La protezione del patrimonio. Cosa ci insegna la crisi Evergrande
Il tonfo si è sentito e ha scosso il mondo. Nessuno è immune dal rischio di crollo, neppure la Cina, neppure i suoi più grandi colossi. Ma la crisi Evergrande ha e avrà ripercussioni sulle nostre economie?
Evergrande: il punto della situazione
Il gigante immobiliare Evergrande, 1300 progetti immobiliari in 280 città, ha annunciato a settembre di non voler/poter pagare l’interesse di 100 milioni di dollari sulla prossima rata del debito societario totale che ammonterebbe a 300 miliardi di dollari, pari al 2% del bilancio cinese. Una tale crisi può potenzialmente riversarsi incontrollata sul sistema bancario cinese e sui risparmiatori. Per questo si attendono con ansia le prossime mosse del governo di Pechino, che potrebbe avviare una ristrutturazione per salvare il salvabile, in un contesto nel quale l’economia cinese registra il suo primo rallentamento.
Molti analisti ritengono che fosse solo questione di tempo. Parliamo quindi di un disastro annunciato? Ciò che è certo è che la speculazione selvaggia che ha attraversato il settore immobiliare cinese non poteva durare per sempre. Figlia di un atteggiamento senza scrupoli secondo il quale lo stato ha sempre chiuso un occhio sulle irregolarità e ha letteralmente regalato denaro ai propri cittadini per far crescere l’economia, ora si è semplicemente rivelata per quella che è. Nel momento in cui il governo cinese, per sanare un’economia che per la prima volta arranca, decide di combattere speculazione ed evasione fiscale, escono tutte le rogne.
Lunedì 20 settembre i mercati finanziari di tutto il mondo hanno subito pesanti perdite. Evergrande non è l’unico fattore che ha portato a questo risultato, ma sicuramente è stato decisivo. Ha quindi un tale potere il default di un colosso cinese sull’economia globale?
In che modo il crollo di Evergrande potrebbe influire sulle economie di tutto il mondo?
- L’eventuale default metterebbe infatti in crisi tutto il settore immobiliare cinese e di Hong Kong. L’economia cinese, già in rallentamento, potrebbe essere ulteriormente colpita, influenzando negativamente la ripresa di altre economie, il mercato immobiliare residenziale è pari al 20% del PIL cinese, mentre l’attività immobiliare in generale vale il 30% del Prodotto Interno Lordo.
- Esiste già un rischio di bolla immobiliare che sta tenendo con il fiato sospeso gli investitori e questo è un ulteriore duro colpo al settore
- La repressione normativa su vasta scala della Cina nella maggior parte delle sue attività, partita con la stretta sul gigante tecnologico Alibaba, sta facendo scemare la fiducia nella seconda economia mondiale. La crisi arriva in un momento critico per la leadership cinese, che ha attuato un giro di vite normativo sulle società di Internet, le società di istruzione, i giochi e altri settori.
- Aziende americane europee e asiatiche hanno partecipazioni significative di obbligazioni Evergrande (Ashmore Group e HSBC Holdings, entrambi di Londra; BlackRock con sede a New York e UBS Group di Zurigo solo per citarne alcuni.
- Se ci saranno problemi anche con altre società del settore, i valori degli immobili ne risentiranno e potrebbero esserci turbolenze nel mercato delle case. Il consumatore è un fattore importante nell’economia cinese e un colpo all’edilizia potrebbe danneggiare i consumi. Ciò si riverserebbe anche in altri mercati regionali e globali attraverso un indebolimento delle importazioni cinesi e un rallentamento della domanda di tutti i tipi di materie prime.
- La crisi energetica mondiale è frutto della guerra economica ed energetica tra USA e Cina, ma entrambele potenze economiche sudano freddo. Se da una parte Biden nelle scorse settimane ha incautamente annunciato di non poter garantire di evitare il default USA, dall’altra in Cina hanno iniziato a razionare l’energia elettrica e in alcune zone non viene garantita neppure per poche ore al giorno.
Il potenziale della crisi Evergrande è quindi significativo per tutta l’economia globale.
Too big to fail? Proteggere sempre il patrimonio
Nessuno è troppo grande per fallire. Lo vediamo oggi,lo abbiamo visto nel 2008 con la crisi Lehman Brothers e le "big 4" statunitensi.
"Con 300 miliardi di dollari di debiti, un crollo di Evergrande potrebbe essere sufficiente anche per fermare la mano della Fed, tali sono le onde d'urto più che potrebbe causare", ha scritto in una nota il senior analyst di Oanda Jeffrey Halley.
Indipendentemente da come andrà a finire, questa vicenda ancora una volta ci insegna quanto è importante proteggere sempre il proprio patrimonio, come risparmiatori.
Anche quando i mercati sembrano in ottima salute, non possiamo contare neppure sulla stabilità di colossi o aziende apparentemente sane. Questo è un aspetto che non interessa solo i nostri investimenti diretti, ma la possibilità che una grande azienda in crisi dall’altra parte del mondo, abbia la capacità di creare problemi ai mercati e alle quotazioni in tutto il mondo.
Il mattone inoltre ancora una volta si è rivelato sempre meno un bene rifugio e sempre meno interessante per le giovani generazioni.
Ecco che è dunque importante diversificare con attenzione i propri investimenti e avere cura di investire una percentuale dei propri risparmi in beni rifugio sicuri e storicamente stabili, come l’oro fisico.
Lo fanno le banche centrali, lo fanno le grandi aziende (quelle davvero sane), lo fanno i grandi investitori,… i risparmiatori cosa aspettano?
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