Tra Mes e Recovery Fund (e non solo) il futuro dell’Italia
Sono giorni intensi e complessi quelli che stiamo attraversando, giorni che i nostri nipoti leggeranno nei libri di storia, come noi abbiamo studiato la crisi economica del ’29 e tutte le conseguenze culturali, sociali ed economiche che ne sono scaturite.
Senza pensare a cosa ci aspetta a livello politico e sociale, siamo comunque presi dai problemi quotidiani. Un macro-problema su cui è bene riflettere, visto che avrà non poche ripercussioni sulle nostre vite, è il quadro economico e politico dell’Unione Europea, già di suo molto delicato e ora di fronte alla prova del fuoco.
Quali sono le misure che l’UE ha messo in campo per sostenere gli stati membri in questo momento critico? Come funzionano e che effetto avranno sull’economia nazionale?
Quali sono gli strumenti messi in campo dall’Europa
Mes, Rewcovery Fund, Sure, Bei, BTP Italia, BCE sono solo alcune delle sigle di cui sentiamo parlare ogni giorno. Ma in pochi sanno davvero di cosa si tratta. Il loro potenziale per l’economia italiana è enorme, si calcola che potrebbero superare il valore di 500 miliardi di Euro. Ma quanto ci costeranno davvero? Vediamoli insieme.
MES
Fonte di battaglie più o meno sensate, di contrapposizioni, di dubbi, il MES è sicuramente il più conosciuto strumento messo in campo dall’UE. Si tratta del Meccanismo Europeo di Stabilità, rivisto e corretto alla luce delle nuove esigenze dei singoli stati dopo la pandemia. Il MES non prevede condizionalità e potrà essere utilizzato, fino al 2% del PIL dello Stato interessato, in ambito sanitario per fronteggiare la lotta al coronavirus, direttamente o indirettamente. Il prestito avrà durata decennale con un tasso annuale dello 0,1% e l’Italia potrebbe aver accesso a circa 36 miliardi di Euro.
SURE
Il Supporto per mitigare i rischi di disoccupazione dovuti all’emergenza (Support to mitigate Unemployment Risks in an Emergency) è di fatto una cassa integrazione europea, un fondo a cui gli Stati membri possono aderire per sostenere le aziende che operano e hanno sede nell’UE. Gli Stati dovranno versare garanzie fino a 25 miliardi di Euro e a fronte di queste garanzie l’UE emetterà bond per un valore di 100 miliardi di Euro. L’Italia pare che potrà aderire al fondo per un importo massimo di 20 miliardi, ma si tratta di uno strumento ancora in fase di definizione, sebbene fondamentale viste le previsioni per il futuro sul fronte occupazione.
Recovery Fund
Dopo un parto estremamente difficile ha visto la luce il fondo più cospicuo. In base alle stime il Recovery Fund ammonterà a circa 750 miliardi di Euro, di cui 500 a fondo perduto e 250 in prestito. L’Italia potrà beneficiare di circa 173 miliardi di Euro, di cui 92 in prestito e 81 in sovvenzioni. Gentiloni afferma che: “Il Recovery fund è senza condizionalità ma con obiettivi di riforme. La Commissione valuterà i piani di riforma dei governi nazionali per allocare i fondi esaminando se sono in linea con le sfide individuate nel semestre europeo, se contribuiscono a rafforzare crescita, resilienza e coesione e se vanno nella direzione della transizione verde e digitale”.
BEI
La Banca Europea degli Investimenti ha il ruolo di fornire “finanziamenti per progetti che contribuiscono a realizzare gli obiettivi dell’Ue, sia all’interno che al di fuori dell’Unione”. La Commissione, presentando il Recovery Fund, ha previsto garanzie comunitarie che saranno affidate al Fondo europeo per gli investimenti strategici e quindi alla Bei. Le garanzie avranno un valore di 31 miliardi di euro e dovrebbero mobilitare secondo Bruxelles fino a 300 miliardi di euro. Nel complesso, sembra che la Bei sia in grado di garantire all’Italia circa 40 miliardi di euro di finanziamenti.
Acquisto titoli da parte della BCE
Non hanno fatto altrettanto rumore di altri interventi, ma è bene ricordare che uno dei primi passi mossi dall’UE nei confronti dell’Italia è stato proprio quello di acquistare titoli italiani in modo massiccio.
Si legge nel comunicato del 25 marzo 2020 sulla Gazzetta ufficiale dell’Ue, “il Consiglio direttivo ha deciso di lanciare un nuovo programma temporaneo di acquisto per l’emergenza pandemica (Pandemic Emergency Purchase Programme) (di seguito il «PEPP»), […] con una dotazione complessiva supplementare di 750 miliardi di euro fino alla fine del 2020”. Di questi, si apprende in una nota di Carlo Cottarelli tramite il suo Osservatorio, circa 220 miliardi di euro (12% del nostro Pil) saranno destinati all’acquisto di titoli italiani nel corso dell’anno 2020.
