Il Banco dei Pegni
L'istituzione del Banco dei Pegni si deve ai cosiddetti “ordini mendicanti”, ovvero i francescani e, in misura minore, ai domenicani. Questi ordini religiosi si fecero promotori di una forma di credito destinata principalmente alle persone più bisognose, con l'obiettivo di offrire piccoli prestiti senza pretendere interessi. Il meccanismo prevedeva la consegna in pegno di un oggetto, il cui valore doveva coprire almeno un terzo della somma richiesta. Il pegno poteva essere riscattato restituendo la cifra entro un anno; in caso contrario, l'oggetto veniva messo all'asta.
Va sottolineato che la pratica del prestito su pegno è antichissima. Già nell’VIII secolo, nel cosiddetto «Formulario di Angers», esisteva traccia di questa usanza: se il debitore non restituiva il prestito nei tempi stabiliti, la somma dovuta veniva prima raddoppiata, poi, in caso di ulteriore inadempienza, il debitore e la moglie venivano ridotti in schiavitù!
Il denaro necessario per finanziare i prestiti derivava principalmente dall’attività di predicazione dei frati che, attraverso questue, donazioni e lasciti testamentari, raccoglievano i fondi necessari. Alla base di questa raccolta vi era il principio cristiano della carità, come espresso da San Tommaso d’Aquino: «la carità è la madre di tutte le virtù».
A partire dalla fine del Quattrocento, si assistette invece alla nascita dei Monti di Pietà, istituti che rappresentarono una tappa fondamentale nell’evoluzione del credito su pegno in Italia. Tra i più antichi si annovera quello di Ascoli Piceno, fondato nel gennaio del 1458, seguito da quelli di Perugia (1462), L’Aquila (1466), Mantova (1484), Piacenza (1490) e molti altri. A Milano, il Monte di Pietà fu istituito ufficialmente dal duca Ludovico il Moro il 1° luglio del 1496, tanto che ancora oggi una via del centro cittadino ne porta il nome.
Un fenomeno simile si registrò anche in Europa: nel 1361 il vescovo di Londra fondò un banco per prestare denaro senza interessi, mentre nel 1431 il re di Castiglia diede vita alle «Arcas de Misericordia», associazioni destinate a concedere prestiti a chi si trovava in stato di necessità.
Nel XVII secolo vennero istituiti i cosiddetti “Monti Frumentari”, strutture pensate per i contadini che non disponevano di oggetti di valore da dare in pegno. In questi casi, era possibile offrire parte dei propri prodotti agricoli come garanzia per ottenere un prestito.
I Monti di Pietà non furono esenti da critiche: alcuni li consideravano comunque una forma di usura. Per risolvere questa controversia, Papa Leone X intervenne con la bolla «Inter Multiplices» del 4 maggio 1515, che sancì ufficialmente l’approvazione e la regolamentazione dell’attività dei Monti di Pietà.
Con il tempo, i Monti di Pietà si evolsero in veri e propri istituti finanziari. Ad esempio, il Monte di Verona iniziò a offrire prestiti sia senza interesse (per somme modeste) sia con un interesse del 6% (per importi elevati). Il Monte di Pietà di Napoli, fondato nel 1539, cominciò a ricevere anche depositi, gettando così le basi per una vera attività bancaria.
L’evoluzione dei Monti di Pietà venne interrotta nel 1796, quando Napoleone si appropriò dei beni di tutti gli ordini religiosi. Questi istituti riconquistarono una certa autonomia nel 1807, ma con l’Unità d’Italia una legge dell’agosto 1862 trasformò i Monti di Pietà in opere pie, modificandone profondamente la natura.
Nel 1938, una riforma portò alla denominazione di Monte di Credito su Pegno, consentendo la fusione con altri enti creditizi e la nascita di società per azioni operanti nel settore del credito. Nel secondo dopoguerra, ad esempio, il Monte di Milano divenne la Banca del Monte e, attraverso varie incorporazioni, nel 1987 nacque la Banca del Monte di Lombardia (dal 1994 «Banca Regionale Europea») la cui Fondazione «persegue esclusivamente scopi di utilità sociale e di promozione dello sviluppo economico».
