Martedì, 2 novembre 2021

Crisi energetica e rischio stagflazione: cosa ci aspetta e come tutelarsi con l’oro

Prima o poi dovevamo farci i conti. La crisi energetica è arrivata in tutta la sua devastante potenza e ora i grandi del mondo prendono d’assalto le materie prime energetiche, la Cina taglia la distribuzione dell’energia nel paese con un effetto domino mondiale di proporzioni inaspettate. Ma sono davvero inaspettate?

Nel settore manifatturiero l’indice degli acquisti è sceso sotto la soglia di attenzione di 50 (49,6 in settembre). C’è chi ha iniziato a parlare di stagflazione, una piaga ben peggiore dell’inflazione. La stagflazione è quel fenomeno che prevede recessione, calo dei consumi e inflazione contemporaneamente, una situazione che persino le banche centrali avrebbero difficoltà a gestire e che le porterebbe a chiudere i rubinetti delle misure monetarie che ci stanno portando fuori dalla crisi.

Crisi energetica: cosa sta succedendo nel mondo

La crisi energetica parte dall’oriente.  Ancora una volta la Cina è protagonista di nuove difficoltà che attraversano il mondo. La scarsità di energia ha rimesso tutto in discussione, perfino la transizione green a livello globale. E gli effetti che osserviamo in Cina non tarderanno a propagarsi. Le prime conseguenze, quelle economiche, sono già sotto gli occhi di tutti.

La situazione in Cina è già piuttosto grave. In 20 delle 31 province la produzione è stata sospesa per diverse ore al giorno a causa della scarsità di energia. Milioni di persone non possono più utilizzare l’elettricità per riscaldare o illuminare le proprie case. E molti esperti ritengono che il  governo non potrà far fronte all’emergenza in pochi mesi. L’inverno si prospetta freddo e buio.

Il governo cinese al momento ha potuto fare solo due cose: riattivare le miniere di carbone e assaltare le scorte russe di gas, diventando il primo acquirente.

L’estrema carenza di elettricità causata dall’impennata dei prezzi del carbone e del gas nel più grande esportatore del mondo danneggia la Cina, ma ha conseguenze di immani proporzioni sulla supply chain, in un momento  in cui anche l'industria navale sta cercando di uscire da un pantano di linee  di approvvigionamento congestionate e ritardi.

Un rallentamento cinese era già stato messo in conto, ma non a questi livelli. Esportatori, importatori e partner commerciali assorbiranno il primo impatto, ma non saranno i soli. Gli aumenti dei prezzi sono ormai abbastanza diffusi, una conseguenza del profondo coinvolgimento della Cina nelle catene di approvvigionamento globale.

La crisi coinvolge moltissimi settori. Elettronica e automotive patiscono la carenza di semiconduttori e molte aziende hanno fermato la produzione. Tale carenza però coinvolge qualsiasi comparto produttivo. Ad esempio non è banale la crisi nel settore della carta e materiali da imballaggio, messo sotto pressione dalla domanda alle stelle durante la pandemia e che rischia di ridurre del 15% l’offerta a causa delle sospensioni della produzione in Cina.

Ancora  più drammatica la situazione nel settore alimentare: gli impianti del più grande esportatore al mondo si fermano, i raccolti rallentano e i prezzi schizzano alle stelle. I prezzi dei fertilizzanti, uno degli elementi più importanti dell’agricoltura, stanno salendo alle stelle. Nel settore lattiero-caseario, i tagli energetici potrebbero interrompere il funzionamento delle macchine per la mungitura, mentre i fornitori di carne di maiale dovranno affrontare la pressione di un’offerta più limitata di celle frigorifere.

Crisi energetica: in Europa stiamo correndo ai ripari? Cosa dobbiamo aspettarci

In Europa, il gas naturale è aumentato di oltre il 150% dall’inizio di settembre e più di otto volte lo stesso punto di un anno fa, secondo i dati di Independent Commodity Intelligence Services.

La corsa al gas naturale sta anche facendo salire i prezzi di carbone e petrolio, valide alternative in termini energetici, ma pessime per il clima. La corsa al carbone ha poi fatto lievitare i prezzi che molte aziende europee devono pagare per i crediti di carbonio per poter bruciare combustibili fossili.

