Marengo 20 Lire Vittorio Emanuele II: storia, valore e caratteristiche

Il Marengo 20 Lire Vittorio Emanuele II Regno d'Italia è una moneta di pregio in quanto associa il valore dell’investimento in oro a un particolare momento storico del nostro Paese, che dopo secoli di divisione si fa nazione. In quel periodo – le coniazioni vanno dal 1861 al 1878 – nasce il Regno d’Italia ed emerge la necessità di una integrazione economica nel resto dell’Europa attraverso un conio sovrano.

 

 

Il Contesto Storico

Dopo il Congresso di Vienna, nel 1815, a seguito della caduta di Napoleone, l’Italia esce frammentata e sotto il controllo austriaco per buona parte del Nord. Il malcontento dei ceti più abbienti porterà ai primi moti insurrezionali tra il 1820 e 1830 a cui seguiranno le guerre di indipendenza e altri conflitti sotto la regia del Conte di Cavour, che culmineranno con la seconda guerra di indipendenza.

Dalla vittoria dell'alleanza franco-piemontese sugli austriaci nelle sanguinose battaglie di Magenta e Solferino, la Lombardia verrà annessa al Regno di Sardegna, mentre Toscana ed Emilia-Romagna voteranno per l'annessione al Piemonte.

Dal 1860 parte la missione di Garibaldi che conquisterà e annetterà il Sud al Regno Sabaudo.

Il 17 Marzo 1861 il Parlamento nazionale riunito a Torino proclama ufficialmente Vittorio Emanuele II Re d'Italia "per grazia di Dio e volontà della Nazione". L'Italia è unita, anche se mancano ancora il Veneto (che si unirà nel 1866) e Roma (che verrà presa nel 1870).

 

Il Marengo da 20 lire

La moneta è l’emblema dell’unificazione monetaria, un passo essenziale per affermare di fronte alle monarchie europee il processo di creazione del Regno d’Italia. La stile della coniazione con l’effigie del Re era funzionale a tre scopi:

  1. Cancellare le monete dei vecchi regni: i Borboni, gli Austriaci e il Papato, anche se Roma cadrà nel 1870.

  2. Affermare la sovranità su tutto il territorio nazionale.

  3. Dare stabilità economica a un Paese che aveva appena finito di combattere per la propria libertà.

Da qui nasce il Marengo, il cui nome deriva originariamente dalla moneta d'oro coniata nel 1801 per celebrare la vittoria di Napoleone a Marengo. Con la nascita del Regno d'Italia, Vittorio Emanuele II adottò lo standard dell'Unione Monetaria Latina (1865), un accordo tra Francia, Belgio, Italia e Svizzera per creare una valuta comune basata sull'oro e sull'argento. Il 20 Lire italiano divenne così l'equivalente perfetto del Napoleone francese, spendibile e riconoscibile in gran parte d'Europa.

 

Il fronte

L’incisore Giuseppe Ferraris volle non solo creare una raffigurazione del sovrano, ma trasmettere nel contempo un messaggio politico di stabilità.

Il profilo di Vittorio Emanuele II rivolto verso sinistra. Nella tradizione numismatica, il cambio di direzione del profilo del sovrano rispetto al predecessore, o il mantenimento dello stesso, aveva significati precisi di rottura o continuità. E in questo caso, il profilo è rivolto nella direzione opposta a quella delle coniazioni austriache.

La cura minuziosa dei dettagli dei capelli e dei celebri baffi a manubrio serve a conferire un senso di realismo e vigore. La "mosca", il piccolo pizzo sotto il labbro inferiore, è resa con incisioni finissime che, se risultassero sbiadite, indicano un alto grado di usura della moneta.

Alla base del collo, subito sopra l'anno di coniazione, si trova la firma dell'incisore FERRARIS. Nei falsi d'epoca o nelle riproduzioni di bassa qualità, questa firma appare spesso impastata o quasi illeggibile.

 

Il retro

Al centro domina lo Stemma Sabaudo, con la Croce di Savoia, sormontato dalla corona reale e circondato dal Collare dell’Annunziata:

  1. Lo scudo rappresenta il cuore del potere regnante che ha guidato l'unificazione.

  2. Il Collare dell'Ordine Supremo della Santissima Annunziata è la massima onorificenza sabauda. È composto da rose e nodi sabaudi, i cosiddetti "nodi d'amore", che nel disegno della moneta appaiono come piccoli intrecci complessi ai lati dello scudo.

