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Gli standard delle monete

Il collezionismo di monete, da sempre definito come «l’hobby dei Re», è chiamato anche «numismatica» (dal greco «nomisma», ossia moneta), ma impropriamente perché la numismatica è invece lo studio della moneta e della sua storia.

Si dice che uno dei primi collezionisti fu, più di 2000 anni fa, l’imperatore Augusto (ricordiamo che tra 23 ed il 20 a.C. riordinò l’intero sistema monetario, fissando i cambi - la moneta aurea equivalente a 25 denari d’argento - che restò praticamente immutato per due secoli). Più recentemente ci è noto come grande estimatore Francesco Petrarca mentre, alla corte degli Asburgo, nel XVI sec., esisteva già un’importante raccolta di monete.

Vediamo come vengono classificate le monete.

La loro valutazione dipende fondamentalmente dalla loro rarità e dal loro stato di conservazione, il fatto che poi possano essere anche di metallo prezioso è solo un altro parametro da considerare (avranno sempre un valore per l’oro puro contenuto).
Vediamo allora come sono codificati questi due standard:

Gradi di rarità

CC = comunissima
C = comune
NC = non comune
R = rara
R2 = molto rara
R3 = rarissima
R4 = estremamente rara
R5 = pochi esemplari
U = unica

Una moneta può essere rara, ma non particolarmente ricercata sul mercato, così come l’antichità di per sé stessa non conferisce alla moneta un grande valore.

Gradi di conservazione

B = bello (VG = very good): la moneta è quasi completamente usurata
MB = molto bello (F = fine): usura ben visibile
BB = bellissimo (VF = very fine): leggere tracce d’usura
SPL = splendido (EF = extremely fine): quasi senza tracce d’usura
FDC = fior di conio (UNC = uncirculated): condizioni perfette non essendo mai circolata.

Da cui si evince che anche piccole differenze di conservazione possono comportare delle grosse differenze di valore.

Ma c’è ancora un livello superiore di classificazione e sono le monete che in inglese sono chiamate «proof» (in italiano «fondo a specchio»).
Sono monete emesse in tiratura estremamente limitata e, soprattutto, lavorate con grandissima cura (con il fondo a specchio appunto) che solitamente vengono poste in vendita in prestigiosi cofanetti. Le prime monete proof che si conoscono furono coniate in argento nel 1662 in Inghilterra, dapprima solo in occasioni particolari come la salita al trono di un nuovo regnante, poi divenne consuetudine utilizzarle come regalo per importanti personaggi esteri ed infine, ai giorni nostri, sono emesse da tutte le zecche del mondo con l’unico scopo di fare cassa.

Il Conio delle monete
proof, brilliant uncirculated e bullion

Una curiosità alla quale possiamo accennare è il verso delle monete.
Di norma tutte le monete presentano le due facce con il conio inverso, se cioè giriamo una moneta sul proprio asse verticale (ovvero, tenendola tra due dita, la facciamo ruotare lateralmente) vedremo che, quasi sempre, la figura che ci appare risulta essere capovolta. Abbiamo detto “di norma” e infatti l’asse inverso, a 180°, è definito «a moneta» (o anche «alla francese») proprio per distinguerlo da quello «a medaglia» (o «alla tedesca») dove invece le due facce sono a 0°.
Non c’è però una regola precisa, dipende dalle monete: se esaminiamo il krugerrand sudafricano vediamo che le due facce hanno lo stesso verso, se prendiamo invece il dollaro americano ci accorgiamo che il conio è inverso.

Monete da investimento e monete numismatiche

Le monete da investimento sono quelle comunemente classificate come “bullion”. Sono molto comuni e valgono in pratica per il metallo puro contenuto. Ma non è detto che poi, per qualche motivo, diventando difficilmente reperibili sul mercato, non possano diventare monete con un valore numismatico. Le monete bullion sono esenti da Iva.

Un discorso diverso riguarda le monete numismatiche.
La legge (n. 17/2000 «Nuova disciplina del mercato dell’oro ») è chiara su cosa si intenda per «oro da investimento» e, nello specifico, dice «…le monete d’oro di purezza pari o superiore a 900 millesimi, coniate dopo il 1800, che hanno o hanno avuto corso legale nel Paese d’origine, normalmente vendute ad un prezzo che non supera dell’80 per cento il valore sul mercato libero dell’oro in esse contenuto…».
Succede dunque che se la richiesta del mercato (legge della domanda e dell’offerta) conferisce ad una moneta un valore ben superiore a quello dell’ oro puro contenuto, questa entra nella categoria delle monete numismatiche e, per legge, sono gravate dell’Iva.

Ci si potrebbe chiedere se possa valere la pena acquistare una moneta numismatica, sicuramente questo genere di monete sono quelle normalmente ricercate dai collezionisti per i quali il prezzo passa in secondo piano, ma anche volendo limitarsi a considerarne il costo, sicuramente con il passare del tempo questa moneta è destinata ad aumentare ancora di più il suo valore e quindi sarebbe certamente un buon affare possederla.
E comunque acquistare una moneta d’oro, qualunque essa sia, è un modo per mettere sempre al sicuro il proprio capitale. Oltre al piacere di possedere un pezzo di storia.

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