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I millennials non investono nel mattone? Il PAC come soluzione

Tra i millennials non va più di moda acquistare casa. Ma è una moda o una necessità? Perché l’acquisto della prima casa non è più un passo fondamentale? In che modo investono se il mattone non è più interessante?

È innegabile che la situazione occupazionale della generazione Y e Z (i nati dopo il 1981) è estremamente difficile e questo potrebbe essere uno degli aspetti: raggiungere un reddito stabile e sufficiente e accedere a delle agevolazioni sono una meta irraggiungibile.

Perché i giovani non investono più sul mattone?

La motivazione economica non è la sola. Prendiamo ad esempio la città di Milano. Nel capoluogo lombardo il 70% degli under35 non cerca più case in acquisto, l'acquisto avviene prevalentemente tra gli over55. Queste le motivazioni principali:

Lavoro flessibile e in mobilità

Dimenticato il posto fisso a vita, il lavoro oggi, oltre ad essere più precario, richiede anche una maggiore flessibilità, sia in termini di orario che di mobilità. Cambiare lavoro o città è ormai la norma e non sempre è una necessità, spesso è una scelta, all’inseguimento di un lavoro migliore, meglio pagato e più appassionante. Con trasferimenti frequenti  è inutile investire su una casa di proprietà, meglio ricorrere all’affitto

Fuga di cervelli

Molti dei nostri migliori diplomati e laureati cercano lavoro e fortuna all’estero o in altre zone d’Italia, dove le condizioni socio-economiche sembrano più appetibili. Secondo l’ISTAT, nel 2017 la mobilità interna, prevalentemente da sud a nord Italia, ha riguardato 1.335.000 italiani, la metà dei quali tra i 18 e i 39 anni. Questi trasferimenti avvengono soprattutto verso le città, dove i costi degli immobili sono più alti e vengono quindi preferiti gli affitti.

Le famiglie cambiano.

I millennials italiani, ma anche nel resto del mondo occidentale, tendono a sposarsi più avanti con l’età rispetto alle generazioni precedenti. In assenza di una composizione familiare definita, quindi, i più giovani preferiscono essenzialmente tre soluzioni abitative: 

  • Vivere nella casa dei genitori fino a data da destinarsi;
  • Vivere in una casa in affitto condivisa con altri coinquilini;
  • Vivere in una casa di piccole dimensioni, in affitto, di solito nei pressi della città nella quale lavorano. 

Quale immobile possono permettersi?

Se le entrate economiche sono scarse, o quantomeno non stabili, sono inferiori le possibilità di acquisto dei millennials. Un reddito basso o non costante non è solo un ostacolo all’acquisto , ma anche alla richiesta di un mutuo in banca; i giovani quindi potrebbero permettersi solo immobili più piccoli ed economici. Queste soluzioni ridotte però sono momentanee, in quanto con l’andare del tempo e l’allargarsi di una ipotetica famiglia è necessario vendere la prima casa per acquistarne una più grande. Scoraggiate, anche le giovani coppie quindi ripiegano sull’affitto.

La casa di proprietà non è più prioritaria

Se i baby boomers avevano come principale obiettivo l’acquisto della casa come step imprescindibile e segno tangibile di successo (l’80% degli italiani vive in una casa di proprietà ancora oggi), un importante cambio di prospettiva ha preso piede negli ultimi decenni. I millennials, figli dei baby boomers, ritengono più importante investire il denaro in cose diverse, da nuove attività imprenditoriali a progetti personali, dai viaggi agli investimenti finanziari. Mark Wolf, fondatore e CEO di AHV Communities, sottolinea come la domanda di case unifamiliari in affitto è in aumento e i costruttori di case unifamiliari stanno intervenendo, ridisegnando e ripensando il settore. “Circa il 93% dello stock di appartamenti è composto da monolocali, con una o due camere da letto, pochissime con tre camere da letto (…) La famiglia  dei millennial non preferisce  prendersi cura di una casa, ma vuole uscire e fare la stessa cosa che stanno facendo i baby boomer, godersi la vita e non lavorare sodo solo per la casa."

