Petrolio in caduta prima del rimbalzo? Non è più un bene rifugio

Il prezzo del petrolio è sotto la lente d’ingrandimento degli analisti in queste settimane, soprattutto dopo essere sceso sotto i 100$ al barile, addirittura a 69$ a dicembre 2021, e con fosche previsioni che parlano di 80$ al barile entro pochi mesi. Se con la guerra in Ucraina ci saremmo aspettati un rialzo del prezzo del greggio è la Cina, con il suo lockdown, a farlo precipitare. Ma cosa sta succedendo?

Petrolio in caduta libera per colpa della Cina?

Il declino del petrolio sembra andare di pari passo con il peggioramento della situazione pandemica in Cina e la scarsa chiarezza sulle restrizioni e la loro durata. D’altra parte sappiamo che la Cina è il maggior importatore di greggio al mondo ed è proprio questo il paese che impone le restrizioni più dure agli spostamenti quando c’è una recrudescenza del contagio.

Ora stanno aumentando i timori che se l’onda Omicron della Cina si diffonderà ad altre città, la sua politica vedrà blocchi estesi di massa, che avranno un impatto negativo sia sulla produzione industriale che sui consumi interni”, ha affermato Jeffrey Halley, analista di mercato senior di OANDA.

La  prima conseguenza è proprio un taglio netto alle previsioni di domanda del petrolio da parte degli analisti, con un’offerta che invece è ancora piuttosto alta: i Paesi membri dell’Agenzia internazionale per l’energia rilasceranno 60 milioni di barili nei prossimi sei mesi, gli Stati Uniti che già avevano annunciato il rilascio di 180 milioni di barili a marzo per compensare una carenza di greggio russo.

Per ora dunque il petrolio reagisce più al lockdown cinese che alla crisi energetica in atto. Ma potrebbe essere solo un calo temporaneo, come nel 2020.

Se più Paesi occidentali si unissero agli Stati Uniti e imponessero l’embargo per il petrolio proveniente dalla Russia, si creerebbe un buco di mercato di 4,3 milioni di barili al giorno che semplicemente non può essere rapidamente sostituito da altre fonti di approvvigionamento”, ha dichiarato Bjørnar Tonhaugen, responsabile dei mercati petroliferi di Rystad Energy, società di ricerca energetica con sede a Oslo.

Le previsioni non sono rosee. Se Rystad parla di un rialzo fino a 240$ al barile, Goldman Sachs conferma che potrebbe salire sopra i 200$, il vice primo ministro russo Novak parla addirittura della possibilità che superi i 300$, con inevitabili “conseguenze catastrofiche per il mercato globale”.

Mentre i commenti di Novak sembrano essere minacce fatte per impedire a Stati Uniti, Gran Bretagna e Ue di imporre l’embargo alla fornitura di petrolio della Russia, è chiaro che il greggio a 240$ scatenerebbe una crisi mai vista prima, sebbene la situazione sia ritenuta al momento piuttosto fluida.

Un aumento del prezzo potrebbe essere il segnale definitivo di una recessione in atto. Secondo il documento del 2007 pubblicato dagli economisti dell’Università di Warwick, il costo del greggio è fortemente aumentato nel 1973, nel 1979, nel 1990 e nel 2007, tutti anni seguiti da recessioni.

In recessione è corsa ai beni rifugio: il petrolio lo è?

Un bene che aumenta il proprio valore nei momenti difficili potrebbe sembrare un bene rifugio, ma non è il caso del petrolio.

Per definizione un bene rifugio è una particolare classe di asset a cui il mercato attribuisce un valore intrinseco stabile, che risente poco o nulla delle crisi di mercato.

È vero che il petrolio ha dimostrato di rientrare in una categoria a sè stante, ma non solo non è un bene rifugio durante le crisi, può anche finire per pagare un prezzo molto caro. Quando il petrolio diventa troppo costoso può innescare la cosiddetta “distruzione della domanda”: i consumatori e le nazioni smettono di usare il petrolio quando i prezzi aumentano e non ricominciano nemmeno quando i prezzi scendono di nuovo.

