Venti di guerra Iran-USA: la corsa dell’oro e i mercati azionari
La tensione degli ultimi giorni tra USA e Iran, in seguito all’uccisione del generale Qassem Soleimani, le minacce iraniane, le risposte di Trump alimentano la fuga degli investitori verso i beni rifugio. In cima alla lista di investitori e consulenti è l’oro, che prosegue la sua corsa verso i massimi da aprile 2013, raggiungendo i 1586 $/oz (+4% da inizio anno). Ma cosa sta accadendo e cosa si aspettano i mercati dal nuovo fronte di crisi?
Oro fisico: cosa succede e cosa potrebbe succedere sui mercati
Secondo l'analista di Moody's Alexander Perjessy, un conflitto "fra Stati Uniti e Iran causerebbe shock economici e finanziari" in grado di "peggiorare le condizioni operative e di finanziamento". Un "prolungato conflitto avrebbe potenziali conseguenze globali, in particolare tramite gli effetti sul prezzo del petrolio".
Le Borse europee ieri hanno chiuso la giornata in calo. Milano cede lo 0,51% con in evidenza ancora il comparto petrolifero e Leonardo (+2,79%) mentre è una giornata di sofferenza per i titoli bancari. Nel resto del Continente Londra perde lo 0,62%, Francoforte arretra dello 0,7% e Parigi dello 0,51%. Migliora nel corso della giornata Wall Street: il Dow Jones arretra dello 0,33% mentre il Nasdaq è piatto. Seduta prevalentemente a segno meno anche per i listini asiatici. L'indice Nikkei a Tokyo ha perso l'1,91%, Hong Kong è scesa dello 0,79% a 28.226,19 punti, mentre Shanghai è rimasta stabile con Shenzhen che invece è cresciuta leggermente (+0,44%).
Chiusura in lieve rialzo per lo spread, che termina a 165 punti, con il tasso del decennale italiano all'1,36% sul mercato secondario. Tra le valute l'euro chiude in lieve rialzo sul dollaro a quota 1,1186. Prosegue il rafforzamento dello yen, a 108,38 contro il dollaro e 121,24 contro l'euro, considerato bene rifugio al pari dell'oro.
Il petrolio, inizialmente in forte rialzo (+6,5%) per le previsioni di futuri cali d’offerta dovuti ad un eventuale attacco militare, rallenta la sua corsa e il Brent si ferma a quota 68 $/barile.
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L’impatto su oro e conseguenze su petrolio
La corsa dell’oro è tipica nelle fasi di tensioni geopolitiche e segnala la ricerca di sicurezza sui mercati. Il rialzo del petrolio stesso è fonte di non poche preoccupazioni per le ripercussioni che avrebbe sull’economia e sull’inflazione.
Un’escalation militare nel Golfo Persico che coinvolga direttamente Iran e Arabia Saudita, finora coinvolte solo in scenari esterni (Yemen e Siria principalmente), andrebbe a inficiare una serie di rapporti commerciali petroliferi. Ad esempio, le petroliere potrebbero decidere si non percorrere più lo stretto di Hormuz, attraverso cui transita, si calcola, almeno ¼ del greggio mondiale. In questo modo il tragitto si allungherebbe, i prezzi lieviterebbero con evidenti ripercussioni sulle economie di tutto il mondo. Ecco dunque che i beni rifugio tornano ad essere una misura di compensazione e tutela importantissima, tanto per le banche Centrali quanto per gli investitori.
E se un conflitto aperto nel territorio sembra l’ultima delle opzioni, neppure la più probabile, a causa delle perdite ingenti che tutti gli attori di questo teatro subirebbero, l’Iran ha dalla sua superpotenze come Russia e Cina a complicare il quadro.
Lo scenario geopolitico ed economico-finanziario che attende i mercati nei prossimi mesi sembra complesso e preoccupante.
Secondo Carlo Alberto De Casa, capo analista di ActivTrades, per l’oro « sono ancora probabili ulteriori guadagni visto che i mercati sono in attesa di una rappresaglia iraniana e qualsiasi ulteriore mossa statunitense. Da un punto di vista tecnico, dovremmo notare che il prezzo ha superato il massimo in sei anni e mezzo toccato precedentemente, superando senza problemi il livello di resistenza chiave di 1.550 dollari. Ciò evidenzia l'enorme appetito per l’oro da parte degli investitori ora che stiamo assistendo a un passaggio di liquidità da attività percepite come più rischiose, quali le azioni, a beni rifugio come l'oro ».
Non solo oro: i nuovi record del palladio
Non è solo l’oro a raggiungere vette inaspettate in questo clima di attesa e timori. In genere tutte le materie prime, beni rifugio per eccellenza, hanno visto rialzi dei prezzi. Uno di questi è il palladio, superstar degli ultimi mesi, ormai quotato molto più dell’oro, e che ha superato la soglia psicologica dei 2.000 dollari per oncia.
Il palladio è un metallo impiegato tradizionalmente nella gioielleria e, in tempi più recenti, nella costruzione dei motori non inquinanti, in particolare le marmitte catalitiche. I principali paesi produttori sono la Russia e il Sudafrica, ma le riserve russe sono praticamente esaurite e il palladio è uno dei metalli più rari. La domanda quindi è superiore all’offerta e la tendenza rialzista proseguirà anche nei prossimi anni, visto che i produttori tendono a consolidare le scorte.
Approfondimento Il palladio come alternativa e complementare all’oro |
« Il mercato del palladio continua a ridursi e questo sta spingendo il prezzo al rialzo», ha spiegato l’analista di Ing Warren Patterson, indicando come rischio per questa materia prima «la sostenibilità di questi prezzi ».
Di fronte ai venti di guerra che si fa? Si mantiene la calma. Esclusi gli investimenti a fini speculativi, nel dubbio meglio proseguire con il proprio piano di investimenti, osservare i movimenti dei mercati e continuare ad allocare una buona percentuale di oro fisico (10-15%) nel proprio portafoglio investimenti, per garantirsi un’ottima copertura a fronte di eventuali perdite.
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