  3. La Corona Reale, posta sopra lo scudo, è ricca di dettagli: si possono distinguere le gemme incastonate e le foglie d'acanto che formano le punte. La sua integrità è uno dei punti chiave per valutare lo stato di conservazione, dato che se la croce sopra la corona è piatta indica che la moneta ha circolato molto.

  4. Le Corone di Quercia e Alloro, i due rami che circondano lo stemma hanno significati distinti: l'alloro simboleggia la gloria e la vittoria militare, mentre la quercia rappresenta la forza e la costanza morale del popolo e del sovrano.

Sul bordo sinistro e destro campeggia la scritta REGNO D'ITALIA, mentre in basso sono riportati il valore nominale (L. 20) e il segno di zecca oltre a una B che sta per il Direttore della Zecca, Bartolomeo Biaumet, o in altri casi BN che sta per Banca Nazionale. 

Le zecche sono indicate con le iniziali T per Torino, M per Milano o R per Roma. L’abbinamento di zecca e anno di coniazione può stabilire la rarità della moneta dato che quella di Milano fu di gran lunga la zecca più attiva, mentre le coniazioni di Torino e Roma possono essere considerate più ricercate e quindi oggetto di un premio numismatico che fa alzare il valore oltre il reale contenuto di oro.

 

I dettagli anticontraffazione

I dettagli anticontraffazione di quell’epoca non sono nemmeno lontanamente parificabili a quelli attuali, tuttavia, consentono di stimare l’autenticità con buona approssimazione.

1. Il primo elemento da controllare è la Rigatura del Contorno. Il Marengo presenta una rigatura zigrinata verticale estremamente regolare. Originariamente serviva a evitare la "tosatura” cioè la limatura dei bordi per rubare oro. Se la rigatura appare approssimativa, interrotta o se il bordo presenta segni di saldatura, è molto probabile che si tratti di un falso, spesso un "falso numismatico" dell'epoca o una riproduzione moderna in metallo vile dorato.

2. Giuseppe Ferraris incise i conii con una precisione micromeccanica.

  • La firma: La scritta FERRARIS sotto il collo del Re è molto piccola. Nei falsi ottenuti per fusione, e non per coniazione, le lettere della firma appaiono spesso impastate, arrotondate o quasi svanite.

  • I dettagli dei capelli e della barba: Le linee devono essere nitide e distinte. Se la capigliatura sembra una "massa unica" senza incisioni sottili e la moneta non è palesemente usurata, potrebbe trattarsi di un conio stanco o contraffatto.

3. Peso e Diametro: le monete autentiche venivano coniate con una tolleranza di errore quasi nulla.

  • Peso specifico: Il Marengo deve pesare esattamente 6,45 grammi. I falsi d'epoca in oro a bassa caratura o i falsi moderni in lega di rame/nichel dorato avranno quasi sempre un peso errato: solitamente inferiore, o superiore se la moneta è più spessa per compensare la minore densità del metallo.

  • Diametro: Deve essere di 21 mm. Una discrepanza anche di mezzo millimetro è un segnale d'allarme immediato.

4. Il saggio acustico: un tempo i banchieri facevano "cantare" la moneta.

  • Facendo cadere delicatamente il Marengo su una superficie dura, l'oro 900 emette un suono cristallino, prolungato e acuto. Se il suono è sordo o "breve", la moneta all'interno contiene probabilmente piombo o altre leghe non nobili.

5. Il Colore dell'Oro 900

L'oro del Marengo non è "giallo limone" come l'oro puro (24kt), ma ha una leggera sfumatura rossastra/arancio. Questo è dovuto alla lega di rame al 10% utilizzata per rendere la moneta più resistente all'usura. Se la moneta fosse eccessivamente pallida o giallastra, potrebbe essere l’indizio di un falso placcato.

 

Le caratteristiche tecniche

Peso 6,45 gr
Peso del puro 5,81 gr
Purezza 900
Diametro 21 mm
Valore nominale 20
Valuta Lire
Anno 1861-1878
Imballaggio del prodotto sigillo Mario Villa

 

Conclusioni

La Moneta di questo mese, il Marengo 20 Lire Vittorio Emanuele II Regno d'Italia, è uno splendido esemplare che associa il valore dell’investimento in oro a un periodo storico fondante della nostra nazione.

Possederla, guardarla e mostrarla agli amici nelle serate di incontri è fonte di soddisfazione.

Dopo oltre un secolo e mezzo dalla coniazione, eventuali imperfezioni lievi della superficie non riducono il valore della moneta, ma confermano il passato storico dell’esemplare, purché compatibili in termini di peso e di integrità dei dettagli anticontraffazione.

 

 

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A cura di Maurizio Mazziero


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