusto, legittimo e necessario. Chiaramente, gli USA stanno tentando di punire a mezzo sanzioni la Cina, la Russia, l’Iran e la Turchia perché stanno provando ad opporsi al sistema”.

 


Approfondimento
Il dollaro tramonta a Oriente, perchè proteggersi con l'oro fisico

 

Il braccio di ferro USA – Cina traina l’economia globale fuori dalla recessione

Spesso chi ci sfida ci spinge anche a fare del nostro meglio. Paragone azzardato, ma quanto mai veritiero se parliamo della nuova ‘guerra fredda’

Da una parte abbiamo una Cina la cui economia giovane e vivace mantiene un saldo +6% anche dopo il periodo più duro della pandemia e l’obiettivo di raddoppio del PIL entro il 2035. Si tratta di una potenza economica che investe in infrastrutture in Africa, che allarga la sua sfera di influenza grazie al soft power sui paesi economicamente più deboli, che garantisce crescita, prosperità e sicurezza sociale. Questo è il paese che sfida lo status quo, nonostante gli aspetti oscuri e pesantemente criticabili e criticati del suo governo e dell’autoritarismo definito ‘benevolo’ con troppa leggerezza.

Dall’altra abbiamo un paese economicamente potente, gli Stati Uniti, ma troppo comodamente seduto sul suo status. La salute dell’economia statunitense gode però di ottima salute e si prevedono anni di grande crescita e di nuove dinamiche internazionali.

È una sfida tra titani che traina il mondo sui binari di una crescita costante e robusta, spinti da reciproci interessi, legami commerciali e finanziari. È una competizione che rilancia il quadro dell’economia globale. Nell’indice MSCI AC World la Cina pesa il 5,5% ma la sua economia vale 1/5 del PIL mondiale; le prospettive di crescita negli Stati Uniti fanno intravedere un nuovo ciclo positivo verso le valutazioni più ottimistiche.

Il ruolo dell’oro fisico nelle fasi di profondi cambiamenti globali

È innegabile che questo sia un momento di enormi mutamenti geopolitici, economici e finanziari. E siamo solo all’inizio. In questi momenti, anche quando le prospettive sono le migliori, volatilità e incertezza fanno parte del gioco.

Così se, come abbiamo visto più volte nei webinar Orovilla, investire è fondamentale per far girare l’economia, è importante anche proteggere il proprio capitale. Proteggere il capitale non significa limitarsi a risparmiare e accumulare liquidità, cosa che può diventare un problema quando supera certe quote, ma acquistare beni che assicurino di mantenere costante il valore di quel capitale e, ancor meglio, di accrescerlo.

L’acquisto di oro fisico diventa così il giusto compromesso tra la necessità di investire in un’economia in crescita e la necessità di tutelarsi. Come?

  • L’oro è uno straordinario strumento di diversificazione che protegge il capitale dalla volatilità di mercato. Il consiglio è di investire tra il 5 e il 15% del proprio capitale in oro.
  • L’oro è un investimento di lungo periodo. Nel lungo periodo solo l'oro è in grado di assicurare il mantenimento del valore del patrimonio e un costante rendimento.
  • Il PAC (piano di accumulo in oro fisico) permette di fare acquisti periodici e regolari che smorzano sia le punte verso il basso che le punte verso l’alto delle quotazioni di mercato.

Cosa significa proteggere il proprio capitale con l’oro nei momenti di transizione globale? Significa avere una riserva di liquidità, senza perdere il tuo potere d’acquisto, cosa che invece accadrebbe lasciando il tuo denaro sul conto corrente. 

--

Per qualsiasi informazione non esitate a contattarci! I nostri consulenti sono sempre a vostra disposizione via e-mail (orovilla@orovilla.com) oppure telefonicamente al numero 02-8853215.

0 Commenti

lascia un commento
Nome *
E-mail*
Website
Messaggio *
Acconsento al trattamento dei dati personali ai sensi dell’art. 13 del Regolamento UE 679/2016 ex art. 13 D.Lgs 196/03
Acconsento di ricevere la newsletter in ambito delle iniziative di marketing profilato correlate ai servizi offerti da Orovilla. Non ti invieremo mai spam e potrai toglierti in qualsiasi momento!
ORONews rubrica economica di Orovilla