Patrimoniale di solidarietà o tassa vera e propria? Come proteggere il tuo denaro
Fino a quando la minaccia di un prelievo forzoso sarà solo una minaccia? Quale sarà il punto di non ritorno dopo il quale il governo deciderà di applicarla davvero? Come ogni anno anche nel 2022, ma con nuove e più solide basi di realismo, lo spettro della tassa patrimoniale torna a mostrarsi, sotto l’aspetto di una tassa per sostenere l’economia nel contesto di guerra e di possibile recessione. Ma cos’è una tassa patrimoniale, quando si applica il prelievo forzoso, cos’è successo nel 1992 e soprattutto come possiamo proteggere i risparmi?
Cos’è il prelievo forzoso e quali sono i precedenti in Italia
Il prelievo forzoso è una misura di emergenza, una tassa sul patrimonio depositato sui conti correnti, a cui gli Stati possono ricorrere anche senza il consenso dei correntisti, come fonte di liquidità, per fronteggiare un periodo di recessione.
In buona sostanza lo Stato preleva dai conti correnti dei cittadini una percentuale del loro patrimonio (la proposta del governo oggi è dell’1% su patrimoni superiori a 1,2 milioni di euro) depositato in banca, per evitare una crisi finanziaria.
Il prelievo forzoso del governo Amato nel 1992
Era il 1992 quando la Lira finì sotto attacco speculativo: i mercati si accanirono contro la valuta nazionale fino a sfociare nel mercoledì nero, il 16 settembre 1992, quando lira italiana e sterlina inglese furono costrette ad uscire dal Sistema Monetario Europeo. Questo causò una fuga di capitali dall'Italia e di conseguenza il crollo della moneta.
Il rischio per la valuta italiana era già elevato da tempo, visto che le aste dei titoli di stato italiano nelle settimane precedenti erano andate deserte, l'economia arrancava e la Bundesbank aveva detto chiaramente alla Banca d'Italia che non avrebbe salvato la lira. Le vendite allo scoperto di Soros innescarono una spirale speculativa e la lira venne svalutata del 7% causando l’uscita dallo SME.
Nella notte tra il 9 ed il 10 luglio 1992 l’allora governo Amato operò un prelievo forzoso e improvviso del 6 per mille su tutti depositi bancari grazie ad un decreto legge che conteneva svariate misure economiche, dall’aumento dell’età pensionabile alla patrimoniale sulle imprese, dalla minimum tax all’introduzione dei ticket sanitari, dalla tassa sul medico di famiglia all’imposta straordinaria (che poi divenne l’ICI) pari al 3 per mille della rendita catastale rivalutata sugli immobili (anche questo è un aspetto che si sta ripresentando con la proposta di riforma del catasto). Prelievo sui conti correnti e Isi fruttarono insieme 11.500 miliardi di lire.
Questa operazione straordinaria però non portò ai risultati sperati e la manovra finanziaria portò l’Italia ad un passo della recessione fino all’uscita tre mesi dopo dallo SME. La storia insegna, sta a noi imparare.
La proposta del governo oggi: una patrimoniale di solidarietà
Sebbene il presidente del Consiglio si muova con il tatto della diplomazia tra il dire e non dire, è ormai opinione comune che l’Italia si sta avviando verso una recessione. Secondo la Banca d’Italia se la guerra in Ucraina si protrarrà, l’Italia rischia seriamente una recensione di 2 anni.
Se all’inizio dell’anno si parlava di un aumento del PIL del 6% ormai quelle prospettive non esistono più. Il Governo fatica a usare la parola ‘recessione’ e cerca di rassicurare la popolazione, ma la realtà nella vita di tutti i giorni si fa sempre più drammatica: le misure sociali sono urgenti e necessarie, le risorse invece scarseggiano.
A causa dell’inflazione gli italiani in povertà oche rischiano di finirci presto sono più di 10 milioni, oltre 1.300.000 bambini in Italia vivono in povertà assoluta: una bomba sociale pronta ad esplodere con un divario tra ricchi e poveri che è ormai inaccettabile. Addirittura a febbraio 4 milioni di utenze non sono riuscite a pagare le bollette.
La proposta di una patrimoniale di solidarietà arriva nel 2022 dal sindacato più importante e dal suo segretario Landini. Questo contributo di solidarietà si attiverebbe tramite un prelievo forzoso dell’1% sui conti correnti superiori a 1,2 milioni di euro, che permetterebbe di portare fino a 7 miliardi di euro nelle casse dello Stato. Il governo al momento non sembra voler andare in questa direzione, ma la tensione sociale resta altissima e nei prossimi mesi potrebbe rendersi necessario.
Inflazione e patrimoniale: come proteggere i tuoi risparmi
Che i soldi lasciati sul conto corrente non siano una buona strategia di risparmio lo sapevamo. Ora rischiano di diventare anche un fondo a cui lo Stato vorrebbe attingere come nel 1992. Sebbene per ora si tratti solo di un’ipotesi ventilata sui depositi di una certa entità, non sappiamo come volgerà la situazione nei prossimi mesi.
Per questo diventa ancora più importante dirottare i risparmi verso diverse (e diversificate) soluzioni di investimento, in particolare soluzioni che permettono di accantonare periodicamente una cifra, modesta o cospicua, in un Piano di Accumulo Capitale.
Visto che una percentuale tra il 5 e il 15% del capitale dovrebbe essere investito in beni rifugio a protezione, l’oro è una soluzione ideale, oggi anche con una soluzione efficace come un piano di accumulo e semplice come un conto corrente.
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