Le Terre Rare: il tesoro più conteso per la transizione ecologica e digitale
Se parlassimo, ad esempio, di Praseodimio, oppure di Lantanio od ancora di Gadolino quanti saprebbero dire di cosa si tratta?
Pochi o nessuno probabilmente, ma forse tra non molto questi nomi diventeranno famosi anche ai non addetti ai lavori: sono le cosiddette «terre rare» (o REE, acronimo di Rare Earth Metals). Il primo elemento ad essere scoperto fu il Cerio nel 1787, la quasi totalità delle terre rare vennero poi rilevate tra il 1839 ed il 1900; il Promezio, l’ultima, venne invece creata in modo artificiale nel 1947. I 17 elementi chimici sono: Scandio, Ittrio e i 15 lantanoidi, ossia, nell’ordine della tavola periodica, Lantanio, Cerio, Praseodimio, Neodimio, Promezio, Samario, Europio, Gandolino, Terbio, Disprosio, Olmio, Erbio, Tulio, Itterbio e Lutezio.
Le terre rare sono fondamentali per la transizione ecologica e digitale
Le REE saranno sempre più importanti dato che la nostra società si regge sulla tecnologia. Sono indispensabili perché senza terre rare non esisterebbe la tanto auspicata transizione ecologica e digitale. Senza le terre rare non sarebbe possibile costruire i telefonini o i computer o i televisori ad esempio (qui sono impiegati l’europio ed il fosforo rosso per i quali, al momento, non si conosce un prodotto alternativo), così come vengono utilizzate per le lenti ottiche, i craking del petrolio, i condensatori ceramici, le batterie, ecc.
La loro domanda è destinata a crescere in modo esponenziale: è stato calcolato che nei prossimi 25 anni la domanda di neodimio, ad esempio, potrebbe aumentare del 700% e quella del disprosio del 2600%! In pratica la domanda globale di terre rare raggiungerà entro il 2035 le quasi 450.000 tonnellate all'anno, rispetto alle circa 200.000 tonnellate conteggiate nel 2021 dall’”Agenzia Internazionale dell’Energia”.
E se il commercio dei metalli convenzionali avviene in piazze borsistiche riconosciute, non esistono mercati ufficiali per gli elementi delle terre rare. Esistono solo quotazioni indicative, per questo motivo il mercato subisce pesanti oscillazioni, dettate soprattutto dal fatto che la Cina che ne detiene quasi il monopolio. Secondo l’”Istituto Svizzero per le Terre Rare ed i Metalli”, nel 2020 lo Scandio valeva 3.486,87 dollari al kg, il Lutezio 647,15 e il Terbio 645.
Geopolitica e ambiente: i nostri talloni d’Achille per l’estrazione di terre rare
Ci sono due problemi fondamentali che rendono queste terre rare così preziose:
- sono appunto rare, non tanto come quantità, ma come concentrazione tale da renderne conveniente lo sfruttamento
- la Cina possiede il 38% delle riserve di terre rare e detiene il primato della loro produzione raggiungendo quasi il 60%, seguono gli Stati Uniti con il 15,5% del totale globale, quindi il Myanmar con il 10,5% e l’Australia con il 10%.
Una soluzione potrebbe (dovrebbe!) essere quella del recupero. Si dovrebbe cioè procedere con il riciclaggio su larga scala di tutti i prodotti tecnologici dismessi.
Anche perché i danni provocati dalle estrazioni minerarie sono enormi in termini ambientali. È stato calcolato che la lavorazione di una tonnellata di metalli delle terre rare produce circa 2.000 tonnellate di rifiuti tossici.
A questo scopo il 29 settembre 2020, la Commissione Europea ha varato l'“European Raw Material Alliance” (ERMA), per ridurre la dipendenza dell’Europa dall’approvvigionamento estero di terre rare e di altre materie prime cruciali. Uno degli obiettivi fissati nel “Critical Raw Materials Act”, che la Commissione europea ha presentato il 16 marzo di quest’anno, è quello di arrivare, entro il 2030, all’estrazione di almeno il 10% del nostro fabbisogno.
Obiettivo ambizioso dato che, fino ad ora, non vi è stata alcuna estrazione di elementi di terre rare in Europa.