Un nuovo ordine mondiale: a guida cinese e India copilota
India e Cina non sono amici, non lo sono mai stati; tanto è vero che da tempo fronteggiano le loro milizie nella zona del Ladakh, una zona impervia del Kashmir nell’ Himalaya occidentale. Tra i 4.300 e i 6.900 metri sul livello del mare passa la Linea di Controllo Effettivo (LAC), una demarcazione militare mai riconosciuta ufficialmente da India e Cina e teatro di scontri durante la guerra sino-indiana del 1962.
Senza contare le periodiche provocazioni da entrambe le parti, gli ultimi scontri risalgono al 2020 nella valle del Galwan, tra i 4.200 e i 4.500 metri d’altezza. Malgrado le regole non scritte del confine impongano di non usare armi da fuoco, le schermaglie fra i soldati a colpi di bastone e scagli di pietre lasciarono sul campo una ventina di soldati per parte indiana e un numero imprecisato per parte cinese
Eppure, i percorsi di India e Cina sembra che si stiano avvicinando, e forse il principale artefice sarebbe inconsapevolmente proprio il presidente Trump. Ma andiamo con ordine e trasferiamoci dal Kashmir indiano in Cina.
Cosa è l’Organizzazione per la cooperazione di Shanghai
Tianjin, o Tientsin che in cinese significa “Guado fluviale celeste”, è una città di quasi 14 milioni di abitanti e si trova in una zona riparata del Mar Giallo a 100 chilometri da Pechino (vedi la mappa, fonte Cia.gov – Central Intelligence Agency degli Stati Uniti di America).

Qui si è svolta dal 31 agosto al 1° settembre, l’ultima riunione dell’Organizzazione per la cooperazione di Shanghai (SCO) che riunisce Cina, India, Kazakistan, Kirghizistan, Russia, Pakistan, Tagikistan, Uzbekistan, Iran e Bielorussia, oltre ad altri stati minori.
È stata definita come una NATO asiatica, ma in realtà il suo scopo è promuovere la cooperazione economica e mantenere una sicurezza e stabilità regionale, attraverso la lotta al terrorismo. Questi i temi più forti, ma il reale spirito guidato da Pechino ed esplicitato nelle conclusioni dei lavori è quello di promozione di un nuovo ordine mondiale multipolare: I membri della SCO sono sostenitori di un sistema globale più equo e democratico, che si contrapponga all'egemonia di un'unica potenza. Il riferimento agli Stati Uniti è lampante anche perché viene contestata la "mentalità da Guerra Fredda" e l'unilateralismo occidentale.
La cosa ci deve preoccupare?
Vediamo di inquadrare meglio, stando ai dati disponibili più recenti, i Paesi membri della Shanghai Cooperation Organization (SCO) rappresentano:
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Il 42% della popolazione mondiale;
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Circa il 23-34% del PIL (Prodotto Interno Lordo) globale.
Questi valori collocano la SCO come la più grande organizzazione regionale al mondo per popolazione. Il divario percentuale tra popolazione e PIL riflette il fatto che molte delle economie che la compongono sono in via di sviluppo.
Ma considerando che:
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La popolazione mondiale è di circa 8,23 miliardi di persone;
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La popolazione dell'India è di circa 1,46 miliardi di persone;
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La popolazione della Cina è di circa 1,41 miliardi di persone.
Si comprende come India e Cina costituiscano oltre un terzo della popolazione mondiale.
Gli errori di Trump
Trump ci ha abituato a un atteggiamento aggressivo, scarsamente diplomatico, portato a soverchiare gli altri Paesi con la logica del più forte.
Così facendo Trump riesce a raggiungere i propri obiettivi con i Paesi che si sentono più deboli al suo cospetto; non entreremo qui nei dettagli dell’accordo con l’Unione Europea ma è senz’altro uno di questi casi.
Diversamente, Trump non ha ancora capito che in economia esistono le conseguenze non intenzionali, che emergono quando a una modifica di una variabile economica, si genera un’azione su un’altra serie di parametri economici che non erano stati valutati preventivamente.
Con l’India, Trump si è mosso come un elefante nella cristalleria.
