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H come idrogeno: il futuro della green economy e dei metalli preziosi

Un Talk intenso e verticale quello di venerdì 12 febbraio con Maurizio Mazziero. Non solo oro, non solo metalli preziosi, non solo mercati, ma un’analisi approfondita sul futuro dell’idrogeno e le sue implicazioni finanziarie, anche nel mondo dei metalli preziosi. Non solo appunti, ma concentrazione e attenzione per cogliere le opportunità.

 

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L’idrogeno protagonista della green economy

L’idrogeno è l’elemento più diffuso nell’universo. Quasi il 75% della materia, dei pianeti e delle stelle sono costituiti da idrogeno. Sulla Terra però l’idrogeno puro è praticamente inesistente. È invece molto abbondante legato ad altri elementi: innanzitutto nell’acqua (legato all’ossigeno), poi nei composti organici (legato a carbonio e ossigeno) ed ancora negli idrocarburi, in particolare nel metano (legato al carbonio). Sulla terra l’idrogeno deve essere prodotto o scomponendo l’acqua oppure attraverso trasformazioni chimiche a partire da combustibili fossili, come ad esempio carbone e metano.

Oggi viene utilizzato principalmente nell’industria chimica (per produrre ammoniaca, metanolo, concimi,…) e metallurgica (allo studio un processo per la produzione di acciaio primario a partire da minerali a base di ossido di ferro).

L’idrogeno non può essere considerato una «fonte» di energia, ma solo un «vettore» (come l’elettricità), che produce calore e libera vapore acqueo. Il calore può essere poi impiegato in applicazioni civili e industriali. L’idrogeno può anche reagire con l’ossigeno, non per combustione ma con un processo elettrochimico, che produce direttamente energia elettrica: ciò avviene nelle cosiddette pile a combustibile. L’energia elettrica così generata può a sua volta alimentare motori, a bordo di mezzi di trasporto a lunga percorrenza (camion, navi, aerei, ecc.) che potrebbero essere dotati di serbatoi per l’idrogeno, senza la produzione di gas serra e inquinanti.

L’idrogeno non è tossico né corrosivo, non inquina terreni né le falde acquifere. È però un gas altamente infiammabile; a contatto con l’ossigeno o altri reagenti ossidanti può avere reazioni esplosive. Tuttavia, è meno infiammabile della benzina (l’autoaccensione richiede temperature più elevate). In caso di perdite, la sua leggerezza facilità la rapida dispersione nell’ambiente, riducendo il rischio di concentrazioni potenzialmente pericolose. In caso di combustione accidentale, brucia molto rapidamente con scarsa probabilità di propagazione dell’incendio.

Che cosa sono l’idrogeno «grigio», «blu», «verde» e «rosa»?

Esistono diverse tipologie di idrogeno, identificate dalla modalità di lavorazione.

 

tipologie di idrogeno

 

Idrogeno grigio

Il 97% dell’idrogeno è oggi ottenuto da processi cosiddetti di reforming, che utilizzano combustibili fossili. Riformando 3,5 chilogrammi di metano si ottiene 1 chilogrammo di idrogeno, liberando però in atmosfera poco meno di 9 chilogrammi di anidride carbonica.

Idrogeno blu

Il processo è lo stesso dell’idrogeno grigio, ma l’anidride carbonica, invece di essere liberata in atmosfera, viene catturata (ad oggi è possibile con il 90% della CO2) ed iniettata stabilmente ad esempio nello stesso giacimento da cui si estrae il metano.

Idrogeno verde e rosa

Sono entrambi ricavati dall’acqua , nel primo caso alimentando gli impianti di elettrolisi con energia rinnovabile, nel secondo con energia nucleare. Il verde e il rosa sono completamente de-carbonizzati (cioè per la loro produzione non viene immessa in atmosfera anidride carbonica), mentre il blu lo è al 90%.

Idrogeno giallo

L’idrogeno giallo è ricavato da elettrolisi utilizzando l’energia solare come unica fonte. Gli studi sono ancora acerbi e ci vorranno diversi anni per ottenere dei risultati apprezzabili.

