La crisi delle materie prime: come uscirne?
Era il 2020 quando il mondo si fermò. Poi ripartì all’improvviso, più forte di prima, ma si ritrovò ben presto senza materie prime, e… Non è una favola (inquietante). Non è neppure una possibilità. È la realtà di oggi. Le imprese, grandi e piccole, sono nel panico, le materie prime scarseggiano, i tempi si allungano, il costo dei container lievita, si rinuncia alle commesse. Il mondo, partito in quarta con l’allentarsi delle chiusure, rallenta di nuovo ad un ritmo preoccupante.
Crisi delle materie prime: cosa sta succedendo e perché
L’anno scorso abbiamo temuto tutti che con il lockdown avremmo visto un crollo drastico e definitivo dei consumi. Non è stato così. I consumi non solo non si sono fermati, ma sono aumentati, grazie alla ripresa vigorosa e rapida delle economie prima cinese e poi statunitense. Ma perché dunque siamo di fronte ad uno scenario preoccupante?
Scarsità e rincari delle materie prime si riflettono sui semilavorati, dalla benzina ai materiali plastici, dai prodotti chimici ai semiconduttori ai microchip, la cui carenza sta mettendo in seria difficoltà intere industrie (dall’elettronica a quella delle auto).
- L’esternalizzazione di tutta la produzione chimica in Oriente per un mero risparmio sulla manodopera e per aggirare le leggi ambientali più restrittive, ha lasciato l’Europa senza monomeri, base di partenza per gran parte delle produzioni dei semilavorati. Le aziende cinesi e in genere asiatiche avevano previsto prima e all’inizio della pandemia una contrazione della domanda e di conseguenza programmato una produzione inferiore. L’improvvisa richiesta dell’industria chimica e automobilistica europea ha fatto il resto.
- Le aziende che producono beni di qualsiasi tipo ordinano materie prime e componenti essenziali in base alla domanda attuale e futura. Al momento entrambe sono in crescita, soprattutto in vista delle fine delle limitazioni dovute alla pandemia. In base a queste prospettive le aziende stanno acquistando più materie prime e semilavorati, principalmente da USA e Cina, per evitare di restare senza. A questa richiesta extra si sono aggiunti fattori non controllabili (l’incidente nel canale di Suez, fattori climatici estremi in varie parti del mondo, etc.). La combinazione di questi e altri fattori ha causato l’aumento del prezzo più imponente dal 2011 delle materie prime come acciaio, rame, petrolio, legname, mais e caffè, solo per fare alcuni esempi.
- La forte ripartenza dell’economia cinese ha portato il governo a tenere per sé la produzione esportando solo una parte delle lavorazioni ad un costo esorbitante.
- Le agevolazioni sull’edilizia attuate da molti governi per dare una scossa all’economia le economie hanno creato un'impennata delle richieste anche di acciaio e ferro con un immediato riflesso sulle quotazioni.
- In Europa la situazione è resa ancora più grave dall’applicazione di dazi già esistenti del 25% quando vengono superati i limiti di import di acciaio da paesi extra UE, come previsto dalla legislazione europea applicata come salvaguardia dalle misure imposte da Donald Trump alla Cina. Le misure allora introdotte avevano lo scopo di evitare che il surplus di acciaio cinese dovuto alle misure trumpiane si riversasse sul mercato europeo, ma in questo momento risulta essere invece un ulteriore ostacolo all’approvvigionamento.
Il problema della scarsità di materie prime e semilavorati non è però immediatamente risolvibile, perché gli impianti stanno già lavorando a pieno regime. Lo stesso vale per i trasporti, che sono già al massimo delle loro capacità. L’unica strada è quella di nuovi investimenti in impianti e posti di lavoro, strada che richiede tempo e denaro.
Crisi delle materie prime: la situazione italiana
L’ultimo Bollettino economico della Bce non lascia spazio a dubbi. Ad aprile 2021 le materie prime non energetiche registrano prezzi in salita del 33,4% rispetto allo stesso periodo del 2020. Quelle non alimentari crescono del 51,4%.