Ciò che sappiamo è che i prezzi del petrolio continueranno a salire fino a raggiungere un livello insostenibile che ridurrà la domanda, ma siamo di fronte ad una crisi energetica epocale con la quale non abbiamo mai avuto a che fare e gli esiti non sono scontati. Ciò che succederà ai prezzi del greggio resta quindi una mera ipotesi. Per questo non può essere considerato un bene rifugio.

La prima grande categoria di beni rifugio è invece costituita da beni materiali: oro e altri metalli preziosi, beni immobili, materie prime essenziali, fonti energetiche (ad eccezione appunto del petrolio). In questo caso il loro valore intrinseco è legato alla loro limitata disponibilità (come nel caso dell’oro) o al fatto che sono ritenuti indispensabili (come nel caso di derrate alimentari o appartamenti).

Alla seconda categoria appartengono invece beni intangibili, come titoli di Stato, valute o azioni dei comparti essenziali. Il valore di questi beni dipende dal forte potere rassicurante che hanno sugli investitori. Gli esempi più canonici sono quello del dollaro USA, dello yen e del franco svizzero nel comparto valutario, dei BTP BUND tedeschi e dei Treasury USA tra le obbligazioni, o le azioni su beni cosiddetti anticiclici. Ma come abbiamo visto anche in questo caso è bene andarci davvero molto cauti. Ad oggi perfino le obbligazioni, investimento sicuro per eccellenza, non rappresentano una fonte di investimento che garantisce guadagno a causa dell’inflazione e dei tassi.


Approfondimento
Come proteggere i risparmi in recessione

Una delle caratteristiche essenziali di un bene rifugio come l’oro fisico è che non può mai valere zero. Ricordi aprile 2020? Il prezzo del petrolio era arrivato a -37$ al barile. Questo con l’oro non potrebbe mai accadere. Non esisterà mai uno squilibrio tale di domanda e offerta da giustificarlo. Questo perché l’oro è e sarà sempre una riserva di valore.

Cosa fare quando tira aria di tempesta: aprire un PAC in oro fisico

Se la recessione è davvero in arrivo, verremo investiti tutti. Chi più, chi meno ne usciremo con qualche livido e qualche cicatrice in più. Ma visto che sappiamo che la tempesta è in arrivo, possiamo metterci al riparo. Soprattutto possiamo mettere al riparo i nostri risparmi.

Come? Dobbiamo tornare a fare le formichine e accumulare, non denaro contante, che rischia solo di perdere il suo valore, ma la vera riserva di valore.

Con il Piano di Accumulo in grammi d’oro Orovilla è possibile creare un vero e proprio piano di accantonamento periodico e stabilito con versamenti anche di poche decine di euro (minimo 2 grammi d’oro), oppure con acquisti più consistenti quando possibile di grammi d’oro che resteranno custoditi e assicurati nei nostri caveau sempre a tua disposizione in caso di necessità.

Nel tempo, in base alle quotazioni dell’oro, il tuo capitale accumulato continuerà a preservare il suo valore, senza venir consumato dall’inflazione. Ricorda però che:

  • Investire in oro significa ragionare sul lungo periodo: non stai acquistando un bene speculativo, il vantaggio dell’oro lo vedi con il trascorrere degli anni
  • Il Piano di Accumulo in oro è uno strumento flessibile che permette di investire esattamente la cifra che ci si può permettere. È lo strumento perfetto per chi non ha grandi capitali da investire, ma può contare su entrate stabili;
  • Si tratta di un investimento diluito nel tempo che non risente della stagionalità degli investimenti. Piccoli investimenti periodici invece distribuiscono gli acquisti su quasi tutte le situazioni di mercato assorbendo di conseguenza eventuali perdite.
  • Permette all’investitore di impegnarsi all’accantonamento costante, una leva psicologica importantissima
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