L'Unione Monetaria Latina
Il 23 dicembre 1865, Francia, Belgio, Italia e Svizzera firmarono il trattato che istituiva l’Unione Monetaria Latina. In base a questo accordo, che entrò in vigore il 1º agosto 1866, i Paesi membri si impegnavano a coniare monete che rispondessero a standard comuni di peso, purezza e valore. Questo sistema consentiva alle monete dei diversi Stati aderenti di essere accettate e utilizzate liberamente all’interno dell’Unione, favorendo così gli scambi commerciali e la mobilità economica.
Per comprendere le origini di questo accordo, è necessario tornare indietro nel tempo. Il 14 giugno 1800, la vittoria di Napoleone Bonaparte a Marengo sugli austriaci portò alla nascita della Repubblica Subalpina, e all'egemonia francese nell'Europa continentale per i successivi decenni. In occasione di questa vittoria venne coniata una moneta d’oro del valore nominale di 20 franchi, chiamata “Marengo”. Questa denominazione si estese anche al cosiddetto “Franco Germinale”, introdotto nell’aprile del 1795, che adottava, oltre alla divisione in centesimi, il bimetallismo: doveva contenere 0,29 grammi di oro puro e 4,5 grammi di argento puro, secondo un rapporto fisso di 1:15,5.
Se valutiamo il successo dell’Unione Monetaria Latina in base al numero dei paesi che vi aderirono, seppur con diverse modalità, l’esperienza fu certamente significativa, furono infatti 32 gli Stati che adottarono il sistema. Oltre ai fondatori, aderirono anche Grecia, Austria-Ungheria, Svezia, Russia, Finlandia, Romania, Spagna, San Marino, Liechtenstein, Monaco, Creta, Serbia, Bulgaria, Stato Pontificio, Venezuela, Perù, Repubblica Dominicana, Haiti, Indie Occidentali Danesi, Argentina, Brasile, Cile, Tunisia, Comore, Porto Rico ed Eritrea.
Alla base dell’Unione Monetaria Latina vi era però la convinzione che il valore relativo tra oro e argento sarebbe rimasto stabile, così come i costi di produzione e le quantità disponibili dei due metalli, ma queste ipotesi si rivelarono errate. Ben presto, mutamenti politici ed economici misero in luce i limiti del sistema.
Tra il luglio 1870 e il maggio 1871, la guerra franco-prussiana portò all’umiliazione della Francia e mise in discussione gli equilibri europei. Dopo la guerra, la Prussia dimostrò una forza economica tale da superare sia la Gran Bretagna che la Francia. Inoltre, la scoperta di grandi miniere d’argento nel territorio tedesco destabilizzò ulteriormente il rapporto con l’oro. Nel 1893 la Grecia dichiarava bancarotta. Intanto la Gran Bretagna abbandonava il bimetallismo in favore del Gold Standard, fissando la convertibilità della sterlina in oro (7,32 grammi) e il successo di questo sistema fu confermato dall’adesione degli Stati Uniti nel 1900.
La crisi dell’Unione Monetaria Latina raggiunse il culmine nel 1914, quando lo scoppio della Prima Guerra Mondiale causò una grave svalutazione delle monete e una crisi economica generale. A seguito di questi eventi, l’Unione venne sciolta definitivamente nel 1926.
Ci si può domandare se l’Unione Monetaria Latina possa essere considerata il primo vero sistema monetario internazionale, anticipando l’Unione Monetaria Europea di oltre 130 anni. Da un lato sì, il sistema permetteva l’uso reciproco delle monete nazionali in più Paesi. Tuttavia, l’UML non prevedeva una moneta unica, ma soltanto la standardizzazione delle monete esistenti. Inoltre, mancavano istituzioni comuni di controllo e regolazione dell’economia dei membri, come invece oggi opera la Banca Centrale Europea.

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