Euro Digitale: cos'è e come funziona

Il problema dell’uso del contante per i pagamenti, con relativo sommerso, si è fatto sempre più pressante. Abbiamo visto che in Italia in questo ultimo anno e mezzo si è cercato di sfruttare la crisi scatenata dalla pandemia per dare un’ulteriore spinta all’uso dei pagamenti digitali, ma non è bastato.

Dall’Unione Europea avanza sempre più velocemente il progetto di una valuta digitale (emessa dalla Banca Centrale Europea), nato in risposta alla comparsa sul mercato di alcune criptovalute come Diem di Facebook. La moneta europea digitale dovrebbe vedere la luce tra cinque anni. Ma come funziona?

Che cos'è l'euro digitale

Quello dell’Euro digitale è un progetto su cui si sta già lavorando da diversi anni e che dovrebbe vedere la luce in massimo 5 anni da oggi. Possiamo definire l'euro digitale una central bank digital currency, una valuta digitale emessa dalla Bce, accessibile a tutti i cittadini e alle imprese come le banconote, ma in forma digitale.

L'euro digitale non sarà però equiparabile ad una criptovaluta: i prezzi delle criptovalute sono per loro natura estremamente volatili, perché mancano di valore intrinseco e non esiste un'istituzione affidabile che le supporti. L’euro digitale è invece una valuta come l’euro fisico e il suo valore è pari al contante. La sua stabilità sarà garantita dal fatto di essere emessa dalla Bce.

La digitalizzazione investe la nostra vita in ogni aspetto e trasforma il nostro modo di effettuare i pagamenti. In questa nuova era un euro digitale garantirà ai cittadini dell’area euro di continuare a mantenere l’accesso a mezzi di pagamento semplici, universalmente accettati, sicuri e affidabili.”, ha dichiarato Christine Lagard, presidente della Banca Centrale Europea (BCE)[1]

Nel giro di qualche anno i cittadini e le imprese europei potranno disporre di un conto direttamente presso la Bce, attraverso il quale potranno compiere gratuitamente e in completa sicurezza transazioni e acquisti attraverso lo smartphone o con una carta di credito.

Perché l’euro digitale? I timori verso cash e criptovalute

Le ragioni che hanno spinto l’Europa verso una valuta immateriale sono diverse e hanno radici che risalgono a molti anni fa.

1. La maggiore preoccupazione delle banche centrali è che la circolazione di moneta digitale, emessa in sostituzione del contante, riduca la riconoscibilità del ruolo della banca centrale come regolatore della politica monetaria, liberando ulteriore spazio a forme di pagamento non controllate. Il meccanismo di trasmissione degli stimoli rischierebbe di attenuarsi e con esso l’efficacia della politica monetaria.

2. Nuove criptovalute (ad esempio Diem, la criptovaluta lanciata da Facebook) con un alto potenziale stanno scendendo sul mercato. Queste valute digitali potrebbero far aumentare esponenzialmente le transazioni in dollari indebolendo la posizione dell’euro.

3. La Cina è ancora una volta 3 passi avanti a noi. Dal 2013 la banca centrale cinese sta lavorando a un proprio progetto di yuan digitale, che da qualche mese è utilizzato in via sperimentale da decine di milioni di cittadini nell’area test di Pechino. Anche in questo caso non si tratta di un servizio offerto da una società di fintech come PayPal o Nexi o reti tradizionali come Visa o Mastercard, ma di conti per tutti (anche cittadini non cinesi) presso la Banca del popolo della Cina.

4. Creare una propria moneta europea digitale serve a frenare il dilagare delle criptovalute che ad oggi sono considerate troppo volatili, troppo speculative, troppo impattanti sull’ambiente e con troppe zone grigie.

5. La transizione digitale è una delle priorità del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr). Le imprese più innovative e competitive sono impegnate senza sosta e sfruttano già tutti i vantaggi della digitalizzazione nei rapporti con clienti e fornitori, ma il contante resta un problema ancora troppo diffuso. Nel 2021 l’Italia resta sestultima nell’Unione europea per stato di avanzamento dei pagamenti digitali, davanti solo a Ungheria, Croazia, Grecia e Romania. E nonostante nel 2007 l’Economist dichiarasse morto il contante, negli ultimi 20 anni la diffusione dei contanti è raddoppiata.