Molti scenari di lungo periodo (indicativamente intorno al 2040), basati prevalentemente sulla generazione da fonti rinnovabili variabili (solare ed eolico) attribuiscono all’idrogeno da elettrolisi un grande potenziale anche come forma di accumulo dell’energia elettrica rinnovabile. È il processo noto come «Power to Gas» (P2G). L’idrogeno, prodotto e accumulato quando l’energia elettrica è generata in eccesso rispetto alla domanda, verrebbe utilizzato per generare energia elettrica per mezzo di pile a combustibile, quando la generazione rinnovabile risulta in difetto rispetto alla domanda.

Una variante è la cosiddetta «metanizzazione» dell’idrogeno: l’idrogeno verrebbe combinato con anidride carbonica catturata dall’atmosfera per produrre metano sintetico; la successiva combustione del metano restituirebbe l’anidride carbonica prima catturata. Il processo garantirebbe la neutralità carbonica e consentirebbe di distribuire ed utilizzare metano anziché direttamente idrogeno. Entrambi i processi sono oggi ancora molto lontani dalla maturità.

I costi: quale idrogeno utilizzeremo?

Al momento il costo di produzione dell’idrogeno grigio dipende dal prezzo del metano. Al prezzo del metano europeo pre-pandemia, il costo di produzione era circa 1 euro al chilogrammo. Con un prezzo del metano quasi raddoppiato (a 25 euro al megawattora), il costo sale a 1,5 euro al chilogrammo. Per quanto riguarda l’idrogeno blu occorre aggiungere i costi per la cattura dell’anidride carbonica, che fanno aumentare il costo di o,5€ al kg.

Più articolato il calcolo del costo di produzione dell’idrogeno «verde», che dipende soprattutto dal costo degli elettrolizzatori e dal costo dell’energia elettrica rinnovabile che li alimenta. In Italia oggi l’idrogeno verde costa 4-6€/kg. Il punto di svolta potrebbe arrrivare quando l’idrogeno costerà al massimo 2€/kg.

La svolta dell’idrogeno e il futuro del platino

La svolta green, che aiuterebbe anche a sviluppare il processo di decarbonizzazione e a ridurre l’impatto ambientale, potrebbe arrivare dal 2050, quando l’idrogeno potrebbe rappresentare un quarto della quota nei consumi energetici finali, con un giro d’affari di 820 miliardi di euro l’anno, e circa 5,4 milioni di nuovi posti di lavoro. (fonte: H2IT - Associazione Italiana Idrogeno e Celle a Combustibile).

Nel nostro Paese ad oggi la quota totale di energia prodotta dall’idrogeno si aggira intorno all’1% utilizzato per l’industria chimica, siderurgica e della raffinazione. Ma si tratta ancora di idrogeno non pulito, prodotto da combustibili fossili, che per la produzione rilascia tra i 70 e i 100 milioni di tonnellate di CO2 in tutta l’UE.

La tecnologia per la produzione id idrogeno è ancora costosa e la produzione da fonti rinnovabili è ancora immatura, necessita di investimenti e incentivi prima di ottenere delle economie di scala che abbassino i costi. D’altro canto esistono progetti per l’applicazione delle batterie a idrogeno sui veicoli che verranno applicate per i mezzi pesanti. L’investimento è una scommessa sul futuro: le aziende di produzione di idrogeno sono care, mentre quelle di produzione delle celle a combustibile non producono ancora utili.

Perché parliamo di platino? Perché sia il processo di produzione di idrogeno, sia il funzionamento delle fuel cell richiede un catalizzatore. I catalizzatori ad oggi sono in  Platino, Palladio, Iridio, Rutenio e in qualche caso in Nichel o ossido di Nichel.

È molto meno caro l’investimento in platino, che spesso funziona meglio del palladio come catalizzatore. Il platino non potrà che beneficiare pienamente da uno sviluppo dell’idrogeno e già oggi sfrutta i vantaggi di una progressiva conversione dei catalizzatori auto dal Palladio grazie ai suoi prezzi più contenuti. Gli investitori continueranno a investire sul forte rialzo del platino degli ultimi mesi visto che si mantiene sui massimi degli ultimi 6 anni e il trend resisterà ancora a lungo.

 

quotazioni platino 12 mesi

 

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