Sabato, 1 aprile

Finanza comportamentale, bias cognitivi e la sicurezza dell'oro fisico a protezione del capitale

Quanto sarebbe bello (e conveniente) evolverci verso l’homo economicus? Si tratta di quella specie umana i cui membri sono perfettamente razionali e riescono a prendere decisioni razionali sulla base dei dati, integrandoli con le nuove informazioni che giungono costantemente; il loro agire ha come obiettivo aumentare la propria ricchezza.

Se da un punto di vista umano non è esattamente il tipo di persona con cui vorremmo avere a che fare, rappresenterebbe certamente un vantaggio finanziario enorme. Invece non è così: noi comuni esseri umani siamo emotivi e a volte sono le emozioni e le relazioni sociali a guidare anche le nostre decisioni finanziarie.

Cos’è la finanza comportamentale?

La finanza comportamentale è una branca degli studi economici nella quale vengono integrati nello studio del comportamento dei mercati il comportamento individuale e sociale. Sparita dopo Adam Smith per oltre mezzo secolo l’economia comportamentale è tornata in auge negli anni ’60 quando la psicologia cognitiva iniziò a descrivere il cervello come strumento di elaborazione delle informazioni.

Kahneman e Tversky nel 1979 ipotizzarono che gli individui giocassero il loro ruolo all’interno del mercato in modo razionale, valutando tutte le informazioni possibili e che i prezzi osservati sul mercato riflettessero tutta l'informazione contenuta nella serie storica dei prezzi stessi. Tuttavia, alcune anomalie di mercato, particolarmente interessanti, come le bolle speculative, che osservano il divergere del valore di un titolo dalle sue variabili fondamentali economiche, non possono essere semplicemente spiegate con asimmetrie di tipo informativo o con il fallire della teoria dei mercati efficienti, ed è qui che entra in gioco la finanza comportamentale.

Secondo la finanza e l'economia comportamentali dunque non si tratta solo di decisioni prese dal singolo che influenzano la sua condizione economica, ma, quando un numero sufficiente di individui mostrano comportamenti basati su pregiudizi o preconcetti o bias che divergono dalle aspettative razionali, questi comportamenti possono avere effetti sull’intero mercato.

Lo abbiamo visto poche settimane fa con la Silicon Valley Bank, ma lo vediamo succedere spesso. Semplificando all'estremo, mercoledì 8 marzo la Silicon Valley Bank aveva annunciato un aumento di capitale, mediante offerta di azioni per 2,25 miliardi di dollari.

"La giustificazione di questa richiesta di denaro al mercato era che si rendeva necessaria a causa di una perdita di 1,8 miliardi derivante dalla vendita di titoli in perdita per 21 miliardi di dollari. a causa di una diminuzione dei depositi dei correntisti che da un lato trovavano più interessante investire in titoli di Stato al 3,5% di rendimento, piuttosto che tenerli nel conto, e dall’altro lato spinti anche da alcune voci che erano girate circa una crescente debolezza di bilancio.
Il giorno dopo, giovedì 9 marzo, scattava la corsa agli sportelli (Bank Run) dei correntisti impauriti e venivano ritirati 42 miliardi di dollari. Alla fine della giornata la banca aveva un saldo di cassa negativo per quasi 1 miliardo di dollari." (Oronews, Marzo 2023)
 
La corsa agli sportelli è uno di quegli eventi spinti da una reazione emotiva che porta conseguenze su tutto il mercato. Infatti il pericolo di contagio si è fatto sentire e ha fatto crollare i titoli bancari negli States e in Europa, sull'onda di un sentiment fortemente negativo.

Studiare la finanza comportamentale e divenire consapevoli dei meccanismi psicologici che stanno dietro alle decisioni apparentemente razionali che prendiamo ogni giorno in tema di finanze è fondamentale per aiutarci ad evitare alcuni ostacoli o a migliorare il più possibile alcune reazioni emotive che ci portano ad agire in modo incauto.

Finanza comportamentale e bias cognitivi ed emotivi

La finanza comportamentale dunque cerca di capire le persone e ciò che le spinge a prendere decisioni finanziarie attraverso le emozioni e le sensazioni e come questo influenza i loro investimenti. L’esperienza ci rende sempre più razionali ed efficienti nella presa delle decisioni, ma non potremo mai diventare al 100% un homo economicus.

Studiare la finanza comportamentale significa riconoscere i bias che guidano verso scelte avventate, per migliorare i propri errori.

Possiamo così distinguere tra due macrocategorie di bias: quelli cognitivi, che originano da un processo mentale sbagliato, e quelli emotivi, che derivano da intuizioni, impulsi o emozioni.