Trump ha voluto punire l’India con dazi al 50% per l’acquisto del petrolio russo, che una volta raffinato ha raggiungeva le destinazioni occidentali. Con questa mossa Trump avrebbe voluto spezzare i rapporti commerciali tra Mosca e Nuova Delhi.

Considerando un valore delle esportazioni di Nuova Delhi verso gli Stati Uniti che nel 2024 ha raggiunto 87,3 miliardi di dollari, Trump ha presupposto che il primo ministro indiano Narendra Modi sarebbe venuto a più miti consigli, visto che il complesso delle esportazioni verso Russia, Cina e sud-est asiatico (ASEAN) è stato quasi di 60 miliardi di dollari.
In realtà quello che ha ottenuto Trump è stato un riavvicinamento di Narendra Modi al presidente cinese Xi Jinping, rafforzando il rapporto con Vladimir Putin: Modi e Putin sono entrati mano nella mano sul palco della conferenza andando insieme a stringere la mano a Xi.
Trump ha di fatto minato il rapporto con la nazione più popolosa del pianeta che costituiva un baluardo strategico al predominio russo-cinese in Asia. Complimenti Mr. Trump!
Quindi India e Cina: amici o nemici?
Dicevamo che non sono amici, ma il pragmatismo orientale ha fatto comprendere loro che non possono essere nemmeno nemici, in quanto al di fuori di quello che si usa dire Sud del Mondo c’è una potenza, gli Stati Uniti, che continua a giocare un ruolo globale, ma le cui risorse economiche fanno sempre più fatica a finanziare la spesa pubblica, ormai sostenuta non si sa per quanto da un enorme debito.
L’Europa non sarà in grado da sola di finanziare gli Stati Uniti, comprando gas, armi e titoli di Stato e quindi si stanno avvicinando, seppur lentamente, i tempi in cui il pendolo del baricentro tornerà in Asia.
Cina e India saranno i due attori principali di questa nuova fase a più polarità, a cui man mano i Paesi limitrofi si avvicineranno in una sorta di scacchiera delle influenze.
In questo contesto, la Russia è destinata a essere più un supermarket delle materie prime (gas, petrolio, metalli preziosi e industriali, grano e girasoli, ecc.) principalmente nell’orbita di Pechino, piuttosto che capace di dettare le linee geopolitiche.
Finita la guerra con l’Ucraina, Mosca potrà mettere la sua industria bellica a disposizione di Pechino per il definitivo inglobamento di Taiwan. Poco o nulla potrà fare l’Occidente, dopo l’occupazione di Gaza e l’annessione della Cisgiordania da parte di Israele. Ma qui forse stiamo andando un po’ oltre con la fantapolitica.
I nuovi massimi dell’Oro
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La coincidenza della riunione della SCO spiega i nuovi massimi assoluti dell’oro, che hanno oltrepassato i 3.550 dollari per oncia (si veda il grafico delle quotazioni da inizio anno, fonte TradingView).
La lettura dei giornali indica le incertezze geopolitiche, come il conflitto ucraino e di Gaza, insieme ai dazi Usa come fattori trainanti delle quotazioni dell'oro. Pochi o quasi nulli i riferimenti alla SCO, ma in realtà dal combinato disposto dei recenti meeting BRICS e SCO emerge una volontà di procedere ad accordi commerciali bilaterali che sempre meno si basano sul dollaro come moneta di scambio.
Questo contesto suggerisce che, pur non essendoci stato un annuncio formale, l'oro è percepito come uno strumento fondamentale per la diversificazione economica e la resistenza al dominio del dollaro da parte delle nazioni SCO.
Ma oggi l’ORO costa troppo?
Ogni volta che si tocca un nuovo massimo, scatta la paura che ormai sia troppo tardi per comprare. La storia dell’oro degli ultimi anni, come anche quella delle azioni, smentisce questa convinzione e quindi occorre guardare ai fattori trainanti dei macro trend.
Nessuno può prevedere e assicurare dove arriverà l’oro, certamente non mancheranno le oscillazioni con repentini ripiegamenti, ma le condizioni macroeconomiche sembrano proprio far pensare a una continuazione dell’attuale trend al rialzo.
04 settembre 2025
Maurizio Mazziero
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