6. I bassi tassi d’interesse hanno sempre portato a pensare che il contante fosse una valida alternativa d’investimento o addirittura di protezione. Soltanto il 20 per cento degli euro in circolazione è detenuto per scopi transattivi. Ed è in questo segmento che vanno valutati tutti i progressi nella diffusione dei pagamenti

 


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7. Il cash lascia la porta aperta al sommerso e al nero. Piaga che lo Stato combatte da sempre e per il quale l’unica arma vera resta ad oggi il pagamento digitale. 

8. La banca centrale ha già condotto vari esperimenti con tecnologie centralizzate o decentrate, concludendo che sarà possibile assicurare con una latenza di pochi istanti almeno 40 mila transazioni digitali al secondo per acquisti al dettaglio (o 300 miliardi di pagamenti all’anno). Il consumo annuo di energia della rete per assicurare i pagamenti può essere simile a quello di poche famiglie: infinitamente inferiore all’elettricità consumata dal bitcoin, pari a quello del Portogallo o della Grecia.

Quali sono i principali obiettivi dell’euro digitale?

C’è un’esigenza impellente di rinsaldare il rapporto di fiducia tra utenti (famiglie e imprese) e banche e tra utenti (famiglie e imprese, ma anche banche commerciali) e banca centrale in particolare, soprattutto a causa del diffondersi forme di pagamento alternative.

Non si tratta solo di una lotta alle criptovalute e al loro sfuggire ai controlli delle banche centrali. L’euro digitale ha anche altri compiti fondamentali:

  • sostenere la digitalizzazione dell’economia europea e l’indipendenza strategica dell’Unione;

  • supportare il declino significativo del contante come mezzo di pagamento;

  • essere validi interlocutori a fronte di sistemi digitali di pagamento emessi da privati o da altri paesi;

  •  creare un nuovo canale di trasmissione della politica monetaria;

  • ridurre i rischi connessi ai normali accessi ai servizi di pagamento o all’utilizzo delle criptovalute;

  • migliorare i costi ecologici dei sistemi di pagamento.

Per combattere il contante sfruttiamo anche l’oro fisico

Il cash è un brutto vizio, in cui Germania e Italia purtroppo eccellono e che la Bce sta tentando di contrastare. Ma perché continuiamo ad accumulare contante?

Sebbene il conto corrente, nel lungo termine, non dia rendimenti rispetto ad altre tipologie di investimento per gli italiani resta la miglior forma di risparmio.

questo è un limite e anche un problema di educazione finanziaria. Le famiglie italiane hanno una diversificazione piuttosto bassa mentre, come tutti i modelli di gestione del denaro consigliano, per avere sicurezza bisogna diversificare di più. (…) L’educazione finanziaria dovrebbe diventare una materia. Si spende molto più tempo e si raccolgono più informazioni quando c’è da cambiare la lavatrice o il frigorifero che quando c’è da scegliere come investire il proprio denaro”.

Per nove risparmiatori su dieci l’avversione al rischio è assoluta e la sicurezza degli investimenti viene sempre al primo posto.

Come risolvere il problema? Come abbattere l’uso del contante, senza rinunciare alla sicurezza, diversificare mantenendo le potenzialità del cash? Investendo una parte dei propri risparmi in beni rifugio e in particolare in oro fisico, con un obiettivo di lungo periodo, al fine di proteggere i propri risparmi dalle fluttuazioni di mercato e soprattutto dall’inflazione che logora il valore del nostro denaro.

Nonostante l’inflazione l’oro resta il miglior asset per la protezione del capitale; Basilea III inoltre ha equiparato l’oro fisico al denaro contante. L’oro fisico è stato dichiarato infatti attività a RISCHIO ZERO. 

Non ci sono dubbi quindi: il contante non paga. L’oro invece è un porto sicuro.

 

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