Cos'è una pensione integrativa e come ottenere ancora di più

Il momento di lasciare il lavoro, alla fine della carriera, preoccupa sempre un po'. Le domande sono lecite: a che età potrò andare in pensione e sarò ancora abbastanza in forze da godermi anni di libertà dal lavoro? La mia pensione allora sarà adeguata? Riuscirò a mantenere il mio stile di vita? Se dovessi ammalarmi sarà sufficiente a garantirmi cure adeguate? Per abbassare il livello dell’ansia e garantirsi un’entrata extra è bene pensare fin da giovani ad una pensione integrativa. 

Pensione integrativa: cos’è e come funziona

La pensione integrativa è una forma di risparmio che si va ad aggiungere alla normale pensione che viene erogata dall’INPS. Oggi la pensione di base del regime pubblico obbligatorio viene pagata con i contributi versati dai lavoratori attivi. Il calo delle nascite e l’invecchiamento medio della popolazione però non fa dormire sonni tranquilli a chi dovrà andare in pensione nei prossimi anni e decenni.

Il numero dei lavoratori attivi diminuirà costantemente, mentre aumenterà il numero dei pensionati, peraltro sempre più anziani, aumentando il già preoccupante deficit nelle casse dello Stato, che non può far altro che aumentare l’età pensionabile e non adeguare gli attuali importi delle pensioni allo stesso ritmo dell’inflazione. Già negli anni ’90 le riforme ridussero notevolmente l’importo delle pensioni future (dei giovani lavoratori), per garantirne la sostenibilità.

Una forma di previdenza complementare si è pertanto resa necessaria. Le pensioni pubbliche contributive saranno infatti inevitabilmente più basse rispetto al reddito medio del lavoratore; il gap previdenziale che si verrà a creare dovrà quindi essere colmato da una qualche forma di pensione integrativa.

I fondi pensione della previdenza integrativa operano nei mercati finanziari secondo il meccanismo della “capitalizzazione”: i contributi periodici dei lavoratori, che per la pensione pubblica vengono ripartiti agli attuali pensionati attraverso il cosiddetto patto intergenerazionale, vengono invece versati in un Piano di Accumulo (obbligazionario, azionario, misto o garantito). Al momento del pensionamento, il capitale accumulato, dato dalle risorse versate e dai rendimenti ottenuti, viene erogato sotto forma di pensione integrativa in rendita e/o capitale.

A quali fondi pensioni iscriversi?

Esistono diverse tipologie di fondi pensione in base al soggetto che li istituisce e alle modalità di adesione.

  • Fondi pensione aperti, a prescindere dalla condizione lavorativa, a tutti coloro che intendono costruirsi una pensione integrativa e sono istituiti da banche, assicurazioni, SGR (società di gestione del risparmio) e SIM (società di gestione immobiliare). È possibile aderirvi anche in forma collettiva.
  • PIP (Piani Individuali Pensionistici) sono fondi pensione individuali rivolti a tutti coloro che, indipendentemente dalla propria situazione lavorativa, intendono costruirsi una rendita integrativa e sono istituite esclusivamente da compagnie assicurative.
  • Fondi pensione chiusi (o negoziali) in cui l’adesione è riservata a specifiche categorie di lavoratori (ad es. metalmeccanici, avvocati ecc,) e sono istituiti sulla base di accordi tra le organizzazioni sindacali e aziendali.

L’adesione al fondo pensione è sempre su base volontaria ed è possibile iscrivere anche un soggetto fiscalmente a carico, come un figlio minore, studente o coniuge, mantenendo anche in questo caso la possibilità di usufruire dei benefici fiscali previsti dalla legge.

I contributi versati sono deducibili fiscalmente, ovvero vengono sottratti dal reddito dichiarato ai fini IRPEF, entro il tetto annuale di 5.164,57€, facendo risparmiare sulle tasse. E’ prevista inoltre una tassazione ridotta dei rendimenti finanziari, con un’aliquota del 20% invece del 26% delle altre forme di investimento.

La pensione integrativa, in fase di erogazione, è tassata con aliquota agevolata massima del 15% e che a partire dal quindicesimo anno di partecipazione scende dello 0,3% fino ad arrivare al 9% minimo, un tasso decisamente inferiori rispetto alle aliquote IRPEF sui redditi, che vanno dal 23% al 43%.

Trattandosi di un Piano di Accumulo Capitale, con un fondo pensione è possibile scegliere la frequenza e l’ammontare dei versamenti, decidere per un eventuale sospensione e riprenderla in qualsiasi momento. I lavoratori dipendenti hanno la possibilità di versare quote del proprio TFR, anziché mantenerlo in azienda, decisione che, oltre ad aumentare l’ammontare della pensione integrativa, permette di godere delle agevolazioni fiscali.

L’aderente può inoltre scegliere la tipologia del comparto finanziario più adatta al proprio profilo personale. Il comparto può essere:

  • obbligazionario (prevalenza di titoli obbligazionari)
  • azionario (prevalenza di titoli azionari)
  • misto (bilanciato tra titoli azionari ed obbligazionari)
  • garantito (garanzia della restituzione del capitale versato ed eventualmente anche di un rendimento minimo).

Maggiore è l’orizzonte temporale a disposizione fino al pensionamento, più l’aderente deve orientarsi verso investimenti a componente azionaria, che sebbene siano più rischiosi, garantiscono rendimenti migliori nel lungo periodo perché in grado di assorbire le oscillazioni di mercato.  

Il piano di accumulo del fondo pensione gode di una serie di importanti tutele: Il denaro versato non è pignorabile o sequestrabile e non può essere toccato in caso di fallimento. Inoltre in caso di morte la cifra accumulata spetta agli eredi o altri beneficiari eventualmente indicati, senza alcuna imposta di successione.

In che modo viene liquidata la pensione integrativa

Nel momento in cui si va in pensione è possibile richiedere la liquidazione del fondo pensione in diversi modi:

  • trasformazione del capitale versato in una rendita vitalizia (dal momento del pensionamento), differita (da un determinato momento, per tutta la vita), associata a una copertura long-term care (in tal caso, viene aumentata se interviene la non autosufficienza);
  • liquidazione anticipata fino al 50% del capitale accumulato in un’unica soluzione e il restante in rendita;
  • liquidazione dell’intero capitale nei casi previsti dalla legge, ossia montante accumulato esiguo oppure “vecchio iscritto” che ha aderito prima del 29 aprile 1993 a un fondo pensione già istituito alla data del 15 novembre 1992.
  • Da qualche anno, soprattutto a causa del continuo aumentare dell’età minima pensionabile è stata istituita la RITA, una rendita anticipata, che è possibile richiedere quando mancano al massimo cinque anni alla pensione (e in presenza di altri specifici requisiti).

Integrare la pensione integrativa con un Piano di Accumulo in oro?

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