Giovani e inflazione: perché è la generazione Z a pagare il prezzo più alto
Le nuove generazioni, in particolare la generazione Z, stanno scoprendo che non solo sono stati defraudati dalle precedenti di un pianeta vivibile, di una pensione certa, di un lavoro sicuro, ma che sono loro i più duramente colpiti dall’inflazione. Insomma, la loro vita adulta inizia sotto foschi auspici: lavori precari e sottopagati, poche prospettive per il futuro e grande fragilità finanziaria rischiano di abbassare ulteriormente il livello di istruzione, diminuire la già scarsa natalità e ritardare l’uscita dalla famiglia.
Perché i giovani soffrono di più inflazione e crisi economica?
Bloomberg ha pubblicato da poco un articolo intitolato “Why inflation is hitting Gen Z particularly hard”, ovvero “perché l’inflazione sta colpendo in modo particolare duro la Generazione Z”. Chi è nato tra la fine degli anni ’90 e l’inizio del nuovo millennio, ha quindi un’età tra i 18 e i 25 anni, affronta quel momento della vita in cui si terminano gli studi, si inizia a lavorare e si comincia a valutare di andare a vivere da soli.
“L’inflazione è una sfida per le generazioni più giovani, perché devono sostenerne tutti i costi, ma non posseggono necessariamente gli asset che aiuteranno il loro bilancio a tenere il passo con essa”, è la dichiarazione di Jeff McDermott, financial planner presso la Create Wealth Financial Planning, citata nell’articolo di Bloomberg.
Partiamo dal presupposto che la Generazione Z non ha mai conosciuto, a differenza delle precedenti, un contesto inflazionistico. L’inflazione aumenta gli effetti sulla distribuzione del reddito, sui risparmi, sul deficit e sul PIL, aumenta il clima di sfiducia e incertezza verso il futuro. Oggi si ritrova disarmata ad affrontare un aumento dei prezzi superiore al 5%, una situazione ben diversa da quella a cui è abituata.
Vediamo quindi nel dettaglio alcuni aspetti che rendono la generazione Z più fragile.
- L’inflazione penalizza le famiglie più povere e i cittadini con redditi molto bassi, coloro che destinano la maggior parte del proprio reddito ai beni di prima necessità, quei beni che sono più volatili rispetto ad altri. In Italia ad esempio l’“inflazione core” (ovvero l'inflazione al netto dei beni tipicamente soggetti a forte volatilità dei prezzi come energia e generi alimentari) si attesta attorno al 2,9%. Ecco dunque perchè coloro che destinano la maggior parte del proprio reddito in consumi su beni volatili sono più colpiti rispetto agli altri.
- per frenare l’inflazione la BCE ha preso decisioni che hanno un effetto diretto sull’aumento dei tassi di interesse, con ripercussioni sul costo del mutuo per l’acquisto della casa.
- chi ha un salario più basso deve mantenere una percentuale maggiore dei propri risparmi in forma liquida (denaro contante e depositi su conto corrente), in quanto deve essere pronto ad affrontare spese impreviste. Ma sappiamo bene che il denaro contante o lasciato sul conto corrente viene rapidamente eroso dall’inflazione che ne consuma il potere d’acquisto.
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- Gli under35 italiani, secondo l’ultimo report della Banca d’Italia, sono quelli con la più scarsa alfabetizzazione finanziaria.
- Trattandosi in larghissima maggioranza di lavoratori precari non riescono ad avere accesso ad aumenti salariali, sono meno rappresentati e meno sindacalizzati (il 40% degli iscritti ai sindacati è pensionato!) e rischiano di più di perdere il lavoro.
- La perdita di potere d’acquisto da parte delle famiglie del ceto medio basso porterà sempre maggiori difficoltà per i figli di queste famiglie che decideranno di continuare gli studi, anche se decidessero di mantenersi con del lavori saltuari, che non saranno più sufficienti. Questo potrebbe portare molti a cercare lavoro sull’onda della necessità, accontentandosi di lavori precari o poco qualificati. Un cane che si morde la coda: la diffusione della povertà diminuisce al crescere del livello di istruzione e al crescere della qualità occupazionale.
I giovani come possono proteggersi dall’inflazione?
Per quanta incertezza ci sia, nulla impedisce ad un giovane di raggiungere un obiettivo, se è davvero ciò che vuole. Vale anche nel caso in cui l’obiettivo sia mettere da parte qualcosa, andare a vivere da solo o comprare casa. Il primo step è sempre lo stesso: non cedere al panico.
È importante riuscire a
- risparmiare anche piccolissime cifre ogni mese per creare un piccolo patrimonio: nonostante il momento critico storicamente, i mercati azionari recuperano le perdite dopo i periodi di calo e, sul lungo termine, tendono a salire.
- Ridurre le spese superflue, puntare alla sharing economy, fare una ricerca accurata di tariffe convenienti per quei prodotti e servizi più colpiti dall’inflazione, come luce e gas.
- Iniziare a investire, magari attraverso un Piano di Accumulo Capitale: in un contesto di tassi di interesse ancora bassi e inflazione elevata, il mercato azionario e i beni rifugio sono gli unici ancora in grado di remunerare e proteggere il capitale.
Il mattone è ancora un bene rifugio per gli under 35?
Ne avevamo già parlato in un articolo precedente, per i giovani acquistare casa è sì un obiettivo importante, ma non è il principale e sicuramente non è il più facile da raggiungere. Se fino a qualche anno fa investire nel mattone significava mettere al sicuro i propri risparmi, oggi non è più così scontato.
Nonostante questo nel 2021 qualcosa è cambiato e il desiderio di avere una casa di proprietà ha iniziato a farsi sentire di nuovo. L’ aumento di richieste è stato dettato anche dall’entrata in vigore del Decreto Sostegni Bis, rivolto agli under 35 con reddito basso che decidono di acquistare un immobile ad uso abitativo, che garantisce presso gli istituti di credito.
Ma investire nel mattone è davvero un modo per proteggersi dall’inflazione?
- I tassi di interesse sono aumentati e questo potrebbe essere un problema nel momento in cui si stipula un contratto di mutuo con la banca.
- Il posto fisso è un retaggio non più sostenibile, il mercato del lavoro è flessibile, le trasferte sono all’ordine del giorno come i trasferimenti
- Creare una famiglia non è più una priorità
- Un immobile è un vero investimento quando:
- Ha tutte le caratteristiche di sostenibilità che lo valorizzano impianti alimentati con fonti rinnovabili e se ha una connessione ad Internet adatta per lavorare in smartworking.
- Può essere affittato per brevi periodi o con contratti lunghi
- C’è il budget per sostenere le spese di ammodernamento e ristrutturazione che si renderanno necessarie nel tempo
La casa è e resta un investimento di enorme valore che va valutato con attenzione e che sicuramente deve restare una delle priorità per un giovane, ma per mettere al sicuro i propri risparmi e far fronte all’inflazione è necessario mettere in campo diverse strategie di investimento che comprendano azioni, obbligazioni, pac e beni rifugio che proteggano il potere d’acquisto del tuo investimento nel tempo, come l’oro.
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