L’impatto in termini economici, stando a Confartigianato si tradurrebbe in 19,2 miliardi di euro in più in un anno a carico di 621.000 artigiani e piccole aziende in particolare nel settore delle costruzioni, manufatturiero, metallurgia, legno, gomma, materie plastiche, automotive, prodotti in metallo e apparecchiature elettriche. I rincari maggiori si registrano per i metalli di base con +65,7% tra marzo 2020 e marzo 2021. I minerali di ferro valgono un aumento dell’88,1%. A ruota, ecco stagno (+77%), rame (+73,4%) cobalto (+68,4%) e zinco (+46,7%). Allarme anche sul fronte delle materie prime energetiche, i cui prezzi a marzo 2021 aumentano addirittura del 93,6% su base annua.
“La fiammata dei prezzi sta mettendo a dura prova gli artigiani e i piccoli imprenditori costretti a comprimere i margini di guadagno o addirittura a rinunciare a lavorare”, si legge in una nota della confederazione. “I continui rincari nel periodo tra l’acquisizione delle commesse e la consegna del prodotto finito erodono il margine di profitto dell’imprenditore fino addirittura ad annullarlo”.
Crisi delle materie prime: le conseguenze sull’economia
La prima e immediata conseguenza della crisi è un aumento del prezzo dei beni al consumo e quindi un aumento dell’inflazione più alto del previsto a livello internazionale, come possiamo vedere dai primi dati.
Ad aprile 2021 i prezzi alla produzione in Cina salgono del 6,8% (+4,4% a marzo). Negli Usa il tasso di inflazione balza al +4,2% (+2,6% a marzo), in Germania supera il limite del 2% (+2,1%, era +2 a marzo). Una situazione che rischia di mettere a repentaglio la ripresa economica.
Gli effetti della crisi delle materie prime dureranno almeno per il prossimo anno. È quel che si deduce osservando il Logistic Manager’s Index, un indice costruito da ricercatori provenienti da diverse università statunitensi, che hanno fatto una previsione da qui a 12 mesi sui livelli delle scorte di magazzino, sul loro costo per l’impresa, sulla capacità del sistema di trasporto delle merci e sul suo costo.
A questo punto si aprono due scenari nel breve periodo:
- la catena di approvvigionamento ripartirà mentre solo le quotazioni resteranno elevate: questo causerà un’impennata dell’inflazione ma senza ripercussioni sul lungo periodo.
- la catena di approvvigionamento resterà insufficiente e non potremo ripartire in fretta perché l’esternalizzazione ci impedisce di avere ciò che ci serve.
Ancora non è possibile dire quale dei due scenari sia il più probabile. I prossimi mesi saranno cruciali per poter fare delle previsioni più accurate.
Crisi delle materie prime: il ruolo dell’oro fisico
Le materie prime, come ben sappiamo, sono la prima cosa a cui un investitore accorto guarda per proteggere il proprio patrimonio da inflazione e crisi economiche. L’aumento delle quotazioni delle principali materie prime quindi sembra dare ragione a questo tipo di ragionamento. Ma è necessario fare un ulteriore passo avanti e spostarsi dalle generiche materie prime ai più specifici metalli preziosi e all’oro in particolare, bene rifugio per eccellenza.
Quando si investe in oro, è in genere possibile osservare una “correlazione inversa” rispetto ai movimenti del mercato azionario. Quando uno scende, l’altro sale. Ma non è ciò che sta accadendo in questo momento: mentre il mercato azionario gode di ottima salute, anche l’oro continua la sua risalita. Questo accade per diversi motivi, tra i quali anche l’aumento importante delle quotazioni di molti metalli utilizzati nelle produzioni di semilavorati, semiconduttori e microchip e l’aumento attuale e previsto dell’inflazione.
Inoltre il costo dell’oro dipende anche da fattori quali la sua scarsità e il costo sempre più alto delle attività di estrazione del metallo giallo.
L’oro così funge da ammortizzatore per i propri investimenti e attenua eventuali cadute di asset rischiosi e maggiormente volatili, una protezione in mezzo alle crisi, sia per gli investitori che per le banche centrali di tutto il mondo, che continuano i loro acquisti di oro fisico.
Ecco che l’oro resta nel tempo la sola vera certezza per l’investitore, prudente e non. Acquistare oro fisico significa assicurarsi una riserva di valore in un contesto in cui l’inflazione continua a rosicchiare il valore del denaro liquido un punto percentuale alla volta.
Come acquistare oro fisico con Orovilla?
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