È lo stesso Fernando Encinar, uomo di successo e co-fondatore di Idealista.it a farsi portavoce delle nuove esigenze: “Oggi i millennials sono meno interessati al concetto di possesso. Hanno un modo di vivere completamente diverso dal passato. Ed è un bene. (…) Ho sempre pensato che fosse una follia per un giovane di 25, 26 anni, comprare una casa. La casa ti lega alla città, ti vincola. A quell’età bisogna essere liberi di poter decidere quale sarà il proprio futuro. E probabilmente non sarà nella città in cui sei nato. L’acquisto di una casa per me rappresenta una fase da vivere intorno ai 35-38 anni. Quando la tua vita è più stabile, con partner, lavoro, con la tua mentalità.(…)
Il mio consiglio per questi genitori (ndr: i genitori che spingono i figli verso l’investimento nel mattone) è: date ai vostri figli la migliore educazione possibile. Investire nello studio, per un giovane sotto i 30 anni, è meglio che nel mattone.

Anche i millennials investono nel futuro: il PAC come soluzione

Per cosa risparmiano quindi i millennials? Per la pensione e per avere un fondo che permetta di far fronte alle emergenze o alla necessità di liquidità. Ma risparmiano abbastanza? Dipende. Secondo uno studio americano i  millennials d’oltreoceano sono dei buoni risparmiatori. Il 20% ha accantonato un capitale superiore ai 10mila$; sebbene in media, dopo la crisi del 2008 il patrimonio netto sia sceso sotto gli 8mila$, la propensione al risparmio resta un obiettivo importante.

La realtà italiana è invece molto diversa, stando alle ricerche di Assogestioni. La quota dei sottoscrittori di fondi comuni italiani di età compresa tra i 26 e i 35 anni è scesa dal 15% al 6%, quella degli investitori più anziani (oltre i 75 anni) è invece cresciuta passando dal 9% al 19%. Nel complesso, l’età media è passata dai 51 anni del 2002 ai 60 del 2018.

Partendo dal presupposto, come afferma Fernando Encinar, che il primo e più importante investimento è quello sul capitale umano, su stessi e sulla propria formazione, che assicura anche una minima conoscenza del mondo e delle dinamiche finanziarie, il consiglio che ogni buon consulente darebbe ad un giovane investitore è: impara a risparmiare accantonando piccole somme periodicamente in un fondo pensione o in un piano di accumulo capitale (PAC).

Perché aggiungere anche un piano di accumulo capitale in oro fisico a 30 anni?

Il portafoglio di investimento di un millennials o anche di un ragazzo appartenente alla generazione Z può permettersi di essere mediamente aggressivo, perché ha un lungo orizzonte temporale davanti a sé e per qualche anno ancora non dovrà rendere conto ad una famiglia con figli.

Inoltre il mercato azionario, anche nelle crisi più nere, come quella del 2008, nel medio-lungo periodo recupera sempre. Chi ha investito 1000€ 30 anni fa oggi possiede quasi 20.000€, perché ciclicità e volatilità sono parte del gioco, ma non bisogna mai farsi prendere dal panico

David Volpe, gestore patrimoniale presso Azimut, afferma:

I crolli del mercato non intaccano il valore delle migliori aziende. Perché non ci affliggiamo quando il mercato immobiliare scende e, con esso, il prezzo dell’immobile che abbiamo acquistato? Perché attribuiamo all’immobile un valore concreto fatto di affetti, opportunità e radici che non viene intaccato dalla volubilità del mercato immobiliare. Si sente dire spesso che ‘il mattone è il miglior investimento’ (personalmente non sono d’accordo). Il mercato azionario non sfugge a questa logica: il tempo permette di recuperare anche le crisi più profonde“.

È anche vero però che il portafoglio di investimento deve essere quanto più diversificato possibile e una parte del capitale (10-15%) dovrebbe essere investita in beni rifugio. E il bene rifugio per eccellenza, ormai lo sappiamo, è l’oro fisico.

Cosa c’è dunque di più semplice, conveniente e assolutamente accessibile di un PAC in oro fisico?

Il conto in grammi d’oro, gestito come un piano di accumulo, con versamenti periodici di modesta entità, è oggi uno degli strumenti più flessibili e intelligenti sul mercato.

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  • L’oro fisico non risente dell’inflazione e nel lungo periodo non perde il suo valore, a differenza del denaro lasciato sul conto corrente
  • L’acquisto di piccole cifre periodiche permette di annullare picchi al rialzo o al ribasso, mantenendo una crescita costante del patrimonio senza risentire della naturale volatilità del metallo giallo.

20, 30 o 40 anni è questo il momento di iniziare ad accumulare i tuoi grammi d’oro.

 

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ORONews rubrica economica di Orovilla