La Groenlandia si scioglie e inizia lo sfruttamento minerario

La banchisa artica si ritira, le calotte glaciali si sciolgono, nel 2050 il mare dell’Artico potrebbe essere libero dai ghiacci durante l’estate, il permafrost sparisce e vengono alla luce giacimenti di minerali, idrocarburi, gas e terre rare. La Groenlandia è una nuova frontiera di conquista e meta di una moderna corsa all’oro.

La situazione della Groenlandia è drammatica, ma la sua ricchezza fa gola

Nell’Artico sono spariti 800mila metri quadrati di ghiaccio, Una superficie pari a Francia e Grecia messe insieme. Nel periodo 2010-2019 il picco invernale è inferiore del 10%, quello estivo del 40% rispetto al decennio 1979-1988. Ogni anno l’Artico perde 280 miliardi di tonnellate di ghiaccio. Il permafrost, il terreno gelato formato da roccia, ghiaccio e sedimenti presente nelle aree polari e montane si degrada per il riscaldamento globale e causa cedimenti del terreno, si formano nuovi laghi e depressioni, aumentando il rischio di incendi nella tundra.

Questa situazione renderà però più facilmente accessibili alcuni dei più ricchi giacimenti di gas, oro e petrolio del pianeta. Si stima che il 40% delle riserve di gas e petrolio siano proprio in questa zona, ma anche metalli preziosi, terre rare, uranio,... Riserve gelosamente custodite dai ghiacci da decine di migliaia di anni stanno tornando disponibili e questo fa gola a molti.

Non solo: l’isola verde è un crocevia estremamente strategico tra Eurasia e Nord America, al centro delle mire espansionistiche delle rotte commerciali e delle postazioni militari di Stati Uniti, Russia, Cina, sempre loro, e Europa. Dalla dottrina del ritorno alla Grande Russia di Putin ai rinnovati malumori statunitensi nei confronti della Russia, fino alla prospettiva di aggirare l’imbuto del canale di Suez per le rotte mercantili, prima fra tutte quelle cinesi, l’Artico sta diventando il centro di contese di ampissima rilevanza politica ed economica.

La difesa della Groenlandia dallo sfruttamento minerario

Il Governo della Groenlandia è consapevole dei gravi problemi che comporterebbe lo sfruttamento del patrimonio minerario. Oltre all’inquinamento dovuto all’utilizzo di materiali pericolosi, quali ad esempio cianuro e mercurio per l’estrazione dell’oro, nel caso delle terre rare, i rischi, soprattutto ambientali, sono connessi alle fasi di estrazione e trattazione di minerali radioattivi. L'acqua di scarico delle miniere, inoltre, se non smaltita correttamente potrebbe avere impatti molto pesanti, così come le attività di trasporto necessarie.

Le attività estrattive daranno un oggettivo vantaggio alle popolazioni locali o si riveleranno un danno all’incontaminato ambiente artico e alle tradizioni locali? Visti gli interessi  internazionali è molto probabile che non saranno gli indigeni a cogliere le "opportunità" legate al riscaldamento globale, se di opportunità vogliamo parlare, tanto più che le popolazioni indigene non hanno ad oggi competenze tecniche e professionali per svolgere le mansioni necessarie, a causa anche della condizione socio-economica e degli scarsi investimenti da parte del governo per la loro crescita.

Le popolazioni locali non sono però indifferenti ai cambiamenti in atto e probabili. Infatti il partito che si opponeva alla costruzione della miniera Kvanefjeld, il secondo più grande deposito di terre rare al mondo secondo le stime, ha vinto le ultime elezioni e scalzato il partito che appoggiava la compagnia mineraria Greenland Minerals.

Cosa accadrà però quando il riscaldamento globale amplierà ancora di più le porzioni di terreno sfruttabile? Chi resisterà agli interessi economici  e politici? Il popolo della Groenlandia, composto da poche decine di migliaia di persone, avrà la forza sufficiente per opporsi alle potenze mondiali e alla spinta verso lo sfruttamento senza confini?

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