Il prezzo della benzina continua ad aumentare in maniera esponenziale con ricadute sulle famiglie italiane che sfiorano i 400 euro annui. Una crisi energetica senza precedenti per l'Europa che si trova a fare i conti con una domanda in crescita e un'offerta non adeguata. Il Brent oscilla verso gli 85 dollari al barile ma entro qualche anno il prezzo potrebbe arrivare a sfiorare i 150/200 dollari. Se nel breve periodo la benzina va verso i due euro, nel giro di qualche anno arriverà anche a 4 euro.

L’Inghilterra ha messo in campo l’esercito per portare gasolio e benzina ai distributori e aperto ai trasportatori esteri per non restare con gli scaffali dei supermercati vuoti a Natale. La Francia e l’Italia stanno cercando soluzioni per ridurre gli aumenti delle bollette. La Spagna frena le speculazioni delle aziende energetiche. In generale l’Europa sta cercando una soluzione comune per non restare a secco durante l’inverno ed evitare possibili blackout.

Bollette sempre più salate possono ostacolare la spesa dei consumatori in un periodo, quello delle feste, particolarmente significativo in termini economici, danneggiando la ripresa dalla pandemia. Se alle aziende inoltre verrà chiesto di ridimensionare la produzione per risparmiare energia, questo potrebbe anche danneggiare l’economia.

La transizione energetica è a rischio? Gli scettici vedono nella volatilità dei prezzi un ostacolo alla transizione, con una maggior richiesta di petrolio e gas per ridurre la volatilità stessa. Molti governi sostengono invece la tesi opposta, vedendo in questa crisi una ragione in più per investire in un più ampio mix di fonti energetiche.

È molto chiaro che a lungo termine è importante investire nelle rinnovabili”, ha detto il presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen. “Questo ci dà prezzi stabili e maggiore indipendenza, perché il 90% del gas viene importato nell’Unione europea”.

Una delle tante strade, tortuose e in salita, che si potranno percorrere per uscirne con meno ossa rotte possibile.

Crisi energetica: come possiamo correre ai ripari oggi, per non restare a piedi domani

Come abbiamo scritto all’inizio siamo di fronte ad un rischio concreto, quello della stagflazione, una situazione di alta inflazione legata ad un netto rallentamento dell’economia. Se l’inflazione può essere nel lungo periodo un bene per l’economia di un paese, la stagflazione è invece una minaccia.

In questa specifica situazione la mancanza di energia creerà degli ostacoli alla crescita che rallenterà inesorabilmente per mancanza di materie prime, mentre i prezzi resteranno artificialmente alti, costringendo le banche centrali a chiudere i rubinetti della politica monetaria e far rallentare ancor di più l’economia. Un gatto che si morde la coda da cui diventa sempre più difficile uscire e che rischia di essere anche peggiore della crisi del 2008 e della crisi degli shock petroliferi degli anni ’70.

Mai come in questo momento è fondamentale avere una riserva del proprio patrimonio ben protetta dalla perdita di potere d’acquisto e al riparo dai venti di tempesta che si preparano sui mercati. Quale sarà il bene che più di tutti reggerà il colpo? Da millenni è sempre lui: l’ORO.

  • Investi una percentuale (15-20%) del tuo patrimonio in oro fisico per tenerlo al sicuro
  • Acquista oro fisico con regolarità, anche in piccole quantità per ottimizzare i guadagni e minimizzare le perdite dovute alla volatilità: il PAC in oro fisico è la soluzione più intelligente
  • Acquista oro sostenibile: questo è il momento di spingere sulla sostenibilità anche del bene rifugio per eccellenza e di non finanziare operazioni illecite, sfruttamento e degrado ambientale
  • Resta informato: la cultura finanziaria è la tua arma più potente contro la crisi. Solo con la conoscenza e la consapevolezza potrai muoverti attraverso il mare magnum finanziario senza commettere errori fatali.
  • Affidati ad esperti che siano in grado di consigliarti con saggezza
  • Abbi pazienza. L’oro dà il meglio di sé sul lungo periodo. Se i guadagni del metallo sono piuttosto bassi nel breve periodo ricorda sempre che negli ultimi 20 anni il suo prezzo è quintuplicato, mentre il valore del denaro è dimezzato! Se 1000€ investiti in oro 20 anni fa oggi valgono 5000€, 1000€ messi sotto il materasso nel 2001 oggi valgono 500€!

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