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Oscar 2020, com’è fatta la statuetta dorata degli Academy Award?

Era il 16 maggio 1929, 91 anni fa, quando la statuetta Oscar fece il suo debutto sulle scene. Il premio più ambito degli Academy Award da allora non è quasi cambiato: la figura stilizzata di un cavaliere che regge una spada, in piedi su 5 cerchi che rappresentano le branche originali dell’Academy (attori, registi, produttori, tecnici e scrittori).

L’Oscar fu disegnato da Cedric Gibbons, allora capo del settore cinematografico della MGM, e trasformato in statua da Goerge Stanley, scultore e artista.

Oscar 2020, ma la statuetta degli Academy Awards è davvero d’oro?

La statuetta, che richiede ben 3 mesi di lavoro alla fonderia artistica Polich Tallix di New York, è alta circa 34 cm e pesa quasi 4 kg. Non è fatta d’oro massiccio, come molti pensano, ma in bronzo placcato in oro 24 carati. Solo per 3 anni, durante la Seconda Guerra Mondiale, fu sostituita da copie in gesso dipinto, per supplire alla scarsità di metalli ed evitare che venisse rubata o venduta, ma successivamente i vincitori poterono cambiarla con una in metallo.

Il suo valore materiale non è dunque particolarmente elevato, circa 500$, ma sul mercato ha un valore notevolmente diverso, sebbene è molto raro che una statuetta originale venga messa in vendita: prima di poterlo fare infatti, il proprietario, a fronte di un contratto stipulato al ritiro, deve offrirla all’Academy per la cifra simbolica di 1$. Nel 2010 la figlia di Orson Welles mise all’asta l’Oscar vinto dal padre per ‘Quarto Potere’ ricavandone 861mila $.

L’Oscar brilla grazie ad una tecnologia della Nasa

La placcatura in oro della statuetta dell’Oscar, come il rivestimento degli specchi, viene applicata grazie alla tecnologia messa a punto dalla Nasa e utilizzata nei più potenti telescopi in grado di vedere le galassie più distanti dal Sistema Solare.

L’oro è infatti in grado di riflettere le lunghezze d’onda infrarosse, quelle emesse da oggetti celesti estremamente distanti da noi. Non solo, l’oro è anche particolarmente resistente perché completamente inerte, non si ossida e non si annerisce, quindi continua a riflettere la luce nello stesso modo per moltissimo tempo. Queste stesse proprietà lo rendono anche un incredibile materiale isolante con cui è stato rivestito il tubo refrigerante del telescopio spaziale James Webb.

La Nasa ha messo a punto con l’azienda Epner Technology di Brooklyn una tecnica di placcatura che consiste nello sciogliere l’oro in una soluzione in cui viene immerso l’oggetto da rivestire e a cui viene applicata una corrente elettrica che fa aderire gli atomi d’oro alla superficie dell’oggetto. Il rivestimento così ottenuto è particolarmente resistente e riflettente.

La Epner ha assicurato una durata quasi illimitata alle statuette, ha fornito una garanzia a vita e assicurato la sostituzione di qualsiasi statuetta che mostri segni di usura. L’oro è dunque un dono del cielo, utilizzato per scrutare il cielo e per premiare le più grandi stelle dello spettacolo…

Lo sapevi che…

Nel 2017 l’osservazione dello scontro di due stelle di neutroni ha rilevato, oltre a potenti onde gravitazionali, la creazione di elementi pesanti e metalli preziosi come oro, platino e uranio che vengono successivamente distribuiti nell’Universo, una miniera spaziale grande 10 volte la massa del nostro pianeta, ma completamente irraggiungibile.

Dalla collisione di molteplici stelle sarebbero arrivati tali metalli e materiali anche sulla Terra, circa 4 miliardi di anni fa.

 


Approfondimento
Oro e platino, metalli preziosi doni delle stelle

 

ORONews rubrica economica di Orovilla