Intervista a Finanza Operativa, l’oro oggi tra emergenze e neo imperialismi
In questo momento di tribolazioni finanziarie, l’oro cosa fa? E cosa farà nel prossimo futuro? Di minacciate guerre, pandemie, sbalzi umorali delle borse e mosse strategiche per gli investitori ha parlato Oscar Olivari nella consueta intervista a Finanza Operativa. Pronti con gli appunti?
Da un 2019 speciale a un 2020 ricco di opportunità per l’oro fisico
L’anno che si è concluso è senza dubbio da considerarsi speciale per l’oro che mette a segno un aumento di valore del 15% in dollari e ben oltre il 20% in euro per gli investitori italiani.
Quindi se le borse sono andate bene per gran parte del 2019, anche l’oro ha fatto la sua parte nel portafoglio dell’investitore attento che ha inserito nel suo patrimonio il metallo giallo. Quindi l’oro ha tenuto egregiamente anche nei momenti positivi.
Il 2020 è iniziato anche meglio per i detentori di oro. Si è passati da una fase di consolidamento di fine anno a cavallo dei 1500 dollari l’oncia (43 e/g) ad un veloce apprezzamento sul finire dell’anno e alla continuazione dello slancio rialzista nei primi giorni del 2020 (1600/1500 $/oz – 46 €/g).
Quindi se è vero che il grande slancio di inizio 2020 è stato catalizzato dai timori generati dalla crisi USA-Iran, con l’uccisione del generale Qassem Soleimani, è altrettanto vero che il ritorno degli acquisti sul metallo giallo era iniziato già prima.
Il forte livello di resistenza di lungo termine a 1.620 dollari ha per il momento arrestato la fase ascendente e le quotazioni sono ora in pausa, appena sopra i 1.550 dollari.
Da qui sono possibili due esiti: il primo è un nuovo attacco alla resistenza con spinte oltre i 1.600 dollari oppure, nel caso questa pausa dovesse allungarsi, la tentazione degli operatori sarebbe quella di spingere verso un test di tenuta dei 1.500 dollari.
L’importanza delle pause
Anche in altre occasioni ho indicato l’importanza delle pause nel movimento dei prezzi. Queste consentono un giusto raffreddamento degli animi, con prese di beneficio da parte degli investitori più deboli che si sentono soddisfatti del guadagno ed evitano di adottare visioni di lungo termine.
Se non vi fossero queste pause di consolidamento, le quotazioni assumerebbero un progresso parabolico che le porterebbe a livelli insperati nel breve termine, ma effimeri nella loro durata, dato che presto lascerebbero spazio a rovinose cadute.
Il progresso dei prezzi per essere sostenibile necessita certamente di spinte rialziste che, al tempo stesso, devono essere intervallate da altrettanto importanti fasi di consolidamento.
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Venti di guerra, neo imperialismi, energia e coronavirus
Il 2020 è iniziato con il botto, l’uccisione del generale Qassem Soleimani è stato l’innesco di un nuovo acuirsi delle tensioni tra Stati Uniti e Iran e si è veramente sfiorata una nuova guerra, stando alle dichiarazioni delle due parti in causa. In realtà lo stato persiano ha mostrato tutta la sua fragilità dopo lunghi mesi di sanzioni e contestazioni interne.
Anche la minacciata risposta di Teheran è stata timorosa, preannunciata attraverso un’informativa che via Iraq ha permesso ai militari statunitensi di mettersi al riparo prima dell’attacco a una base in territorio iracheno. Di fatto la contromossa iraniana si è rivelata una risposta politica per salvare le apparenze. Certamente non si possono escludere nuovi e ben più gravi episodi di attacco da parte di Teheran, dato che la disperazione è la culla degli eroi.
Tutto questo è comunque bastato per far balzare le quotazioni di Oro e Petrolio, come avevamo in qualche modo preventivato nel Focus Geopolitico dello SPECIALE 2020 del nostro ORONews. Siamo nel campo delle contese sull’Energia, un tema che spalanca il campo di osservazione nel quadrante del Mediterraneo orientale, dove da tempo i ricchi giacimenti di gas determinano una sotterranea contesa tra Egitto, Israele, Cipro, Grecia e Turchia.
Il Coronavirus è un altro fronte del tutto inaspettato ma che sta mettendo in crisi l’economia mondiale, tra blocchi commerciali e confini sbarrati. Dalla tecnologia all’industria automobilistica, dal turismo al lusso è tutto fermo o quasi e le previsioni parlano di un pesante rallentamento dell’economia cinese, un netto calo del PIL e un calo anche del PIL mondiale di almeno mezzo punto percentuale.
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Questo fronte ha causato, contrariamente ai venti di guerra un crollo della domanda e del prezzo del petrolio e un cauto rialzo dei prezzi dell’oro, come in attesa di un nuovo picco.
6° Intervista di Oscar Olivari a Finanza Operativa, parte II
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