Venerdì, 17 marzo

I giovani tornano a comprare oro e investono in modo responsabile

È un quadro incoraggiante quello che emerge dalle ricerche di questi ultimi mesi sulle abitudini di investimento dei Millennials e della generazione Z. I giovani investono presto, investono tanto, investono green. Sono più autonomi e informati e hanno più strumenti a disposizione rispetto alla generazione dei boomer, sebbene abbiano meno disponibilità economica. I giovani hanno ripreso in mano il loro futuro finanziario.

I giovani e il risparmio: lo spaccato delle piattaforme online di investimento

Da un’indagine condotta da Gimme5, una delle piattaforme che permette di accantonare piccole somme attraverso lo smartphone e investirle in modo rapido, il 47% dei nuovi iscritti appartiene alla generazione Y (i millennials, nati tra il 1981 e il 1996), il 42% alla generazione Z (i nati dal 1997 in poi).

D’altra parte le nuove generazioni puntano prima di tutto alla semplicità, alla personalizzazione e al controllo diretto degli investimenti. Secondo OnlineSim, altra piattaforma online, 7 Millennial su 10 (il 72%) ritengono di fondamentale importanza facilità o semplicità di utilizzo delle piattaforme e degli strumenti. Se la flessibilità è un must, l’autonomia è alla base del rapporto tra i Millennials e gli investimenti

  • L’indipendenza è un aspetto molto importante nel modo in cui i Millennials gestiscono i loro investimenti, tanto che quasi la metà di loro (47%) dichiara di condurre la propria ricerca in maniera indipendente;
  • Quattro su cinque (79%) affermano di preferire l’utilizzo della tecnologia per gestire le proprie risorse rispetto ad altri metodi di gestione degli investimenti;
  • Tre quarti (77%) affermano che le piattaforme e le app online sono un modo più efficace per gestire il denaro;
  • Usare la tecnologia per gestire il denaro fa sentire di avere più tutto sotto controllo (oltre 80%).

La possibilità di sfruttare strumenti smart e digitali per la gestione del risparmio ha permesso di aumentare il capitale medio accumulato (+59%).

Per dare uno spaccato ancora più preciso della platea dei giovani risparmiatori, la ricerca di Gimme5 rileva alcuni dati molto interessanti. Se è vero che la generazione dei Boomer detiene un capitale del 200% più consistente rispetto alle generazioni più giovani, queste ultime hanno iniziato un percorso, sebbene più prudente, certamente lungimirante. Da uno studio di Bank of America i Millennials si rivelano ottimi risparmiatori che iniziano ad accumulare già a 24 anni; migliori dei predecessori visto che la generazione Y non ha cominciato prima dei 30 anni.

Resta un problema il gender gap. Le giovani donne risparmiano meno degli uomini: i loro portafogli sono fino al 50% più piccoli nella generazione Z, per poi vedere diminuire la differenza all’aumentare dell’età. Andando avanti con gli anni cresce comunque l’interesse delle donne verso i temi finanziari e il divario tra i generi si riduce, sebbene le donne restino più prudenti nella scelta degli strumenti finanziari: gli investimenti azionari sono scelti solo dal 9,3% delle clienti donne, contro il 12% degli uomini, mentre quelli obbligazionari sono selezionati dal 45,6% delle donne rispetto al 30,4% degli uomini.

Inoltre, l’indagine di Gimme5 rivela come la propensione al rischio aumenta al crescere dell’età: gli investimenti azionari sono scelti infatti solo dall’8,3% della Generazione Z contro il 23,1% degli anziani.

Lo strumento più utilizzato e il più adatto ad una generazione che deve combattere con introiti discontinui è il fondo pensione o il Piano di Accumulo Capitale, che è studiato per chi ha budget limitati, da alimentare con piccoli versamenti periodici e costanti. Il fondo pensione consente di integrare l’assegno previdenziale futuro che, secondo le stime del Censis, potrebbe scendere nei prossimi anni fino al 70% della retribuzione.

