La Turchia e il traffico dell’oro venezuelano
Quali sono i legami tra la guerra della Turchia contro i curdi con l’oro del Venezuela? Perché la Turchia è diventata un importante punto di scambio nel traffico dell’oro? Il nostro Carlo Vallotto ne fa un’analisi netta in un articolo del febbraio 2019 che anticipava molte delle vicende degli ultimi mesi e racconta una storia che in pochi conoscono.
Il traffico dell’oro tra Venezuela e Turchia: il fiume d’oro che ha attraversato l’oceano
Che la Turchia fosse un porto franco per i paesi sottoposti a embargo non è una novità. Che dunque Maduro, in un contesto politico interno a dir poco infiammato, abbia pensato bene di sfruttarlo per spostare il proprio oro nazionale è una diretta conseguenza.
Il Venezuela è un paese naturalmente ricco di giacimenti minerari ed è la più grande riserva di greggio al mondo. Una ricchezza che non è rimasta a lungo indisturbata. Minerven è una società di stato che in pochi mesi ha depredato savane, giungle e montagne venezuelane della sua ricchezza in oro, per poi trasportarlo dal luglio 2018, attraverso un’altra società, la Sardes, alla volta della Turchia, più precisamente a Corum, nell’Anatolia, per essere lavorato e inviato nuovamente in Venezuela sottoforma di lingotti d’oro. In 4 mesi Sardes ha fatto uscire dal paese ben 900 milioni di dollari in oro grezzo.
Con molte delle miniere in mani straniere, e la stragrande maggioranza dei giacimenti nelle mani dell’esercito di liberazione della Colombia, il Venezuela ha bisogno di oro per far fronte alle sanzioni USA sull’export del petrolio e la Turchia è in grado di fornire il servizio di lavorazione dell’oro in tempi rapidi e a costi contenuti.
Perché la Turchia ha bisogno dell’oro venezuelano?
L’oro fisico è una moneta di scambio fondamentale per mantenere gli scambi commerciali con i paesi sottoposti a sanzioni. Ad esempio il carburante proveniente dall’Iran, paese con cui Il Venezuela continua ad avere ottimi rapporti, il principale fornitore del paese, non potrebbe essere acquistato perché le sanzioni internazionali impediscono di trasferire denaro verso Teheran. Nel 2012 Ankara ha così iniziato ad acquistare carburante dall’Iran in cambio di oro fisico.
Oggi l’oro venezuelano permette al governo turco di proseguire gli scambi commerciali senza far sprofondare, per ora, il paese nel caos a seguito della guerra contro i curdi, guerra minacciata da molti mesi che ha scatenato le ire degli Stati Uniti, sostenitori del popolo curdo.
I rapporti tra Turchia e Stati Uniti non sono mai stati così tesi, anche oggi che il nuovo fronte con Teheran attira sguardi preoccupati e l’attenzione di tutti, l’oro resta l’unica salvezza della Turchia e dei suoi partner commerciali. Iran compreso.
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