I bias cognitivi nelle decisioni di investimento

Bias di conferma – Si basa sulla ricerca di informazioni che confermano le nostre tesi e convinzioni, evitando quelle che potrebbero mettere in dubbio ciò che conosciamo. Questo bias è particolarmente sudbolo in quanto

  • Non ci permette di vedere quando uno scenario economico o finanziario sta cambiando, facendoci perdere delle opportunità
  • Non ci permette di considerare opinioni e tesi sfidanti, ma oggettivamente giuste, facendoci perseverare nell’errore
  • Ci dà illusione di avere il controllo della situazione

Errori nel processo mentale – Si basa sull’impostazione di un ragionamento partendo da premesse sbagliate. Questo bias si manifesta in modi diversi

  • Ci porta ad ancorarci a convinzioni errate, ad esempio a riferirci al prezzo di un’azione come unico parametro di riferimento, impedendoci di approfondire altri aspetti dell’analisi
  • Ci impedisce, come nel bias di conferma, di affrontare in modo approfondito i vari aspetti dell’investimento in quella che viene definita pigrizia delle fonti di informazione.

I bias emotivi nelle decisioni di investimento

Avversione alla perdita – Si crea un’asimmetria tra l’atteggiamento che si ha verso le perdite rispetto ai guadagni. La sensazione negativa di fronte alla perdita è molto più forte di quella positiva a fronte di un guadagno. Questo porta a comportamenti impulsivi come:

  • Vendere troppo presto
  • Attendere troppo per vendere sperando in un recupero delle perdite
  • Aumentare il rischio dopo una serie di perdite

Illusione della conoscenza – L’investitore crede che i successi siano dovuti alle proprie capacità e intuizioni, attribuendo i fallimenti a fattori esterni su cui non può avere il controllo. Sopravvalutare le proprie capacità porta quasi sempre a comportamenti incauti

Mancanza di disciplina – Tutti gli investimenti devono essere affrontati con disciplina e metodo, senza attribuire valore diverso a immobili e redditi fissi, gestiti con un orizzonte temporale di lungo termine, e azioni o criptovalute, gestite con superficialità o come se si potesse giocare a basso rischio.

Mantenimento dello status quo – L’investitore cede all’inerzia  e preferisce non modificare il proprio portafoglio o non vendere titoli che sono in portafoglio da anni o affidarsi a strumenti poco flessibili e poco redditizi, ma che nei decenni sono sempre stati considerati sicuri e stabili anche quando l’evidenza lo smentisce (ad esempio i Titoli di Stato). Questo bias è collegato all’avversione al rimpianto, che impedisce di prendere decisioni per non incorrere nel rischio che si rivelino sbagliate, anche se la mancanza di decisioni potrebbe portare a danni ancora maggiori

Endowment bias – L’investitore percepisce un valore aggiunto ai titoli o agli asset posseduti a causa di un coinvolgimento emotivo. Ciò si verifica per azioni dell’azienda di famiglia o asset detenuti da moltissimi anni da cui si fatica a staccarsi per iniziare un nuovo percorso di investimento

Finanza comportamentale e diversificazione del portafoglio

Ma come trasformare i bias e le sensazioni come euforia, angoscia, preoccupazione, paura, impazienza da ostacoli ad alleate, o almeno come imparare a gestirle perché non diventino il nostro tallone d’Achille?

Come scrive Andrew Lawford, socio della MazzieroResearch.com e socio ordinario del CFA Institute e del CFA Society Italy nel “Manuale dell’investitore consapevole” (Bellelli, Lawford, Mazziero – Hoepli, 2016):

Tutte le sensazioni possono essere considerate normali per un investitore. Sono tuttavia da ritenere nocive, perché appartengono a momenti transitori relativi a certi investimenti e negano la realtà di ciò che dovrebbe essere il portafolgio diversificato: un processo che inizia con un accumulo di risparmi e finisce con il raggiungimento degli obiettivi finali (arrotondamento della pensione, mantenimento in termini reali del valore del portafoglio che va tramandato agli eredi e così via). Il singolo momento di successo o fallimento non deve mai essere così importante da avere un impatto sul proprio benessere nel lungo termine. Visti in quest’ottica, i momenti di euforia o angoscia, paura, invidia o incomprensione sono assolutamente fuori luogo nel portafoglio diversificato. Il portafoglio d’investimento deve essere come una macchina utilitaria – funzionale e affidabile – non una macchina da corsa, piena di emozioni e brividi.

Diversificazione dunque come regola aurea del buon investitore. E all’interno di un buon portafoglio diversificato inserire asset sicuri, come l’oro, che rappresentino una riserva di valore e un bene rifugio. Integrando anche una forma di accantonamento periodica come un piano di accumulo è possibile minimizzare proprio quegli aspetti emotivi e irrazionali che sono alla base di molti errori finanziari.


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