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Chokepoint e supply chain: quanto la nostra economia dipende dagli stretti

A volte fatichiamo a vederlo, perché siamo abituati ad avere sempre tutte le merci a disposizione, ma un incidente apparentemente banale come quello del canale di Suez ha messo in evidenza l’enorme fragilità delle catene di approvvigionamento (supply chain) delle nostre economie. Ne abbiamo parlato nell’orovilla Talk del 23 aprile: un aspetto molto interessante delle economie più ricche, in balia dei venti e dei mari.

GUARDA L'OROVILLA TALK DEL 23 APRILE

Cosa e quali sono i chokepoint nel mondo e come vi transitano le economie mondiali

I chokepoint sono strettoie e passaggi molto stretti nei e tra i mari e oceani del mondo che permettono il trasferimento da una zona a un’altra delle merci. Sono SEMPRE di massima importanza in quanto passaggio obbligato e attribuiscono a chi li controlla un vantaggio GEOPOLITICO strategico.

Chokepoint primari

Al momento ci sono 7 chokepoint primari più altri canali e stretti secondari. I primari sono:

  • Canale di Suez
  • Bab-el Mandeb
  • Stretto di Hormuz
  • Stretto di Malacca
  • Canale di Instanbul e stretto dei Dardanelli
  • Stretto di Danimarca
  • Canale di Panama

A questi si aggiungono ad esempio lo stretto di Bering che sta diventando un passaggio sempre più importante con il disgelo e lo stretto di Gibilterra per il trasporto soprattutto delle merci agricole.

Quali sono le caratteristiche che li rendono così strategici?

  • Per il trasporto del petrolio hanno grande importanza soprattutto gli stretti che passano dall’Oceano Indiano al Mediterraneo (Bab-el Mandeb e Suez), dalla Russia all’Europa (Hormuz) e dall’Oceano Indiano al Pacifico verso i paesi asiatici (Malacca). Panama è utilizzato per il trasporto del petrolio americano verso l’Asia
  • Per il trasporto delle merci agricole assumono maggior importanza Gibilterra, Bosforo e Dardanelli (da e per la Russia e l’Ucraina), Bab-el Mandeb e Suez e sempre di più lo stretto di Malacca, sintomo della grande crescita delle economie asiatiche
  • Hormuz, che si trova tra l’Oman, l’Iran e gli Emirati Arabi gestisce il 20% del trasporto petrolifero mondiale e questo lo rende uno snodo particolarmente delicato a livello di equilibri internazionali
  • Il Bosforo sta diventando un terreno sempre più conteso in quanto pericoloso passaggio per la Russia verso il Mediterraneo
  • La Russia di fatto non ha sbocchi propri sull’Occidente e per questo motivo deve mantenere rapporti estremamente cordiali con chi ha il potere di gestire il suo traffico verso il Mediterraneo
  • Lo stretto di Malacca è di fatto l’unica via da e per la Cina, ma è anche il triangolo dei pirati (le loro incursioni sono in crescita dal 2018).

Come è cambiata la supply chain con il Covid e come potrebbe cambiare ancora

La catena delle forniture ha subito moltissimi rallentamenti a causa del covid. L’episodio della Evergreen ha solo messo ancora più in evidenza una debolezza intrinseca. La pandemia ha causato un forte diminuzione della domanda che ha eroso l’offerta.

Supply chain e covid

Con la ripresa economica e delle attività produttive anche la domanda ha ripreso slancio, ma questo ha avuto un forte impatto sia sulla domanda di materie prime, che sono di fatto tuttora carenti, che sul costo dei trasporti e di conseguenza sull’aumento dei prezzi. Di fatto questo potrebbe decretare la fine di quello che in Toyota definiscono come Just in Time, ovvero la possibilità di avere materie prime e semilavorati non appena se ne ha il bisogno per portare avanti la produzione.

Cosa può significare per il comprato produttivo e per l’economia in generale? Si prevedono 3 scenari

  • Lungo periodo: onshoring, riportare i luoghi di produzione più vicini
  • Medio periodo: diversificazione delle catene di fornitura
  • Breve periodo: maggiori scorte con conseguente aumento dei prezzi e quindi inflazione

futuro delle supply chain

 

GUARDA L'OROVILLA TALK DEL 23 APRILE

Ancora una volta l’oro fisico si presenta come tutela del patrimonio

Come lo sguardo lucido di Maurizio Mazziero ci insegna da tempo, macroeconomia e geopolitica non sono teorie o realtà lontane e senza effetti sulle nostre vite. Come abbiamo visto, uno snodo di importanza cruciale come il canale di Suez e un ‘banale’ incidente navale possono portare conseguenze enormi nella vita quotidiana.

Basta parlare con un artigiano, senza andare troppo distanti, per capire che il ‘banale’ incidente avrà ripercussioni sul suo lavoro per mesi, a causa degli enormi ritardi nelle consegne di semilavorati e prodotti dall’Asia. Rame, ferro, metalli industriali in genere avevano già patito durante le varie chiusure a causa del Covid e un normale idraulico o un elettricista vi potranno fare un quadro molto chiaro delle difficoltà a cui stanno andando incontro nel reperire la merce che serve per portare avanti i cantieri.

Tutto questo c’entra con l’oro? Sì. Come ormai sappiamo l’oro è in grado di fare da cuscinetto di fronte a diverse crisi

  • È una fonte preziosa di liquidità
  • La sua quotazione reagisce alle crisi economiche aumentando a volte sensibilmente, ed è quindi porto sicuro in acque agitate
  • Protegge dalla perdita di valore del denaro contante a causa dell’inflazione perché non risente dei suoi effetti

Se il futuro delle supply chain è incerto, o di più sono incerti i suoi effetti sull’economia, l’oro è ancora una volta il porto sicuro.

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Per qualsiasi informazione non esitate a contattarci! I nostri consulenti sono sempre a vostra disposizione via e-mail (orovilla@orovilla.com) oppure telefonicamente al numero 02-8853215.

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