BTP Italia
I Btp Italia sono i primi titoli di Stato indicizzati all’inflazione italiana, con cedole semestrali e durata pari a 5 anni, pensati soprattutto per le esigenze dei risparmiatori e degli investitori retail. Il totale raccolto dall’emissione di questi titoli ammonta a circa 22,297 miliardi di euro, di cui circa 8,3 miliardi di euro agli investitori istituzionali e circa 14 miliardi di euro ai risparmiatori.
L’Italia può farcela? Cosa serve
In base ai calcoli l’ammontare complessivo del denaro a vario titolo concesso all’Italia potrebbe superare i 500 miliardi che, secondo una prima analisi, rappresentano l’ammontare delle perdite subite a causa della crisi. Ciò significa che il nostro paese sarebbe in grado di coprire i costi e riprendersi in tempi relativamente rapidi.
Se l’Italia quindi ha di fronte a sé buone prospettive… gli italiani? Lo abbiamo detto spesso, l’Italia è un paese di formichine, con una ricchezza immobiliare, finanziaria e monetaria disponibile nel 2019 (secondo la Consob) di 4.445 miliardi di Euro, pari a 8,1 volte il reddito disponibile. Non si dice mai abbastanza spesso che tale ricchezza contribuisce a sostenere molte economie di ben altro livello.
Cosa vogliamo dire con questo? Che gli italiani hanno un potenziale di investimento molto buono, ma non possono sopportare all’infinito. Se lo spettro di una patrimoniale, sempre paventato e costantemente negato dal governo, sembra allontanarsi, non sono sempre propensi ad investire in titoli di Stato che sostengano l’economia e tendono a rischiare sempre meno.
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Questo a meno che non vengano messe in campo ulteriori misure straordinarie. Così riporta ad esempio Il Sole 24ore:
“La relazione annuale al mercato del presidente della Consob, Paolo Savona, è ancora una volta a tutto campo, attenta alle dinamiche macroeconomiche e internazionali più che a quelle interne. Ma questa volta il bilancio dell’anno non può non tenere conto dell’impatto della pandemia e della necessità di passare subito all’atto pratico per rilanciare il paese.
Così il presidente Consob riprende la proposta rilanciata da Mario Monti, dall’economista Francesco Giavazzi e dal leader della Lega, Matteo Salvini, per l’emissione di «obbligazioni pubbliche irredimibili», cioè bond pubblici perpetui di guerra esonerati fiscalmente, per evitare che l’enorme debito che lo Stato italiano si appresta a contrarre anche con l’utilizzo dei fondi europei, impedisca all’economia del paese in futuro di risalire la china. (…)
Poi c’è la proposta di una garanzia statale sugli investimenti nelle Pmi, che «eviterebbe un ritorno non meditato dello Stato nelle imprese». Secondo Savona, l’esperimento potrebbe essere immediatamente avviato partendo dalle 22.058 medie imprese, dando iniziale preferenza alle 10.838 già esportatrici e a quelle che intendono diventarlo presentando piani credibili. «Garantendo un ammontare medio unitario di 1 milione di euro, una volta raggiunto l’obiettivo, l’onere oscillerebbe da un minimo di 11 miliardi di euro a un massimo di 22», ha spiegato.”
I tuoi risparmi vanno tutelati ora
A conti fatti non sappiamo davvero come andrà a finire. E quando l’incertezza è l’unica certezza è sempre bene avere un piano B, o almeno un rifugio sicuro.
“La domanda che ci dobbiamo porre è: un denaro creato con tale facilità può davvero costituire una riserva di valore? E ancora: un denaro che cresce nelle dimensioni del circolante in questo modo può dirsi un sicuro mezzo di scambio? Verrà sempre accettato con la medesima fiducia da una controparte?
In finanza ci sono due valori uno è quello del denaro, qui e adesso, l’altro è quello del tempo. Io posso soddisfare ora un mio bisogno pagando ora, oppure posso scegliere di posticipare il soddisfacimento del bisogno ottenendo in cambio un rendimento. Le banche centrali sono riuscite anche ad azzerare quello del tempo, portando i rendimenti vicini allo zero o in negativo. Non è difficile comprendere che siamo di fronte a una roulette truccata. Possedere oro potrebbe non essere un’opzione, ma una necessità.” (Maurizione Mazziero, Oronews giugno 2020)
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