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I giovani e il risparmio: gli investimenti ESG

Rispetto agli investimenti ESG (Environmental, Social, Governance), nel 2022 gli uomini hanno investito più delle donne (13,4% contro 11,4%). La principale causa di questo apparentemente scarso interesse risiede principalmente nella poca conoscenza degli strumenti finanziari e delle loro potenzialità e nella diffidenza da pratiche di greenwashing.

In realtà l’interesse verso gli investimenti ESG resta alto. Da uno studio del Comitato per la programmazione e il coordinamento delle attività di educazione finanziaria, Millennial e Gen-Z: comportamenti finanziari, sostenibilità e tecnologia”, “Il 79% del campione intervistato attribuisce elevata rilevanza ai fattori ambientali e sociali quali determinanti per le scelte di investimento, presenti o future. Leggermente inferiore risulta invece la rilevanza attribuita a fattori inerenti alla corporate governance. Sebbene solo l’11% del campione intervistato dichiari di aver effettuato investimenti in strumenti finanziari di natura Esg, il 46% si dichiara interessato per i valori etici, sociali e ambientali che rappresentano e sarebbe disponibile a rinunciare a una parte del rendimento a parità di rischio. Circa l’altra metà del campione, più precisamente il 47%, prenderebbe in considerazione strumenti Esg purché non comportino una riduzione del rendimento a parità di rischio. Solo il 7% degli intervistati non è interessato al mondo della finanza sostenibile. Cresce la consapevolezza delle proprie scelte e il desiderio di monitorare il reale valore etico dell’investimento. Il 67% del campione sarebbe infatti interessato a ricevere un’analisi annuale dell’impatto generato dal portafoglio etico a prescindere dal rendimento ottenuto, laddove tale servizio fosse offerto su base gratuita. Il 27% del campione sarebbe invece disposto a pagare il proprio intermediario per tale servizio. Le giovani generazioni sono convinte che si possa trovare una combinazione virtuosa ed efficiente tra etica e rendimento: l’85% degli intervistati afferma che criteri etici di investimento saranno di fondamentale importanza per influenzare e indirizzare una crescita economica sostenibile”

I giovani e il risparmio: i Millennials italiani amano l’oro

Secondo il ‘Retail Gold Insight” del World Gold Council di maggio 2022, gli italiani amano l’oro e investono nel metallo prezioso circa il 29% del loro reddito, percentuale superiore se comparata a quella degli investitori di altri mercati occidentali analizzati dal report. I millennials italiani sono quelli che detengono più oro nel portafoglio (il 51% contro il 30% della Gen Z e contro il 41% delle generazioni precedenti) ed è anche il terzo prodotto più acquistato nei 12 mesi precedenti la ricerca

Nello specifico le tipologie predilette dagli investitori Millennial sono i lingotti, per il 19% del campione, i gioielli in oro fino, 18%, e gli ETF con l’oro come sottostante, 15%.

Non sono chiare le motivazioni che spingono i giovani investitori verso il metallo giallo, ma è possibile che si tratti di una presa di coscienza che l’oro è uno dei migliori asset per la diversificazione di portafoglio. A livello generale il 40% degli intervistati considera l'oro un bene per la protezione del patrimonio (il 50% di coloro che investono il lingotti e monete), mentre un ulteriore 30% lo considera un mezzo per generare buoni rendimenti nel lungo periodo.  Louise Street, Senior Markets Analyst EMEA, ha commentato: "La nostra ricerca ha messo in evidenza che gli investitori retail italiani hanno una preferenza per gli investimenti in oro e lo apprezzano particolarmente per la sua funzione di copertura dai rischi. Tuttavia, il metallo giallo potrebbe offrire ancor più opportunità se venissero superate alcune barriere d'ingresso come la mancanza di fiducia nei prodotti auriferi e nelle aziende che li vendono, insieme alla carenza di informazioni e alla comprensione su come investire. Come World Gold Council ci impegniamo attivamente per ridurre queste barriere ed è per questo che abbiamo lanciato i Retail Gold Investment Principles. Una guida progettata per aumentare gli standard dei fornitori sul mercato e aiutare gli investitori a sentirsi sicuri in materia di investimento". 

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